L’analisi della campagna 2024 del pomodoro da industria è stata approfondita da Annachiara Saguatti, analista di Aretè The Agrifood Intelligence, durante un intervento trasmesso dal broadcast di GDONews su LinkedIn. Questo programma è stato pensato e diretto dalla redazione di Cibus Link, il media partner di Fiere di Parma Cibus e TuttoFood, con l’obiettivo di offrire un approfondimento sul settore agroalimentare e sulle principali dinamiche della produzione e del mercato.
La campagna del pomodoro da industria 2024 si è rivelata una delle più complesse degli ultimi anni. Le attese iniziali lasciavano presagire un recupero produttivo in Italia e un aumento della produzione nei principali paesi produttori a livello globale, tra cui Cina e Spagna. Tuttavia, il susseguirsi di eventi climatici avversi ha profondamente inciso sui risultati finali, modificando gli equilibri previsti e generando forti incertezze per il settore.
RIVEDI LA TRASMISSIONE SU YOUTUBE CANALE CIBUS LINK, CLICCA SOTTO
Italia: tra piogge, siccità e costi in crescita
Secondo Annachiara Saguatti, analista di Aretè The Agrifood Intelligence, “la produzione complessiva si è fermata tra 5,25 e 5,3 milioni di tonnellate, ben al di sotto delle previsioni iniziali che superavano i 5,5 milioni”. A influenzare negativamente il raccolto sono stati fenomeni meteorologici estremi, con effetti differenti tra le due principali aree produttive del paese.
“Nel Nord Italia, il settore ha dovuto affrontare piogge abbondanti e alluvioni, eventi che hanno compromesso la raccolta e ridotto la produzione del 14%, portandola a soli 2,4 milioni di tonnellate, il livello più basso dal 2019”, afferma Saguatti. Al contrario, nel Centro-Sud la situazione è stata segnata dalla siccità, che ha comportato costi produttivi elevati a causa della carenza d’acqua e del rapido esaurimento dei bacini idrici.
Queste difficoltà hanno allungato la campagna di trasformazione, aumentandone i costi operativi. Inoltre, la contrattualizzazione del prezzo della materia prima ha risentito delle incertezze: “al Nord, non è stato raggiunto un accordo interprofessionale ufficiale, mentre al Sud gli accordi sono arrivati solo a giugno, troppo tardi per garantire stabilità al settore”, sottolinea l’analista.
Dinamiche globali: la Cina domina, ma l’export rallenta
A livello internazionale, “la Cina ha mantenuto il suo ruolo di principale produttore mondiale, registrando un aumento del 30% rispetto al 2023″, spiega Saguatti. Tuttavia, la crescita non ha raggiunto le aspettative iniziali, mentre le recenti inchieste giornalistiche, come quella della BBC, hanno acceso i riflettori sulla questione dell’export cinese e sulla sua redistribuzione nei mercati globali.
“In Spagna, il 2024 ha segnato un ritorno alla crescita produttiva (+18%) dopo due anni di siccità, mentre negli Stati Uniti si è registrato un calo del 14%, già in parte previsto a seguito di decisioni strategiche dell’industria di trasformazione”, aggiunge l’esperta di Aretè.
Complessivamente, la produzione mondiale di pomodoro da industria è aumentata del 4%, ma con un incremento fortemente concentrato in Cina, mentre altri paesi hanno subito flessioni superiori alle previsioni.
Il futuro della filiera: prospettive e incertezze per il 2025
Guardando al futuro, il mercato globale del pomodoro da industria sembra avviato verso una fase di minor approvvigionamento. “Negli Stati Uniti, i volumi contrattualizzati per la California indicano un ulteriore calo produttivo del 10% per il 2025, confermando la volontà del settore di riequilibrare domanda e offerta e ridurre gli stock accumulati negli ultimi anni”, osserva Saguatti.
In Cina, invece, “si prospetta una netta contrazione della produzione, con alcune stime che indicano una possibile riduzione del 40% rispetto ai livelli record raggiunti nel 2024”. A livello europeo, “la produzione potrebbe scendere del 5%, con cali significativi in Spagna (-22%) e Turchia (-4%)”.
L’Italia rappresenta un’eccezione: “le previsioni per il 2025 indicano un possibile aumento della produzione del 6%, trainato soprattutto dal Nord, mentre il Sud potrebbe registrare una lieve contrazione”, spiega l’analista di Aretè. Un fattore determinante sarà la contrattualizzazione precoce del prezzo della bacca di pomodoro: “per la prima volta dopo anni, al Nord l’accordo è stato raggiunto in tempi record, fissando un prezzo di riferimento di 150 euro per tonnellata, in aumento del 5% rispetto al 2024”. Al Sud, le trattative inizieranno a febbraio, con molte incertezze legate alla disponibilità idrica.
Conclusioni
La campagna 2024 ha messo in luce le fragilità della filiera del pomodoro da industria, in bilico tra variazioni climatiche imprevedibili e difficoltà nel gestire costi e contratti. “Se da un lato la Cina continua a dominare la scena globale, dall’altro il mercato si sta riequilibrando, con una riduzione delle scorte negli Stati Uniti e una possibile contrazione dell’export cinese”, conclude Saguatti.
L’Italia, pur tra molte difficoltà, sembra destinata a mantenere un ruolo centrale nel comparto, grazie a una pianificazione produttiva più strutturata e ad accordi di prezzo più tempestivi. Tuttavia, le sfide restano numerose: “la sostenibilità economica della produzione, l’accesso alle risorse idriche e la capacità di mantenere competitività sui mercati internazionali saranno i nodi cruciali da sciogliere per il futuro del settore”.







