sabato 25 Luglio 2026

UE–India, l’abbattimento dei dazi può riaprire una stagione d’oro per l’olio d’oliva italiano

Nel quadro del nuovo accordo UE–India sull’abbattimento dei dazi, l’esperienza pionieristica di Nicola Pantaleo Spa, attraverso la penna dell'export manager Massimo Occhinegro, dimostra come la leva tariffaria possa trasformare un mercato emergente in un motore strategico per l’export oleario europeo.

Quando si parla di export agroalimentare, l’India rappresenta oggi una delle sfide più complesse e, allo stesso tempo, una delle opportunità più promettenti per il comparto oleario europeo. Il recente accordo UE–India che prevede un percorso di riduzione dei dazi doganali può diventare un punto di svolta strategico, soprattutto per un prodotto come l’olio d’oliva, ancora oggi percepito come premium dalla crescente classe media indiana.

Per noi di Nicola Pantaleo Spa, questa prospettiva ha un valore particolare: la nostra storia in India comincia oltre vent’anni fa, quando l’olio d’oliva era quasi un oggetto sconosciuto sulle tavole del subcontinente.

Era il dicembre 2003 quando, grazie alla partnership con Dalmia Continental, siamo stati pionieri nell’introduzione dell’intera gamma degli oli di oliva nel mercato indiano. All’epoca, il consumatore locale considerava l’olio d’oliva un prodotto destinato esclusivamente ai massaggi o alla cura dei capelli, apprezzato per le sue proprietà benefiche ma non ancora riconosciuto come alimento. Un contesto culturale complesso, aggravato da un ostacolo economico evidente: i dazi doganali erano già allora pari al 45%, un livello che rendeva l’olio d’oliva un bene d’élite.

Nel 2009, grazie anche al peso istituzionale della famiglia Dalmia, storici industriali indiani e proprietari del quotidiano The Times of India, si riuscì a ottenere una riduzione drastica delle tariffe, portandole prima al 2,5% e successivamente a zero. Fu un passaggio cruciale: in pochi anni il mercato iniziò a svilupparsi, dimostrando quanto l’abbattimento dei dazi possa incidere direttamente sulla diffusione di un prodotto importato.

Nel 2012 Nicola Pantaleo Spa entrò nel capitale della società acquisendo il 27% delle azioni, con l’obiettivo di rafforzare la presenza del marchio “Leonardo” in India. Da lì avviammo un piano strutturato di posizionamento e comunicazione, con campagne above e below the line, coinvolgendo nutrizionisti, chef e personalità influenti per educare il consumatore agli usi alimentari dell’olio d’oliva.

Nel 2013 inaugurammo anche il primo olive oil bar all’interno di una delle principali catene della grande distribuzione indiana, Big Bazaar: un progetto simbolico che segnò l’ingresso dell’olio d’oliva nel consumo moderno urbano. Il risultato fu significativo: Leonardo divenne il marchio più venduto nel mercato indiano.

Una delle chiavi del successo fu comprendere le abitudini alimentari locali. Iniziammo dall’olio di sansa di oliva, ideale come sostituto dei grassi tradizionali utilizzati dai consumatori indiani. Si trattava di un prodotto più salutistico rispetto agli oli di semi, grazie all’alto contenuto di MUFA (acidi grassi monoinsaturi), e soprattutto con un sapore neutro, che non alterava il profilo aromatico della cucina indiana. Un olio extravergine, dal gusto più deciso, avrebbe avuto un impatto troppo dirompente sui piatti tradizionali. Parallelamente, lanciammo tutta la gamma, accompagnandola con un lavoro di educazione al consumo: etichette con suggerimenti d’uso e riferimenti diretti ai piatti indiani più popolari.

Dopo la cessione di Dalmia Continental alla multinazionale americana Cargill nel 2014, il contesto cambiò. I dazi tornarono progressivamente a salire fino a riposizionarsi nuovamente intorno al 45%. È evidente che un livello tariffario così elevato scoraggia l’acquisto da parte della middle class, nonostante l’India stia vivendo una crescita del PIL superiore persino a quella cinese e un aumento costante del reddito pro capite, soprattutto nel triangolo urbano delle principali metropoli.

Ecco perché il nuovo accordo UE–India rappresenta oggi una leva decisiva. Una riduzione graduale dei dazi fino al loro annullamento, unita alla crescente ricchezza della classe media urbana, può generare un sensibile incremento delle importazioni di olio d’oliva.
Per i Paesi produttori europei (e per l’Italia in particolare) questo significa una concreta opportunità di rilancio dell’export, in un mercato giovane, dinamico e ancora in fase di costruzione culturale.

Dopo aver visto in prima persona cosa può accadere quando le barriere doganali vengono abbattute, siamo convinti che l’India possa tornare a essere uno dei mercati più promettenti per il futuro dell’olio d’oliva italiano.

 

 

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