martedì 20 Gennaio 2026

Quote di mercato 2018: crescono MD, Agorà e Sun. Unes cresce e salva Finiper. Bene anche C3 e D.iT. Attenti all’insidia Discount

Il mercato italiano, a differenza della maggior parte dei mercati evoluti del mass market retail, è molto frastagliato: non esistono grandi concentrazioni di quote come ad esempio in Inghilterra, Francia oppure Germania. Il protagonisti del mercato che abbiamo analizzato nel precedente articolo sono quelle insegne che si distinguono per la rilevanza delle quote, ma sotto la descrizione "altri", in verità, troviamo molte organizzazioni ed aziende che sono davvero rilevanti in alcuni territori del Paese, tali che non è opportuno declassarne il valore in un generico "altri".
Ci sono aziende importantissime in Italia con quote sotto il 3% ma che, in alcuni territori, condizionano i mercati.

Occorre anche rilevare che spesso le variazioni delle quote di mercato di questi gruppi "minori" variano in funzione dei frequenti movimenti di gruppi affiliati. Questo ovviamente in sé non è un male e contribuisce a dare più forza contrattuale con l'industria a quelle centrali in grado di svolgere una politica di acquisizione di successo.

Il Gruppo PAM, ad esempio, è un'azienda che in alcuni territori ha sempre svolto un ruolo molto rilevante ed è una delle poche aziende in Italia che ha posto in essere la multicanalità in maniera molto seria. PAM è protagonista nel segmento Ipermercati, che probabilmente in questo momento storico sono più zavorra che risorsa, ma anche nell'offerta supermercati e superstore. La quota di mercato di PAM è passata dal 3% nel 2016 al 2,8% del 2018.

Il grafico rappresenta le quote di mercato della GDO italiana con gli scostamenti di tutte le Centrali di Acquisto nel triennio dal 2016 al 2018. Fonte: Nielsen

***Il grafico/la tabella è visibile solo agli abbonati***

Un altro gruppo che evidenzia una flessione della sua quota di mercato, dovuta all'incidenza della quota Iper sul totale della superficie, è Finiper che perde

lo 0,1% di quota tra il 2016 (2,8%) e il 2018 (2,7%). All'interno di Finiper c'è Unes che oggi vale 1 Miliardo di euro: significa che circa 1% del 2,7% è frutto dell'ottimo lavoro del supermercato di convenienza di Mario Gasbarrino.

Un buon trend di crescita lo stanno invece dimostrando il gruppo SUN, che costantemente guadagna quote nei tre anni persi in esame passando dal 2,6% al 2,8%, ed Agorà la cui crescita è ancora più significativa, dal 2,4% del 2016 al 2,8% nel 2018, attestandosi su uno 0,2% all'anno.

Arriviamo a Crai che chiude in triennio stabile al 2,4%, con una punta al 2,6% nel 2017 ed Aspiag che mantiene stabile la sua quota al 2,3%.

Il primo discounter puro in questo gruppo è MD, una realtà molto forte a livello territoriale come premesso, e che ha iniziato da qualche anno il suo percorso di conquista dell'intero territorio nazionale anche con l'acquisizione dei punti vendita LD. MD passa dal 2,1% del 2016 al 2,6% del 2018: nonostante si parli di frazioni in termini assoluti si parla di un progresso di oltre il 20% in soli 3 anni.

Crescita analoga ha avuto il gruppo Sigma/D.It passando dal 2,1% del 2016 al 2,5% del 2018. La centrale di acquisto consta della presenza di Sigma e di Sisa, che sta risorgendo dopo i recenti problemi, grazie all'orgoglio ed alla passione dei suoi soci ed alla forza di un marchio che, in effetti, è ancora molto forte in certe aree del Paese.

Altro protagonista delle grandi superfici del Nord Italia a soffrire è Bennet che ha perso in un solo anno (2016-2017) lo 0,2% di quota, rimanendo poi stabile nel 2018 all'1,6%. Al contrario di C3, la cui "peculiarità" evidentemente ha premiato, con una crescita dal 1,6% del 2016 all'1,9% del 2018. Anche in questo caso il concetto di competitività dei prezzi, messi in pratica dai principali associati (Lando, Rossetto) sono una risposta allo strapotere del Discount.

Rewe e Despar mantengono rispettivamente le proprie quote con poche variazioni nel triennio, entrambe con una quota dell'1,3% nel 2018.

Il futuro dovrebbe essere fatto di più concentrazione, un mercato così frastagliato non può competere con la forza dell'unione dei Discount. Le aziende che si cimentano nell'offerta di prossimità dovrebbero avere la serenità per mettere sul tavolo progetti senza veti, un po come succede in Spagna, e portare a compimento percorsi di condivisione sugli acquisti. Vègè, per esempio, sta dimostrando di essere un grande aggregatore, ha successo sul mercato ed il prossimo anno troverà anche qualche ulteriore associato (Vega di Treviso) nella la sua compagine, ma forse è proprio questa esagerata rappresentazione del mercato a costituire un limite. Ha una Private Label, ma al suo interno esistono anche altre MDD, peraltro con fornitori differenti. La sua conformazione, così eterogenea, è la sua forza da un lato ed allo stesso tempo per tale ragione non sta riuscendo a fare squadra davanti all'industria salvo che con le Grandi Marche.

D.iT ha un progetto unificatore con 3 insegne, ma il suo limite è nella quota di mercato, troppo bassa per fare una massa importante e giustificare diversi marchi di MDD con i medesimi fornitori; è paradossale ma proprio la volontà unificatrice è quella che non riesce a darle slancio, penalizzandola. Così il limite si trasferisce anche nella negoziazione con le Grandi Marche, presentandosi più debole. Sembra che sia l'impresa retail nazionale a non voler comprendere l'importanza dell'unione. il Discount con i suoi "monoloti", potenti e determinati, sta crescendo e se davvero la quota supererà il 20%, le prime vittime saranno queste aziende "minori".

 

L'ARTICOLO COMPLETO, I RELATIVI GRAFICI, IMMAGINI ED ALTRI CONTENUTI SONO RISERVATI AGLI ABBONATI PREMIUM E PREMIUM PLUS.

SEI GIA' ABBONATO? ACCEDI QUI
.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui
Captcha verification failed!
CAPTCHA user score failed. Please contact us!

Ultime Notizie