giovedì 23 Aprile 2026

Coop Centro Italia +7,74% di EBIT nel 2020, bene anche Unicoop Firenze (+2,11%). La Coop Tirreno in ripresa

In questo articolo si metteranno in evidenza le prestazioni delle tre Coop che operano nel territorio del centro Italia. A parte Unicoop Firenze, che fattura quasi 2,5 miliardi di euro, le altre due nel 2020 hanno realizzato ricavi sotto il miliardo. Che il 2020 sia stato un anno positivo anche per le cooperative, lo abbiamo scritto in precedenza, adesso è interessante comprendere cosa è successo nella gestione caratteristica, ed in particolare come sono stati gestiti i costi del personale e quelli necessari al buon andamento del business, come logistica, marketing, etc, ovvero i costi per servizi che, nelle coop del nord, si è scritto sono stati superiori alla media della GDO. 

Infine, è interessante verificare quali sono stati i conseguenti risultati di margine operativo che queste cooperative (Unicoop Firenze, Unicoop Tirreno e Coop centro Italia) hanno realizzato nel 2020. 

La prima voce da approfondire è quella del margine commerciale dato che, come abbiamo visto per le coop del Nord, quello che in gergo si definisce “allargato”, ovvero comprensivo di vendite – e negoziazioni – ai fornitori, era piuttosto rilevante per quelle cooperative che avevano un gran numero di ipermercati, con percentuali decisamente buone, oltre il 30%.

Nel caso delle coop del Centro Italia, invece, sebbene i negozi siano diretti, quindi con margini rilevanti, le loro dimensioni sono inferiori e probabilmente tale conformazione non permette di ottenere marginalità lorde (allargato) pari a quelle delle coop del nord, fatta eccezione per Coop Centro Italia che, invece, presenta nel suo bilancio consolidato un margine allargato straordinario, che arriva al 38,4%; il dato più alto delle cooperative e fra i più alti in Italia.

Per quanto riguarda le altre due, Unicoop Tirreno presenta un margine allargato pari a 29,6%, indicativamente in media con le imprese che operano con negozi diretti, mentre Unicoop Firenze si ferma al 27,4%. Questo perché in Toscana, da sempre, s’incontra e si scontra sulla qualità con il main competitor su piazza, che è Esselunga. Un territorio, la Toscana, nel quale è interessante studiare il retail, proprio perché questi due attori realizzano prestazioni eccellenti grazie sia alla qualità della loro offerta, sia nell’espressione della competitività del prezzo.

Un dato quest’ultimo che impone, quindi, a Unicoop Firenze margini più limitati rispetto a quelli delle altre cooperative. La scala dei costi comprende poi un insieme di voci che si raggruppano nelle spese per i servizi (marketing, logistica e costi di gestione vari), che sono spesso costi variabili che dipendono dall’incremento o dalla diminuzione del business, e sono comunque maggiormente oscillanti rispetto ad altri. L’incidenza di queste cooperative è decisamente inferiore rispetto a quella che avevamo visto nelle prestazione delle coop del Nord, ma risultano in media con i dati di mercato nazionali.

Fra Coop Alleanza 3.0 e Unicoop Firenze, ad esempio, c’è una differenza consistente – di quasi cinque punti – alla voce ‘spese e servizi’, parliamo di due imprese che hanno si caratteristiche differenti, ma in ogni caso il paragone mette in risalto l’importanza dell’ottimizzazione delle attività. Una situazione nitida nella quale l’estensione territoriale di Coop Alleanza 3.0 porta improduttività, mentre la limitazione geografica di Unicoop Firenze porta ad ottimizzare le spese. Il dato di Unicoop Tirreno, la cui estensione è leggermente superiore, è un po’ alto e probabilmente presenta margini di miglioramento. 

Nonostante le migliori prestazioni sui costi, anche le Coop del centro Italia trovano nel costo del lavoro la loro nota dolente. Unicoop Firenze porta a bilancio un’incidenza del 11,5%, che è in linea con i retailer che operano con negozi diretti. Tornando alla comparazione precedente, quella con Coop Alleanza 3.0 – che chiude da anni il bilancio in negativo – i punti di differenza sono esattamente sei. Ecco, qui si annidano i problemi di Coop Alleanza 3.0 ed in generale delle Coop, con l’eccezione di Coop Liguria e Unicoop Firenze, le uniche che ottimizzano i loro costi. 

Entriamo ora più in profondità nell’area del costo del lavoro, ed analizziamo la redditività per dipendente delle cooperative: ebbene nei grafici si vede che ogni lavoratore di Coop Alleanza 3.0 produce circa 199mila euro, mentre in Unicoop Firenze arriva a 316mila euro, qui c’è la differenza sostanziale.

Fra queste due Cooperative si trovano tutte le altre: Coop Centro Italia presenta nel 2020 una redditività per dipendente pari a 212mila euro, Coop Lombardia 216mila euro e Nova Coop 224mila. Fra queste non è di facile interpretazione il dato di Coop Centro Italia visto che non gestisce grandi formati, cosa che lo renderebbe più comprensibile. Emergono poi, senza eccellere, Unicoop Tirreno (264mila) e Coop Liguria (282mila) mentre come detto la cifra migliore è quella di Unicoop Firenze. Dati comunque buoni per le imprese che hanno dipendenti diretti. 

