Perchè i discount faticano nel nord est? La ragione è la unicità della concorrenza

Il Veneto è il mercato più grande del Nord-Est, con 11,8 miliardi di euro di vendite stimate e quasi 1.900 punti vendita, ed è anche il più frammentato: la prima impresa, Alì, si ferma all'11% e le prime tre insieme arrivano appena al 30%. Nessun'altra regione dell'area ha una graduatoria così corta.

Ma è guardando chi occupa quelle posizioni che il Veneto diventa un caso di studio. Al secondo posto, a mezzo punto da Alì, c'è Unicomm con il 10,5% e 155 negozi; al terzo c'è Tosano, che con 13 punti vendita sviluppa quasi il 9% delle vendite della regione. Poco più sotto Lando, con 15 negozi e il 6,1%. E intanto i discount, sommati, valgono già un euro su cinque. Nelle sette province il primo posto è occupato da cinque imprese diverse, e soltanto in una, Belluno, il primo supera il 30%.

Per i retailer significa che in Veneto non esiste un modello vincente da imitare: convivono, e rendono, il supermercato di città, il grande punto vendita di attrazione, la rete multi-insegna, la prossimità affiliata e il discount. Chi entra deve scegliere contro quale di questi modelli misurarsi, provincia per provincia. Per l'industria significa che in questa regione non esiste il cliente che da solo apre il mercato: per coprire metà delle vendite venete servono almeno sei interlocutori, con formati, taglie e politiche commerciali molto lontani fra loro.

Il Veneto, quindi, non è un mercato disordinato: è un mercato nel quale modelli opposti hanno trovato ciascuno il proprio spazio.

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