venerdì 6 Febbraio 2026

Magazzini Gabrielli: raddoppiato patrimonio in 5 anni. Bene anche Unicomm. Analizzata anche Superemme meno performante

Grandi Magazzini Fioroni, Unicomm la sua controllante, Magazzini Gabrielli e Superemme sono quelle imrpese di Selex - non le uniche - che operano sul mercato con un modello di business "ibrido", cioè sia con negozi diretti di proprietà che con diversi imprenditori a loro affiliati. Uno studio ne mette in risalto le prestazioni nel quinquennio più difficile, quello che inizia nel 2018 e termina nel 2022. L'ultimo anno, in particolare, presenta per tutte le imprese analizzate, il peggior anno in termini di marginalità. Però, Unicomm e Magazzini Gabrielli hanno saputo patrimonializzarsi moltissimo in questo periodo, il che le rende molto competitive nei prossimi anni se azzeccheranno gli investimenti. Tutti i dati nell'articolo

Abbiamo scritto di recente come gli equilibri all'interno del Gruppo Selex stiano cambiando, anche alla luce della fresca unione con Sun. Dinamiche che interessano un'importante fetta di mercato dato che la storica centrale acquisti – che proprio quest'anno celebra i suoi primi sessant'anni di attività – rappresenta una quota di mercato del 15% in Italia con oltre venti miliardi di fatturato.

La storica Centrale di Trezzano sul Naviglio, quasi co-leader del mercato, si caratterizza per una serie di aspetti che abbiamo portato alla luce in altre pubblicazioni.

In termini di strategie di vendita, i modelli di business adottati sono diversi da impresa socia ad impresa socia. Per esempio, Maxi Di e Unicomm adottano un modello che in gran parte è con negozi di proprietà, non solo, entrambe hanno dentro sè un importante fatturato derivante da CAsh&Carry, la seconda soprattutto. Al contrario, dentro Selex vi sono imprese che adottano un modello diametralmente opposto, ovvero quello dell'affiliazione (o associazionismo, o consorzio).

Questo secondo modello lo abbiamo studiato ed abbiamo messo in evidenza che imprese come Cedi Marche, Cedi Gross, Cds, Megamark in questi anni hanno avuto importanti evoluzioni del fatturato ma non tutti hanno dato privilegio alla patrimonializzazione. Infatti i modelli di business come questi possono liberamente scegliere di trasferire il patrimonio accumulato dagli utili direttamente ai soci o consorziati.

Leggi articolo dedicato al tema

https://www.gdonews.it/2024/02/25/selex-ecco-la-differenza-tra-gruppi-con-pdv-diretti-e-quelli-con-affiliati-tutti-i-numeri-di-un-quinquennio/

Dentro la stessa Selex, però, vi sono anche imprese che adottano un modello di business che prevede la gestione dei punti vendita in modo diretto, come appunti Maxi Di, Alì, Rialto, Italmark, e queste hanno vissuto un quinquennio talvolta meno semplice delle altre imprese.

Leggi articolo dedicato al tema

https://www.gdonews.it/2024/01/28/maxi-di-dimar-e-ali-tutte-con-oltre-100-milioni-di-profitto-cumulato-in-5-anni-la-prima-e-diventata-un-caso-di-eccellenza/

in questo studio vogliamo portare all'attenzione del lettore un terzo modello di business, quello che prevede l'adozione di modelli ibridi, ovvero quel retailer che con negozi diretti che vende direttamente al consumatore finale e, allo stesso tempo, che opera una vendita b2b verso altri imprenditori (affiliati, soci etc) di merci e di servizi annessi.

E' il caso di gruppi soci di Selex come Grandi Magazzini Fioroni, Magazzini Gabrielli, Superemme che adottano il modello di business della vendita sia diretta che con affiliazione finale.

In questo modello abbiamo inserito anche Unicomm, un pò impropriamente, ma anche questo retailer che si esprime principalmente con negozi diretti e diverse espressioni di vendita, possiede diversi affiliati, pertanto è inserita nello studio.

Valutazioni sul quinquennio che iniziano inevitabilmente dal trend di fatturato delle imprese sotto la nostra lente, a cominciare da Grandi Magazzini Fioroni (che opera fra Umbria, Lazio, Toscana e Marche), di proprietà di Unicomm, e che ha chiuso il 2022 con un incremento del +13,3% con quasi dieci punti in più rispetto all'anno precedente dopo il +5,1% del primo triennio. Si tratta dell'incremento più alto, seguito da quello della sua controllante Unicomm (che dal Veneto si è allargata in altre sei regioni fra Area 2 e Area 3) il cui fatturato è andato in crescendo e dopo l'iniziale +5,5% ha segnato +8,2% nel 2021 e poi +12%.

Rispetto al periodo '18 – '20 ha avuto un buon trend anche Magazzini Gabrielli (attivo nel Centro Italia) passato da +6,6% a +9,2% dopo il +4,7% del 2021. Ancor più altalenante infine l'andamento di Superemme (storica realtà della Sardegna) che dopo un buon triennio concluso con un incremento del +7,2% ha perso oltre cinque punti nel 2021 (+1,7%) prima di arrivare a fine 2022 con un +4,6%.