I risultati del 2020

La gestione caratteristica nell’anno dell’avvento della pandemia, in generale, ha favorito le imprese con i negozi di prossimità. Le tre coop in analisi hanno prodotto EBITDAR interessanti: quello di Coop Centro Italia, nonostante l’alto costo del lavoro, è pari al 13,2%, una valore decisamente alto in questo modello di business. Il merito di questo risultato è tutto del margine commerciale allargato che è molto alto.

Gli EBITDAR di Unicoop Firenze e Unicoop Tirreno sono il primo pari al 7,5%, buono ma non eccezionale, ed secondo 5,4%, un valore non entusiasmante, peraltro all’interna nella media delle cooperative meno performanti come Coop Alleanza 3.0 (5,15%), Novacoop (5,76%) e Coop Lombardia (5,82%).

I nostri lettori oramai sanno che l’EBITDAR esclude le spese per affitti, noleggi e ammortamenti, ovvero le voci in si annidano i costi della rete vendite, inteso come magazzini e negozi. Ebbene il costo della rete di queste tre cooperative è intorno al 5,20% di media (5,43% Unicoop Firenze; 5,42% Coop Centro Italia; 5,06% Unicoop Tirreno), valori in linea con quelli nazionali del mass market retail e comunque migliori di quelli delle coop del Nord, visto che Coop Alleanza 3.0 ha portato a bilancio costi altissimi, che arrivano a 8,1%, ma anche Coop Lombardia e Coop Liguria superano il 6%.

Nella lettura dei bilanci si intuisce che Unicoop Firenze preferisce gli investimenti immobiliari agli affitti (e leasing), in quali non arrivano al 1%, mentre Unicoop Tirreno divide equamente le sue strategie, mentre Coop Centro Italia ha una maggior propensione verso affitti e leasing. 

Gli Utili

Si ricorderà che le cooperative del Nord si rasentava lo 0% di marginalità (EBIT), si passava infatti da 1,5% di Coop Liguria, il dato migliore, a -2,95% di Coop Alleanza 3.0 che era il peggiore fra quelle del Nord, mentre Nova Coop e Coop Lombardia registravano +0,46% e -0,36%. Nelle coop del Centro Italia invece la situazione è sensibilmente differente perché l’EBIT di Coop Centro Italia è molto buono, in linea con quanto scritto per il suo EBITDAR, un risultato pari al 7,64%, forse tra i migliori in Italia. Quello di Unicoop Firenze è 2,11%, sopra la media nazionale, mentre Unicoop Tirreno con 0,37% si posiziona non distante dalla media delle cooperative del Nord. 

Come ben si sa tutte le cooperative hanno una gestione finanziaria molto complessa, che contempla grandi investimenti nei mercati obbligazionari ed azionari che producono rilevanti interessi, che sono quelli derivanti dal prestito sociale dei soci, e questo confonde un po’ le acque. Chi come noi deve analizzare la gestione caratteristica, il business tout court, si limita a riportare il dato del margine di profitto, senza entrare nel merito di come lo si raggiunge. Non è il nostro mestiere. 

In ogni caso il margine di Unicoop Firenze è positivo anche alla luce dei passati investimenti su Monte dei Paschi negli anni scorsi, che l’avevano appesantita. Oggi raggiunge invece un 1,28% di tutto rispetto mentre Unicoop Tirreno chiude più o meno in pari (0,02%), mentre Coop Centro Italia a sorpresa riporta valori minimi (+1,75%) rispetto al suo EBIT (+7,74), evidentemente legati alla sua gestione finanziaria. Senza entrare nel merito di una situazione in cui il risultato del margine operativo è molto alto, ma il suo PROFIT molto basso, ci limitiamo a riportare il dato in maniera neutra.

Quello delle cooperative si conferma così a livello nazionale un mondo in generale difficoltà, determinata dall’approccio ai grandi formati che non attraversano un buon momento. Una situazione ancora più nitida nel momento in cui si analizzano le coop del Centro Italia – non focalizzate sui grandi formati – che producono due EBIT su tre di tutto rispetto con margini di profitto nella media,  anche se abbiamo visto ulteriori particolarità.

Coop Italia è perfettamente a conoscenza di problemi di non facile risoluzione, dato che una strada potrebbe essere quella di vendere gli ipermercati – come sta facendo Coop Alleanza 3.0 con i franchising in Sicilia – ma probabilmente se si trovassero acquirenti si perderebbero quote di mercato rilevanti. Le soluzioni dunque non sono semplici e l’ottimizzazione deve riguardare in primis il costo del lavoro che affligge tutte le cooperative – escluse Unicoop Firenze, Coop Liguria e in parte Unicoop Tirreno – e poi la logistica, soprattutto nelle cooperative del Nord Italia e in particolare Coop Alleanza 3.0 che presenta valori decisamente rilevanti a differenza di quelle del Centro Italia. 

Dott. Andrea Meneghini
Dott. Andrea Meneghinihttp://www.gdonews.it
Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare. E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei diversi format in Italia ed in Europa. Collabora con alcuni Gruppi della GDO italiana nelle aree di crisis communication management e news management. Affianca la Direzione Generale di alcuni Gruppi della GDO nella gestione delle strategie aziendali. Collabora anche con aziende del Mass Market Retail all'estero come assistant manager sull'italian food. Si può contattare scrivendo a meneghini@gdonews.it

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