Nicolò Salmaso (Italbrix): “La nostra è una responsabilità sociale, non scarichiamo a valle gli incrementi sulla pasta”

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Realtà aziendale sorta a Brescia e provincia, Italbrix nasce dall’unione di centri distributivi dei gruppi Italmark e Family Market. L’area territoriale del gruppo è di confine, perchè nel suo field il retailer si trova ad affrontare da un lato la realtà lombarda fatta di qualità ed efficienza, e dall’altro lato la realtà veneta fatta di grande convenienza. L’azienda si distribuisce sul mercato con oltre 90 punti vendita di circa 1600 mq in media i quali producono un fatturato medio di circa 6 milioni di euro. L’estensione territoriale dell’azienda va dalla Lombardia sino all’Emilia Romagna, come si può notare dalla Mappa della GDO di GDONews sottostante.

 

Distribuzione dei PdV del Gruppo Italbrix. Fonte: Mappa della GDO di GDONews

Il fatturato di Italbrix nel 2020 è stato pari a 417 milioni di euro, in crescita di oltre il 46% nel quinquennio 2016-2020. Nella nostra Web App di GDONews Benchmark On Line (usufruibile dagli abbonati Premium) viene indicato anche un ottimo trend dell’EBITDA soprattutto grazie al 2020, anno in cui la crescita è stata di oltre il 20%.

Evoluzione del fatturato 2016-2020 del gruppo Italbrix. Fonte: Web App Benchmark On Line di GDONews

Il Gruppo si ritrova ad operare in un contesto in cui il consumatore sta perdendo il suo potere d’acquisto a causa dei repentini aumenti di prezzo e della carenza di materie prime. Nicolò Salmaso, buyer della pasta di semola, ci racconta l’evolversi della situazione.

La tensione dei prezzi sta avendo un peso notevole per quanto riguarda il blocco dei rinnovi dei contratti?

Le  tensioni sulla materia prima di semola di grano duro hanno complicato le negoziazioni e le trattative a livello di contratto nazionale ma anche a livello locale, essendo un processo talvolta concatenato. Per quanto concerne i brand più importanti e rappresentativi del comparto, già a fine 2021 avevano presentato listini in aumento a doppia cifra, per poi presentarne altri nella prima parte dell’anno in corso subito dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, bloccando di fatto la chiusura degli accordi nazionali. Dopo 5 mesi si stanno sbloccando i primi accordi, ma direi che inizialmente il 100% dei fornitori hanno creato tensioni in trattativa nazionale.

Quali sono le ragioni che i fornitori adducono per incrementare i listini?

Le ragioni sono principalmente l’aumento del costo della materia prima, la semola di grano duro, dovuta a fattori di natura metereologica tra cui alluvioni e siccità, l’aumento del prezzo dell’energia e del gasolio che impatta sui costi logistici, assieme ai noli che hanno ricadute sull’intera filiera. Nello specifico la raccolta di semola di grano duro in Italia ha avuto dei grossi freni causati dalla siccità, con conseguenti rese molto basse.

Tali aumenti di prezzo sono frequenti?

Da inizio anno siamo alla seconda richiesta di aumento di listino, attorno al 20%-25%, che sta portando ad un aumento totale in percentuale a doppia cifra piena.

Quanto di questo incremento in media scaricate sullo scaffale?

Non si è riuscito a scaricare nulla di questo incremento. In una commodity come la pasta non si possono apportare tali aumenti in modo così repentino, essendo esso un prodotto basico della dieta mediterranea e delle nostre abitudini. Oltretutto noi della grande distribuzione stiamo cercando di assorbire al massimo questi aumenti per non rendere ancora più difficile la situazione degli italiani, che è già abbastanza critica a livello di aumento del costo della vita. La nostra è una responsabilità sociale.