Nel sud Italia la GDO fattura quasi quanto il nord est, i discount fanno la differenza. Studio sulle partite IVA

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Il fatturato della grande distribuzione italiana non si distribuisce in tutto il territorio nazionale in modo uniforme: il nord ovest, ad esempio, è sempre stato il motore delle vendite, è sempre stato un territorio che se entra in stagnazione è capace di far scivolare tutta la quota nazionale verso il basso; il nord est è, invece, un territorio meno popolato ma molto ricco, il centro Italia è un vasto e variegato territorio il cui peso succede solo quello del nord ovest, ed infine il sud è sempre stato il fanalino di coda del fatturato, nonostante le molte regioni che lo popolano ed una numerica decisamente rilevante di consumatori.

Le analisi che GDONews sta compiendo dal principio dell’anno con le sue pubblicazioni rivolte ai suoi abbonati premium partono dalle verifiche dei bilanci depositati di tutti i gruppi della GDO e di tutti gli affiliati, e tale sistema di conteggio ha rivelato risultati differenti a quelli che si ritenevano certi sino a ieri, così si è pensato di condividere con i lettori.

In un articolo pubblicato qualche settimana fa (clicca qui per leggerlo) si era spiegato nel dettaglio le modalità di calcolo del fatturato dei Cedi e delle insegne, chiarendo come si era risolto il tema delle vendite b2b da cedi ad affiliato e quali ricavi considerare quota di mercato e quali no.

Il database è stato costruito per calcolare le quote di mercato e prende in considerazione il fatturato (ricavi) dichiarato a bilancio nel 2019 da tutte le imprese della GDO italiana, siano essi Cedi oppure affiliati, compresi i discount. I valori sono aggiornati alle vendite del 2020 considerando le dichiarazioni dei manager dei gruppi della GDO (oppure in altri casi secondo i comunicati stampa delle stesse catene) sugli incrementi delle vendite rispetto al 2019.

Il fatto che si possano comprendere anche i discount rappresenta un salto di qualità perchè la misurazione delle quote di mercato è sempre stata compiuta dal basso, ovvero dalla somma dei codici EAN, cosa molto complicata per quei negozi che non permettono la loro misurazione (appunti quelli) e che sono maggiormente rappresentati dalle vendite di prodotti in MDD.

Ebbene seguendo questo calcolo risulta che l’area 1 possiede una quota di mercato inferiore rispetto a quanto le è sempre stato attribuito, non solo: gli altri territori del paese non sarebbero così distanti tra loro e nel dettaglio l’area 4, il sud Italia, secondo il conteggio realizzato, potrebbe possedere una quota quasi pari al nord est e molto vicino a quella del centro Italia.

Com’è possibile tale riconsiderazione?

Sono due le differenze che abbiamo riscontrato utilizzando un diversi metodo di calcolo, ovvero partendo dai bilanci e non dai codici EAN: la prima è che nel sud Italia il fatturato dei freschi, soprattutto dei freschissimi a banco servito, è decisamente superiore rispetto a tutti gli altri territori d’Italia: si pensi alla pescheria nelle regioni della Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, e si pensi anche al banco dei formaggi in Campania e Puglia. Le carni a peso imposto sono in netta preponderanza nel nord e nel centro, e questo a voler spiegare che nel sud domina il banco servito.

Esiste, cioè, un’area di business che è sempre stata difficilissima da rilevare, praticamente impossibile in modo certo, ma che attraverso i ricavi totali, per forza di cose, si riesce a ricomprendere.

Seconda grande differenza è quella della misurazione dei discount.

Se si valutano i ricavi dei discount emerge che questo canale in alcune regioni del centro e nel sud Italia possiede quote di mercato davvero rilevanti:

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