Come descriverebbe oggi il mercato della GDO in Campania? Quali sono le dinamiche competitive che stanno incidendo di più sugli equilibri regionali?
Il mercato campano sta attraversando grandi cambiamenti: aumentano numericamente i negozi dell’EDLP, aumentano i discount a discapito del normal trade e c’è sempre più concentrazione di insegne. Questo vuol dire, a mio parere, che bisogna alzare l’asticella qualitativa e distinguersi in qualche modo. Ognuno di noi lo sta facendo e, devo dire con orgoglio campano, questo mi fa molto piacere.
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La Campania resta un territorio molto frammentato, con una forte presenza di operatori locali e regionali. Questo rappresenta ancora un vantaggio competitivo oppure la crescita dei grandi gruppi nazionali sta cambiando il quadro?
Come dicevo prima, il normal trade sta perdendo terreno, tranne nelle posizioni molto vicine alle abitazioni. Gli operatori locali, e lo siamo anche noi, devo dire che al momento si difendono abbastanza bene, ma dobbiamo fare molta attenzione. A differenza delle aziende di carattere nazionale, possiamo fare la differenza curando meglio i servizi e il consumatore, agendo molto sui freschi, come anche sulla gastronomia fatta in loco, sul pane fresco e sulla pasticceria, e sui prodotti locali, dando molta attenzione alla selezione dei fornitori locali e alla gestione quotidiana del rifornimento. Solo questo può permetterci di continuare a mantenere le nostre posizioni.
Quanto conta oggi la conoscenza puntuale dei singoli territori nella scelta delle location, dei formati e degli assortimenti? Esistono differenze marcate tra Napoli, provincia e le altre aree della regione?
Essere imprenditori locali fa la differenza, eccome. C’è una maggiore conoscenza delle abitudini del posto e di come il cliente vuole essere servito; abbiamo la possibilità di ascoltarlo quotidianamente e questo fa molta differenza. Anche nella scelta delle location un pizzico di differenza possiamo farlo, ma devo dire che i grandi gruppi, ormai, tra strumenti tecnologici, come il geomarketing, e addetti allo sviluppo che normalmente conoscono bene i territori, hanno ridotto di molto questo gap.
Tra Napoli città e provincia qualche differenza c’è, ma, a mio parere, riguarda più la proposta promozionale e il pricing che altro. Agendo in provincia servono leve che attraggano: il consumatore, dovendosi spostare principalmente in auto, ha più possibilità di scelta tra i vari supermercati. In città, avendo negozi qualificati sotto casa, diventa un po’ più semplice.
Quali formati stanno funzionando meglio oggi in Campania e dove vede invece maggiori difficoltà di sviluppo?
I format che funzionano sono i negozi da 800-1.000 mq in su. Sono queste dimensioni che consentono di offrire una proposta commerciale completa, con la presenza anche di laboratori di produzione all’interno, principalmente per il pane e la gastronomia, oltre al reparto di pesce fresco.
Come sta cambiando la concorrenza tra supermercati tradizionali, discount e insegne di prossimità? State osservando una maggiore sovrapposizione tra modelli che in passato erano maggiormente distinti?
I modelli di prossimità gestiti con cura oggi hanno grande spazio. Sappiamo benissimo che il consumatore ha sempre meno tempo disponibile per spostarsi, per cui avere negozi di qualità vicino a casa vale tanto. Io credo molto in questo format. È ovvio che le dimensioni, per questa tipologia di negozi, siano sempre contenute e, di conseguenza, non si riesca a offrire la massima espressione della proposta commerciale. Qui entrano in gioco i negozi un po’ più periferici, come i nostri, che con strutture più grandi riescono a offrire ampi spazi, parcheggi e assortimenti maggiori, con il plus della produzione interna. Ovviamente una buona fetta di mercato l’hanno presa i discount che, devo dire, stanno facendo anche loro un eccellente lavoro. Per chiudere, dico che ce n’è per tutti.
Guardando ai prossimi anni, dove vede le maggiori opportunità di crescita per la distribuzione campana e quali saranno le direttrici di sviluppo di Supermercati Piccolo?
In Campania c’è ancora tanto da fare, per tutti i format e per tutte le insegne organizzate. Noi continueremo con il nostro format: strutture medio-grandi, da circa 1.500 mq fino a 2.500 mq. Ad oggi abbiamo avuto discreti risultati, i consumatori sono soddisfatti e riteniamo buono il fatturato per metro quadrato dei nostri negozi. Quindi la nostra decisione rimane questa.









