La GDO espressione del territorio: quando una meravigliosa storia antica si trasforma in prodotto. I Vini di Castelfalfi

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Il territorio, anzi i prodotti dei territori, sono la croce e delizia dell’essenza della GDO italiana. E’ infatti fuor di dubbio che una gran parte delle categorie dei freschi (salumi e formaggi su tutte) e del grocery inteso in senso ampio (vino su tutte, ma anche caffè e da qualche tempo le birre) devono essere espressione della produzione locale, ed è per tale ragione il nostro Paese ha bisogno di esprimere il Mass Market Retail con i rappresentanti del territorio: Conad e Crai ne hanno fatto, da sempre, il principale argomento di comunicazione, il primo addirittura esaltandone la figura degli imprenditori, suoi associati, nelle varie regioni.

La varietà dell’offerta gastronomica italiana è unica al mondo, come è unico al mondo il panorama del mass market retail più avanzato, per necessaria conseguenza.

E se da un lato tutto ciò è un limite (croce) perché tale sistema non permette l’evoluzione di imprese giganti in termini di fatturato, al pari di quelle esistenti in Paesi economicamente assimilabili al nostro, dall’altro rappresenta oggettivamente (delizia) un meraviglioso pregio in termini di retail, che ci viene spesso copiato ove possibile.

All’interno di questa diversità il vino è un protagonista assoluto. Molti attori dell’industria che compongono questo universo, però, nel tempo hanno perso le caratteristiche che le legano alla tradizione (cosa diversa dal territorio), per avvicinarsi a modelli industriali – piccoli – in grado di supportare tecnicamente il retailer.

In questa metamorfosi necessaria, dove il connubio fornitore di vini e retailer è tale da portare a perfetta conoscenza i reciproci pregi e difetti, si sta però perdendo di vista il consumatore e l’attaccamento alla sua storia, alla tradizione.

La Toscana è una regione dove il vino ha assunto una rilevanza nazionale ed anche mondiale grazie ai suoi meravigliosi vigneti, ma è molto di più: è storia, è bellezza, è cultura.

Al consumatore sia toscano, che italiano in generale, pensando ad essa viene alla mente un susseguirsi di immagini di colline e vitigni, con annessa la voglia di sorseggiarne subito un buon vino. In questa meravigliosa parte dell’Italia c’è chi ha saputo mantenere saldamente legato il prodotto e la tradizione. Nell’area compresa tra Valdera e Valdelsa, punto di incontro tra la vernaccia di San Gimignano e il Chianti classico, ovvero la terra del Sangiovese, troviamo un’oasi che unisce elegante modernità e semplicità del passato. Castelfalfi, la meravigliosa Tenuta recentemente ristrutturata dal più grande tour operator mondiale TUI, è la sintesi della bellezza della Toscana e della sua produzione: è nel perfetto centro della regione delle colline, a un’ora da Firenze e Pisa ed è qui che la storia agricola, iniziata dagli etruschi e portata avanti dal 1400 sotto il dominio fiorentino, continua oggi con una intensa produzione di una serie raffinata di etichette di vini biologici.

Negli ultimi 40 anni Castelfalfi si è creata la sua selezione di vitigni tra i quali alcuni autoctoni come il Sangiovese, “re enologico” di Toscana, accanto a Colorino, Trebbiano, Malvasia e Vermentino o la rara Colombana di Peccioli, e altri internazionali quali Merlot, Cabernet Sauvignon, Syrah, Alicante, Viognier.

Lo scenario di questa terra è una distesa di vigneti e boschi che circondano il maestoso Castello medievale di Castelfalfi, che a 274 s.l.m. veglia sulla zona. Esattamente in questa cornice ambientale incontaminata, con le giuste dosi di sole e vento grazie ad una morfologia ideale per la coltivazione, crescono i frutti senza pesticidi ma solo con cure naturali, come richiesto dal MIPAAF per le linee BIO. La decisione di Castelfalfi di produrre BIO è basata sul forte desiderio di portare in tavola un sapore non standardizzato ma autentico e legato alla sua terra di origine.

Castelfalfi ha un terroir argilloso e poco fertile che non produce in quantità ma in qualità. I frutti, quindi, raccolti a mano al momento perfetto di maturazione, sono zuccherini e fanno sì che il prodotto finale abbia un alto grado alcoolico.

Oltre a Vinsanto, vini di punta come il Poggio alla Fame e il Poggio Nero, dal 2020 Castelfalfi si presenta al pubblico GDO con due nuove etichette biologiche, di eccellente qualità e una fascia di prezzo ideale per il supermercato: Il Rosso e Il Bianco.

Il bianco biologico Castelfalfi IGT è un vino ottenuto da uve Vermentino, attraverso la classica procedura di pressatura soffice con separazione immediata del succo e della polpa dalle bucce e dai raspi. Il mosto, continuamente protetto dal contatto con l’ossigeno durante tutte le fasi di lavorazione, viene decantato a freddo e solamente la feccia fine, quella più nobile, accompagna i lieviti nel percorso di fermentazione alcoolica e di affinamento, che avviene interamente in acciaio a temperatura controllata. Le fecce fini garantiscono il processo di affinamento e di maturazione, prima dell’imbottigliamento, per alcuni mesi attraverso l’applicazione della tecnica del batonnage.

Il rosso biologico Castelfalfi IGT è invece un blend di uve locali e non, una miscela giovane e moderna di uve Sangiovese, Syrah e Merlot. Le uve, raccolte a completa maturazione tecnologica, sono private del raspo, leggermente pigiate e trasferite nei fermentini in acciaio a temperatura controllata, dove la macerazione e le soffici tecniche di estrazione permettono la cessione dalle bucce della sostanza colorante, dei profumi e della componente tannica. Dopo alcuni mesi di affinamento sempre in contenitori di acciaio, il rosso IGT si avvia all’imbottigliamento, esprimendosi al meglio, come è nel suo stile, dopo breve periodo in cui sosta in bottiglia.

Non sono stati dati nomi specifici perché è l’essenza e il profumo del centro Toscana che si assaggia in un calice di Castelfalfi.

Ebbene, quando si parla di territorio, di prodotti locali, di grande distribuzione che deve rappresentare al meglio la tradizione italiana, ebbene Castelfalfi in questo contesto non offre solo buon vino al retailer: offre una storia, ovvero ciò che ancora pochi sono in grado di saper fare.

 

 

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