giovedì 15 Gennaio 2026

La crisi dei discount nelle conserve animali: le multinazionali tirano il fiato

Le conserve animali sono una categoria, si è scritto, dove il dominio della IDM è ancora rilevante e prevalente. Risulta, quindi, particolarmente utile comprendere come si comportano i diversi formati di vendita in un anno, lo scorso, ad inflazione molto alta.

Vale a dire: qual è la crescita dei discount rispetto ai canali tradizionali, scevri dell'arma delle grandi marche industriali?

Anche in questa analisi ci avvaliamo delle preziose ricerche di NIQ aggiornate ad ottobre dello scorso anno, quindi molto recenti.

Il canale supermercati, com'è logico, veicola la maggior parte delle vendite a valore delle conserve animali. All'interno di questo vasto formato di vendita bisogna però fare delle considerazione perchè il mercato sta cambiando e le prestazioni del passato non appartengono a questo presente. Alcuni formati di vendita si stanno facendo fagocitare da altri ed il traffico delle vendite sta assumendo una nuova conformazione.

Entriamo più nello specifico e verifichiamo qual è la nuova relazione tra le conserve animali ed i formati di vendita più adatti alla categoria.

I grandi supermercati da 1000 a 2499 mq sono il formato di vendita che produce la maggior parte del fatturato (483 milioni di euro). Va però tenuto presente che la maggior crescita è stata ottenuta dal formato superiore, i superstore da 2500 a 4999 che hanno realizzato un incremento del 7,8%. Soffrono i piccoli formati, i Liberi Servizi (+3,4%) e i supermercati da 400 a 999 mq (+4,7%) che sono cresciuti molto meno dell'indice inflattivo di categoria e molto meno della sua media a valore. I discount non hanno brillato, il formato di convenienza possiede una quota molto rilevante delle vendite (464 milioni di euro) ma è cresciuta "solo" del 4,9%.

Le vendite a volume sono molto più esemplificative per comprendere la relazione di affezione o meno del comparto alla categoria, alla luce delle tensioni inflattive che hanno caratterizzato lo scorso anno.

Da qui si nota la forte crisi dei sell out dei Liberi Servizi (-8,1%) e dei grandi ipermercati oltre gli 8000mq (-13,3%). Non stupisce nemmeno il -8,7% dei volumi di vendita dei discount, che proprio a causa dell'inflazione non ha saputo limitare la depressione dei volumi di vendita. I supermercati hanno ottenuti, nei limiti, migliori prestazioni che diventano sempre più positive al crescere del formato di vendita.

NIQ analizza puntualmente anche la numerica delle confezioni vendute da un anno all'altro ed il risultato non cambia nella sostanza rispetto a quanto già scritto

Il prezzo medio €/Kg è incrementato molto in questa categoria, si è avuto modo di scriverlo anche in altri articoli, adesso è interessante verificare in quali formati di vendita si è avuta la maggior crisi di crescita dei prezzi al pubblico.

Una delle conseguenze dell'inflazione è quella della riduzione della pressione promozionale, che anche in questa categoria, fortemente condizionata da questa tecnica di vendita, è calata. Infatti, se il calo medio è stato del 1%, nei discount il calo è stato pari al 1,7%. Nel resto dei formati, chi più chi meno, tutto hanno girato attorno al calo del 1%.

In buona sostanza il comparto vive di altissima promozionalità, conseguenza della presenza di grandi aziende multinazionali alla leadership. Per tale ragione è interessante verificare lo studio dedicato alle MDD nel comparto, ma intanto è da osservare che i discount, che producono quasi il 30% delle vendite totali della categoria, hanno davvero sofferto il 2023, con un'inflazione notevole ed un forte calo della pressione promozionale.

 

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