mercoledì 24 Luglio 2024

Il sistema agroalimentare UE dipendente dalle importazioni di alcuni fattori produttivi essenziali. Lo studio di Aretè

Areté, specialista nell’analisi di policy per l’agrifood, ha condotto per il Parlamento Europeo uno studio, ora pubblico, sulla dipendenza del sistema agroalimentare UE dalle importazioni di alcuni fattori produttivi essenziali, tra cui soia e derivati, fertilizzanti fosfatici e minerali ferrosi. Partnership strategiche con i Paesi terzi principali esportatori di materie prime, innovazione tecnologica per aumentare l’efficienza nell’uso dei fattori, l’attento “dosaggio” delle misure PAC, vengono indicate come le principali soluzioni al problema.

La dipendenza del sistema agroalimentare UE dalle importazioni di fattori produttivi

È stato pubblicato il rapporto dello studio The dependency of the EU’s food system on inputs and their sources, che Areté ha condotto per il Parlamento Europeo con la collaborazione di S&P Global Commodity Insights. Lo studio indaga il grado di dipendenza del sistema agroalimentare UE dall’importazione di fattori produttivi e materie prime, analizzando le principali vulnerabilità che derivano da un’elevata dipendenza dalle importazioni, specialmente se provenienti da un numero molto ridotto di Paesi terzi. I casi più eclatanti riguardano la soia ed i suoi derivati, i fertilizzanti fosfatici ed i minerali ferrosi. L’84% dei semi di soia impiegati nell’UE sono importati da paesi terzi: il 50% delle importazioni proviene dal Brasile, il 35% dagli USA. La dipendenza dalle importazioni raggiunge il 97% degli impieghi per le farine di soia, considerando anche quelle ottenute nell’UE da semi importati. Il 68% dei fertilizzanti fosfatici impiegati nell’UE deriva direttamente o indirettamente da importazioni (provenienti in prevalenza dal Marocco, che pesa per il 28% sul totale delle importazioni, e dalla Russia, col 23%).

Criticità e possibili soluzioni

Lo studio individua anche i principali fattori esterni che possono ulteriormente aggravare queste vulnerabilità, come ad esempio le recenti difficoltà dei sistemi logistici globali a seguito della situazione nel Mar Rosso. Ma indaga anche gli strumenti più interessanti e percorribili per ovviare a queste vulnerabilità, formulando una serie di raccomandazioni per aumentare la resilienza del sistema agroalimentare UE e ridurre la sua dipendenza dalle importazioni di commodity da Paesi terzi. Queste includono lo sviluppo di partnership strategiche con i Paesi terzi principali fornitori di materie prime, la promozione di innovazioni tecnologiche (come le tecnologie di evoluzione assistita – TEA) che aumentino la produttività senza un maggiore impiego di mezzi di produzione, ed un sostegno rafforzato della PAC alla coltivazione di piante proteiche e a quanti scelgano di adottare pratiche agricole a basso impiego di inputs.

In conclusione

“Veniamo da anni che ci hanno dimostrato in modo plateale quanto una dipendenza rilevante da Paesi terzi per materie prime strategiche possa rivelarsi pericolosa in presenza di situazioni di mercato particolari. Lo abbiamo visto chiaramente durante il Covid, ma in realtà anche successivamente, in presenza di eventi di altro tipo – problemi geopolitici, difficoltà di logistica, rilevanti difficoltà produttive legate a fattori meteo, ed altro – che hanno intaccato pesantemente la disponibilità di diverse materie prime, facendo schizzare in alto i prezzi ma anche, in diversi casi, mettendo realmente in discussione la capacità dell’industria europea di approvvigionarsi di alcune materie prime. Questo studio tocca un tema cruciale in un momento cruciale: è fondamentale che le misure di policy europea e le scelte strategiche dei prossimi anni tengano conto di questi aspetti per tutelare la sostenibilità delle filiere alimentari dell’UE”. È il commento di Enrica Gentile, AD di Areté.

 

 

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