Le particolari condizioni meteo che si sono delineate fra settembre e fine ottobre hanno spaccato in due l’Italia, con allerte rosse, temporali e nubifragi al Nord e temperature estive e siccità al Sud. Una situazione anomala che ha avuto, e sta avendo, ripercussioni notevoli anche sull’agricoltura e in particolare sulla campagna olearia che si prospetta in forte calo rispetto all’anno precedente. Le prime stime hanno infatti quantificata un calo attorno al -30% in Puglia, regione che da sola produce oltre la metà dell’olio italiano. Scenario che a livello internazionale vede invece la Spagna in grande salute e pronta a mantenere saldamente lo scettro del mercato, con campagne che si avviano ad essere molto interessanti anche per Tunisia, Grecia e Turchia.
Dinamiche che abbiamo analizzato con Nicola Pantaleo, dell’omonimo oleificio pugliese che, dopo aver radicato la sua posizione nel Sud Italia si sta ormai affermando anche al Nord facendosi spazio con prodotti di qualità in un mercato sempre molto complicato e caratterizzato da vendite promozionali e serrate battaglie sui prezzi. Pantaleo che oltre ad essere produttore è anche, come tutti, importatore imbottigliatore fra i più importanti nel nostro Paese, sul quale sta lanciando nuove etichette qualitativamente sempre più elevate.

Negli ultimi anni avete investito molto sulla terra ed oggi potete vantare oltre 150 ettari di colture super intensive che producono olio extravergine DOP e IGP. A questo punto della campagna di raccolta che bilancio si può tracciare?
“In generale siamo di fronte ad un’annata scarica per quanto riguarda l’Italia. Era ampiamente previsto un calo rispetto all’anno scorso ma la siccità ha inciso e continua ad incidere negativamente. Laddove i terreni sono irrigati infatti, come fra Andria, Trani e a Nord di Bari, non ci sono grossi problemi, ma nelle altre zone la situazione è molto molto negativa. Parliamo di un calo complessivo fra il 40% e il 50%, anche a seconda di come proseguirà la campagna.
Dove possibile si continua ad irrigare ma è innegabile che un po’ di pioggia darebbe una mano importante anche perché l’oliva continua ad avvizzirsi. C’è però anche un lato positivo perché al momento la qualità del raccolto non sembra messa in dubbio dato che almeno il caldo ha aiutato ad eliminare i cicli naturali della mosca rallentando anche il problema dei parassiti delle piante.
Le olive sono abbastanza sane e riusciamo ad intervenire in maniera abbastanza incisiva sulla questione della mosca. Una situazione che si riflette analogamente anche nella nostra azienda anche se, per quanto riguarda la coltivazione biologica, abbiamo qualche difficoltà in più non potendo utilizzare pesticidi.
A mio parere la forbice fra prodotto italiano e comunitario sarà più ampia rispetto a un anno fa perché mentre tutti gli altri paesi avranno una buona campagna, la nostra non sarà rosea, ci saranno costi maggiori e minor prodotto”.
Proprio la siccità negli ultimi due anni ha fatto lievitare i prezzi dell’olio a scaffale soprattutto a causa della produzione spagnola praticamente dimezzata per due anni consecutivi. Quest’anno le notizie dalla Penisola Iberica sono decisamente migliori mentre in Italia sembra vi sia difficoltà. Lo scenario è questo?
“A livello globale lo scenario è nettamente migliore rispetto agli ultimi due anni. In Spagna c’è stato un giusto quantitativo di piogge che hanno ridato portata ai bacini e la campagna si appresta ad essere sulla media dell’ultimo biennio nel quale non si erano registrati problemi di siccità. Anche negli ultimi giorni ci sono state delle precipitazioni e le sensazioni sono buone, si parla di quasi un milione e mezzo di tonnellate. Le aspettative per la prossima campagna sono interessanti anche per altre zone del bacino mediterraneo come Portogallo, Grecia, Tunisia, Marocco e Turchia le cui buone produzioni lasciano ben sperare anche per l’andamento del mercato”.
I buyer della Grande Distribuzione stanno chiedendo ribassi immediati, perché voi state ancora dicendo che non è il momento di trattare?
“Attualmente mancano le scorte per arrivare in tranquillità alla prossima campagna. Le quantità prodotte all’inizio sono limitate e quindi non c’è offerta sul mercato, questo contribuisce a mantenere i prezzi elevati. La domanda è ancora bassa perché si aspettano una diminuzione di prezzo e tendono ad acquistare solo il necessario. Non è un momento facile perché da un lato subiamo le pressioni della GDO e dall’altro, non avendo una sfera di cristallo, non possiamo sapere come si muoverà il mercato. Personalmente vedo un calo nel tempo ma non sull’immediato per cui bisogna in qualche modo creare un cuscinetto di produzione che servirà a far fronte alla domanda che ci sarà. Considerato che tutti i paesi saranno in produzione o avranno già prodotto fra fine dicembre e marzo, quello sarà il momento in cui potremo capire cosa dirà il mercato. Probabilmente non è il periodo per fare acquisti in grandi quantità perché anche la GDO non può rischiare di avere stock importanti con un mercato che potrebbe scendere ancora parecchio. Non vedo all’orizzonte stravolgimenti epocali con prezzi bassissimi ma senza dubbio saranno lontani da quelli della scorsa campagna perché anche un solo euro in più o in meno avrà un peso. Con le richieste di ribassi bisogna andarci piano perché sono dettati dalle dinamiche del mercato e non possono essere forzati. Parliamo di un ambito ridotto e frammentato nel quale non è possibile fare grandi speculazioni”.
Per quanto riguarda l’olio comunitario su quale geografia punterà Pantaleo per il 2025? Spagna, Grecia oppure entrambe?
“Per tipo di strategia aziendale e caratterizzazione del nostro prodotto abbiamo una certa preferenza per la Grecia che in ambito di comunitario avrà una buona produzione, ma saremo presenti anche su Portogallo e Spagna grazie ai quali offriremo un olio di qualità”.
Quali sono infine le principali novità che proporrete il prossimo anno?
“Dal punto di vista commerciale introdurremo sul mercato l’IGP “Olio di Puglia biologico” prodotto dalla nostra azienda agricola. Siamo stati infatti i primi a fare in modo che la nostra regione avesse un marchio d’origine come questo che prima stranamente mancava nonostante qui si produca circa il 60% dell’olio italiano. Siamo stati anche i primi a confezionare l’IGP e ora siamo pronti ad integrarlo con il biologico, un prodotto non semplice dal punto di vista produttivo ma che crediamo abbia tutte le carte in regola per decollare e affermarsi. L’IGP attualmente è preso in considerazione da poche insegne e deve ancora crescere e farsi apprezzare per la sua indubbia qualità, ha bisogno di tempo per crearsi il suo spazio sul mercato ma dal punto di vista economico può avere il miglior rapporto qualità-prezzo”.








