che anche la Coop Carniche (Coopca) è finita sui tavoli della magistratura a seguito del blocco dei risparmi del prestito sociale e dell’ammissione della cooperativa alla procedura del concordato preventivo, la Procura ha aperto un fascicolo di “atti relativi”: un’inchiesta, cioè, al momento priva di iscrizioni sul registro degli indagati e di ipotesi di reato.
A prescindere dalle singole cause dei due dissesti societari, quello che ci interessa qui analizzare sono le conseguenze della crisi su un modello di business, le cooperative, che è sempre stato criticato dalla concorrenza per i suoi indubbi vantaggi fiscali e finanziari, questi ultimi derivati proprio dal meccanismo del prestito soci.
Le cooperative gestiscono ad oggi una cifra enorme di denaro dei soci, quasi 11 miliardi di euro, in maniera molto simile ad un istituto finanziario, pur non essendo tale, e quindi non dovendo sottostare a tutti i relativi controlli della Banca d'Italia e degli organismi preposti. Il prestito infatti non è garantito fino a 100mila euro, come invece accade con i depositi bancari, bensì solo per una somma pari al 30% di quanto versato, il più delle volte garantito tramite fidejussioni assicurative (ben meno certe della garanzia dello Stato).
L'unico controllo che dovrebbe essere di un certo peso è quello spettante alla Regione, ma come sappiamo bene noi italiani, quando una responsabilità è a carico di un ente politico tutto diventa a dir poco vago e poco trasparente, e comunque responsabilità penali e patrimoniali non ne esistono.
A conferma che il "bubbone" c'è e sta per scoppiare, la notizia (rivelata dal Fatto Quotidiano) seminascosta della scorsa settimana in una comunicazione che la Banca d’Italia ha inviato alla redazione di Virus, la trasmissione di Nicola Porro che si è occupata del tema: “La Banca d'Italia non può investigare, né intervenire, né sanzionare in caso di esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio tra il pubblico, che è un reato penale il cui accertamento e repressione sono affidati alla magistratura e alle forze di polizia. Qualora riceva segnalazioni su possibili violazioni delle disposizioni in materia, interessa tempestivamente l’autorità inquirente, come è accaduto nel corso del 2014, in relazione a due segnalazioni ricevute”.
E qui, come dicevamo al principio, i nodi verranno al pettine, speriamo solo non siano troppo amari per i risparmiatori. Nonostante il "business del prestito sociale" sia oggi più sicuro da simili deflagrazioni nelle realtà Coop più importanti, ciò che si sperava non potesse succedere mai è accaduto. La verità la scrisse Mario Frau in uno straordinario libro dal titolo "La Coop non sei tu" del 2010, a cui noi dedicammo al tempo svariati articoli, quando disse che le Coop oggi sono delle vere e proprie Spa ed i soci prestatori possono in tutto e per tutto assimilabili ai soci di una public company. Pertanto nella disgraziata ipotesi che una public company vada a "gambe all'aria" la perdita del denaro è contemplata nel rischio di chi lo ha voluto assumere.