giovedì 15 Gennaio 2026

Il 2018 ha mostrato quanto i supermercati soffrano nella sfida con il discount: ecco i perché

Lo scorso anno è stato caratterizzato da una sorta di stagnazione (verso un principio di recessione) delle vendite che ha sicuramente caratterizzato alcuni formati. Il termine stagnazione lo abbiamo voluto adottare tenendo conto della somma delle prestazioni dei formati tradizionali, super+iper, e quelli di convenienza come il Discount e non solo, che continuano ad avanzare e, soprattutto, ad aumentare di numerica.

Considerato che il 2017 è stato un anno assolutamente anomalo, in positivo, che ha prodotto prestazioni che non si verificavano da diversi anni, è opportuno affermare che il 2018 va ascritto ad un periodo che dura oramai quasi un decennio, dove la maturità del mercato da un lato, la forte crisi del formato che ha visto i più importanti investimenti della storia dall’altro, ed il cambio delle abitudini dei consumatore hanno portato ad un sostanziale arresto alla crescita a cui ci eravamo abituati sino al 2008. Il 2017 è stato un anno anomalo che ha visto una grande crescita dei supermercati (dal piccolo al mini iper) e con essi i territori ed alcuni ambiti merceologici.

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Si è già scritto che la stagnazione dello scorso anno, come conseguenza anche della riflessione di cui sopra, ha coinvolto alcuni territori, come ad esempio l’area 1, quella dove gli Ipermercati sviluppano un fatturato rilevante rispetto alle altre aree, così come ha coinvolto le aree 3 e 4 che, invece, non hanno saputo crescere rispetto alle ottime prestazioni compiute nel 2017.

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Infine è utile fare una ulteriore considerazione: alcune aree merceologiche, che in un passato non recente sono state protagoniste di crescite importanti come quelle del no food, da tempo  sono crollate assieme alla crisi degli Ipermercati: non che le sorti delle due fossero così legate, ma in ogni caso il cambio del mercato ha portato alla crisi dell’offerta no food legata al mass market retail, un bellissimo tema che meriterebbe fiumi di righe.

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Anche i freschi, che nel 2017 hanno ottenuto una eccellente performance, nel 2018 sono stati caratterizzati dalla stagnazione.

Ma passiamo ai grafici per comprendere meglio le logiche che stiamo spiegando, percorrendo un racconto che inizia nel 2015 sino alla fine dello scorso anno, tre anni che possono dare un quadro chiaro del momento storico.

Iniziamo dal grocery, che è un importante driver dei consumi e che vedono una forte interrelazione tra industria di marca e retail, interrelazione che è fatta di grandi investimenti per sorreggere i consumi.

Nel 2018 (grafico 1 fonte Nielsen) il suo andamento (super+iper, totale fatturato a rete corrente) è stato in deciso negativo rispetto al 2017 sino a Luglio. Dopo l’estate la sua corsa si è fatta stabile intorno allo zero con un leggero negativo nel mese di Dicembre. E’ verosimile che l’andamento del 2019 si possa caratterizzare per un leggero positivo.

Nel grafico 2 (fonte Nielsen) si può notare la forte crescita che il comparto LCC ha vissut nel 2017 che, sostanzialmente, è stata la fonte delle difficoltà dello scorso anno a bissarne la crescita. Nel grafico 8 (fonte Nielsen) sotto è interessante notare gli andamenti medi degli ultimi quattro anni: la prestazione positiva del 2015 ha dato come conseguenza la difficoltà dell’anno successivo a ripetere la prestazione, ed ha provocato una contrazione che ha portato ad un esito di stagnazione. L’anno successivo, il 2017, è stato ottimo con una crescita del 3,1% che, a sua volta, ha portato ad un leggero negativo nel 2018 con una chiusura a -0,8%.

Anche i freschi (peso fisso + peso variabile di tutti i comparti) hanno sofferto e la storia delle sue categorie è simile a quella appena analizzata per il largo consumo confezionato: il 2018 è stato un anno di sofferenza, più accentuata rispetto al LCC, che ha portato ad una chiusura con una media del -0,3% (grafici 3,4 e 7 fonte Nielsen).

A differenza del largo consumo confezionato, nei freschi il 2017 è stato ancora più positivo (grafico 4 fonte Nielsen), sembrava una rinascita di un comparto che si presentava come il principale driver della affermazione del canale supermercati. In verità il 2018 ha riportato ad una situazione di stagnazione l’intero comparto determinando un leggero affaticamento delle vendite generali del canale supermercati.

Nel grafico 8 si nota chiaramente che gli andamenti degli ultimi quattro anni hanno seguito quelli del LCC con la differenza che, essendo una peculiarità del canale supermercati, il 2017 sembrava l’anno in cui queste categorie potevano ridare un definitivo sprint del format a discapito dei discount che, sì crescevano, però dentro una generale crescita del mercato.

Il No food, infine, è in uno stato di caduta libera le cui colpe sono da ricercare nella crisi del format ipermercati così come era stato pensato venti anni fa e dalla evoluzione del mercato intorno a lui: di certo il 2018 è stato l’anno peggiore, ancor di più del 2015, in cui la perdita media è stata del -6,5%.

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Dott. Andrea Meneghini
Dott. Andrea Meneghinihttp://www.gdonews.it
Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare. E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei diversi format in Italia ed in Europa. Collabora con alcuni Gruppi della GDO italiana nelle aree di crisis communication management e news management. Affianca la Direzione Generale di alcuni Gruppi della GDO nella gestione delle strategie aziendali. Collabora anche con aziende del Mass Market Retail all'estero come assistant manager sull'italian food. Si può contattare scrivendo a meneghini@gdonews.it

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