Un’etichetta «doc» per il pane fresco

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paneDiceva Kierkegaard che se la maggior parte degli uomini vive per avere il pane quotidiano, quando l’ha ottenuto, vive per avere un buon pane quotidiano. Sarà la crisi, la fatica di alzarsi all’alba per impastare o la frenesia quotidiana di raccogliere dallo scaffale il primo pane che si presenta davanti, ma nei supermercati ormai si trova soprattutto pane cotto da impasto surgelato. Non serve però interrogare un nutrizionista per capire i benefici di un prodotto fresco nella dieta quotidiana. Per questo la Regione Lombardia ha deciso di mettere un’etichetta sull’elemento base delle tavole italiane. A ottobre, su iniziative del Consiglio, è stato votata all’unanimità una norma che facesse chiarezza aiutando i consumatori a capire il percorso (a volte lunghissimo) che si nasconde dietro una forma di pane. «Il pane può sembrare tutto uguale, invece c’è quello preparato e subito cotto nel forno, come l’impasto preconfezionato o quello, magari proveniente dall’estero, venduto al supermercato surgelato solo da cuocere», spiega Mauro Parolini, capogruppo del Pdl, tra i promotori della legge. Universi separati, scaffali distinti. Etichettatura doc per il fresco, tracciabilità degli ingredienti per quello surgelato. Nessun dubbio né obbligo di dover fare domande per chi fa la spesa. «Abbiamo deciso di offrire un’opportunità di distinzione a chi ancora segue il vecchio procedimento di preparazione: un lavoro che implica sacrifici e che merita di essere valorizzato», aggiunge Parolini. Ma quanti sfornano oggi pane fresco? «Fino a qualche mese fa era impossibile stabilirlo, ora ogni forno o rivenditore che venderà il fresco avrà un contrassegno chiaramente visibile per il consumatore e si potrà chiamare panificio solo chi dimostra di seguire tutto l’iter di produzione».

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