mercoledì 21 Gennaio 2026

Conserve animali: il 2023 è stato di sofferenza. Inflazione troppo alta per un consumatore in crisi. I dati dettagliati

Il mondo delle conserve animali è decisamente importante all'interno degli assortimenti del comparto conserviero. Le tre grandi aree in cui si divide, dai derivati di pomodoro che fanno categoria a sè e sino alle conserve vegetali, hanno diversi tratti in comune, talvolta i diversi produttori dei differenti segmenti si accomunano nelle difficoltà e trovano le medesime soluzioni.

Mettendo da parte i derivati del pomodoro, le due grandi aree delle conserve sono quelle animali e quelle vegetali.

In questo articolo entreremo nel merito delle prime, un comparto che esprime quasi 2 miliardi di euro di fatturato (anno 2023), vale a dire due terzi del totale (esclusi i derivati del pomodoro).

Lo studio ha come obbiettivo mettere in evidenza le evoluzioni dei trend al consumo, in un periodo in cui il consumatore è in decisa evoluzione ed allo stesso tempo aggiornare i lettori sull'evoluzione dell'offerta nei rispettivi formati di vendita, dalle classiche e storiche superette ai grandi ipermercati, tenendo in debita considerazione l'evoluzione dei discount.

Per farlo ci avvaliamo delle preziose ricerche di NIQ aggiornate ad ottobre dello scorso anno, quindi molto recenti.

Le vendite del 2023

L'andamento delle conserve nel perimetro Italia Omnichannel a valore è stato decisamente positivo

(+5,9%) producendo un fatturato pari a1.975 milioni di euro.

Viene da sè che i volumi di vendita si sono contratti in un anno in cui l'inflazione ha dominato le dinamiche del mercato. Il calo è stato consistente: -6,2% rispetto al 2022. IN definitiva l'incremento del fatturato alle vendite è stato inferiore rispetto alla depressione dei volumi di vendita.

Il calo medio dei volumi della GDO, sebbene sotto si entri nel merito dei formati di vendita, è stato decisamente inferiore rispetto a quello che ha coinvolto la categoria in oggetto, a conferma che ci si trova all'interno di un comparto che ha oggettivamente sofferto, se si pensa alle tematiche relativa all'impennata della prima parte dell'anno dei prezzi dell'olio di semi, la crisi del vetro, e tanti altri aspetti che hanno sicuramente contribuito ad incrementare i prezzi all'acquisto e quindi alle vendite.

Non cambia molto il dato se rapportato alle confezioni di vendita vendute a volume. Anche qui il calo è rilevante (-5,4%), quasi 40 mila confezioni in meno rispetto all'anno precedente, non è poco per le imprese di produzione, impegnate a gestire i loro costi fissi.

Si parlava di inflazione: NIQ ha rilevato che la categoria ha incrementato in media il prezzo €/Kg del 12,9%, un dato molto alto rispetto alla media dell'anno che abbiamo appena terminato.

Alla depressione delle vendite, in qualche modo, avrà contribuito anche una leggera diminuzione della pressione promozionale, che è passata dal 44% al 43%. Detto questo, è evidente entrare nell'argomento e sottolineare quanto sia importante l'offerta in sconto nel comparto in esame. In questo senso, considerando l'alta incidenza della pressione promozionale, si può parlare di limitata flessione accennando all'1% di calo.

Le aree Nielsen

I territori hanno seguito sostanzialmente le dinamiche nazionali, sia nella tendenza all'incremento delle vendite a valore sia della depressione ai volumi. Si sottolinea il timido incremento delle vendite in area 1, opposto alla forte crescita dell'area 2.

Nelle vendite a volumi la situazione non è dissimile: forte la perdita registrata in area 1, ma anche in area 4, mentre il nord est è riuscito a limitare le perdite (-3,9%).

 

Anche il dettaglio delle vendite delle confezioni non cambia molto quanto esposto nel grafico dei volumi di vendita.

Interessante l'analisi dell'evoluzione del prezzo medio €/Kg: se nel 2022 il prezzo medio era indicativamente simile in tutti i territori a parte il sud che presentava prezzi mediamente più bassi, nel 2023 gli incrementi dei prezzi hanno colpito il nord ovest in maniera più marcata, così come accaduto nel sud Italia.

Come già scritto, la pressione promozionale gioca un ruolo fondamentale: se la media di decremento è stata pari al 1%, in alcuni territori questa depressione è stata più marcata, come nel caso del sud Italia (-1,3%). Da notare che in area 1 la pressione promozionale è molto alta, è vero che è scesa nell'ultimo anno, ma si è passato dal 47,2% al 46,3%, un valore davvero molto alto.

 

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