Nel Nord-Est la rete distributiva si sta accorciando: fra il 2020 e il 2024 i punti vendita alimentari rilevati nelle quattro regioni passano da 4.947 a 4.775, 172 in meno. Ma chi si fermasse a questo numero leggerebbe un mercato in ritirata, e sbaglierebbe.
Nello stesso periodo hanno aperto 512 negozi e ne hanno chiusi 684: fra ingressi e uscite si è mosso l'equivalente di quasi un quarto della rete. E ciò che entra non assomiglia a ciò che esce: i punti vendita aperti misurano in media 742 metri quadrati, quelli chiusi 418. Altri 408 negozi, infine, non hanno né aperto né chiuso: hanno cambiato insegna restando dov'erano.
Per i retailer significa che nel Nord-Est lo spazio per crescere non si trova più in territori scoperti, ma nella sostituzione: si cresce costruendo negozi più grandi di quelli che il mercato espelle, oppure portando sotto la propria insegna negozi che esistono già. Aldi ha scelto la prima strada, Vega la seconda, e c'è chi, come Alì, in cinque anni non ha preso un solo negozio da altri. Per l'industria significa che la numerica dei punti vendita serviti racconta sempre meno: un cliente può perdere negozi e guadagnare metri quadrati, oppure aggiungere cento negozi senza spostare di molto la propria quota.
La rete del Nord-Est, quindi, non si sta restringendo: sta cambiando taglia e sta cambiando di mano.
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