Entriamo ora nel merito dei margini e degli utili, messi poi a confronto tra loro nel quinquennio, per arrivare al cumulo dei profitti nel periodo considerato, allo scopo di dare una giusta misura alla crescita della solidità delle aziende.

Superemme è invece l'impresa che nel periodo preso in esame ha avuto il margine industriale più alto, che dall'iniziale 30% ha guadagnato poco meno di un punto (30,7%) dimostrando però buona continuità.

Circa due punti sotto troviamo invece Magazzini Gabrielli che, al contrario, ha perso qualcosa nel 2022, calando da 28,3% a 28% mentre Unicomm si è attestata al 25,9% dopo un triennio iniziale con una media di 26,9%.

Il margine industriale più basso è stato invece quello di Grandi Magazzini Fioroni salito comunque da 20,8% a 21,1%, percentuale mantenuta sia nel 2021 che nell'anno successivo.

Lo studio dei bilanci ci mostra anche come la voce del costo del lavoro abbia avuto un impatto contenuto proprio per G.M.Fioroni che ha saputo anche diminuirla nel corso dei cinque anni. Dall'iniziale 7,9% è infatti sceso a 7,8% e infine 7,2%.

Più vicino alla doppia cifra Magazzini Gabrielli che, allo stesso modo, ha fatto scendere l'incidenza del costo del lavoro sul fatturato dal 9,9% del primo triennio a 9,4% del 2021 fino al 9,3% del 2022.

Voce che è calata di un oltre un punto al termine del quinquennio per Unicomm, partita da 10,5% e arrivata a 9,2% mentre l'incidenza maggiore è stata per Superemme che ha comunque dimostrato un trend abbastanza simile visto che dal 13,5% si è portata a 11,5% nel 2021 risalendo però a 11,8% l'anno dopo.

Grandi Magazzini Fioroni rispetto alle altre imprese ha messo a bilancio il valore più alto per quanto riguarda il rendimento per dipendente che nel 2022 si è attestato a 13,82. Quasi appaiate Magazzini Gabrielli (10,76) e Unicomm (10,82) mentre la resa di Superemme è stata la più bassa con oltre cinque punti di distanza da Fioroni.

Nella prestazioni di Superemme va inoltre tenuta in considerazione un'incidenza sul bilancio del 6,1% per quanto riguarda il costo della rete commerciale, ovvero la somma di due indicatori rilevanti come “affitti e noleggi” e “ammortamenti e svalutazioni” da cui traspare la strategia del retailer in termini di investimenti su centri logistici o punti vendita. Per Magazzini Gabrielli la rete commerciale ha pesato per il 5,4% mentre sia Fioroni (3,5%) che Unicomm (3,9) ne hanno risentito in parte minore.

Vediamo quindi il margine operativo lordo nel periodo analizzato, nel quale Magazzini Gabrielli ha avuto l'EBITDA più alto seppur con andamenti differenti dato che dal +7,7% del triennio 2018-2020 è salito a +8,1% nel 2021 per poi scendere nuovamente fino a +6,9%.

L'indice comunque più alto fra le imprese messe a confronto visto che solo Superemme nel 2021 ha raggiunto 6,4% guadagnando due punti sul 2021 ma perdendone poi oltre tre l'anno successivo.

Un 2022 che G.M.Fioroni ha chiuso a 2,5%, in calo sia sull'anno precedente (3,8%) che sul triennio iniziale (3,3%). Conforme al calo generalizzato anche l'EBITDA di Unicomm che nel 2022 si è attestato al 3,3% dopo 4,6% iniziale.

Nel quinquennio analizzato Magazzini Gabrielli ha mantenuto stabilmente il Profit Margin più sostenuto, seppur il dato percentuale più rilevante sia stato quello raggiunto da Superemme nel 2021 quando proprio Gabrielli si era fermata a +3,1%, dopo il +2,7% del primo triennio e il +2,5% del 2022.

Al contrario Superemme ha raggiunto quel risultato crescendo di oltre un punto e mezzo sul 2021 (2,1%) accusando però un passivo ben più consistente l'anno dopo quando ha chiuso a 1,3%.

Variazioni minime invece per quanto riguarda Unicomm che, come tutte le altre imprese, nel 2022 ha incassato il margine più alto (1,7%), calato però di mezzo punto l'anno successivo dopo che nei primi tre anni la media era stata di 1,5%. Il rapporto finanziario di Fioroni infine è stato quello più basso, arrivato oltre il punto percentuale proprio nel 2022 (1,3%) dopo averlo sfiorato sia l'anno precedente che quello successivo.

Delle quattro imprese protagoniste del nostro benchmark la sola Unicomm ha avuto un trend costante nell'evoluzione del patrimonio che fra il 2018 e il 2022 è passato circa 240 milioni di euro a circa 310.

Cifre che testimoniano anche le dimensioni considerevolmente differenti rispetto a Grandi Magazzini Fioroni e Superemme, entrambe rimaste sotto la soglia patrimoniale dei cinquanta milioni di euro nell'arco di tutti i cinque anni, con la prima che nel 2022 ha ulteriormente diminuito il proprio patrimonio.

Prestazioni differenti quelle di Gabrielli che nel 2020 ha praticamente raddoppiato il proprio patrimonio accrescendolo ulteriormente nei due anni successivi.

Le ottime performance di Magazzini Gabrielli sono certificate dal rapporto fra EBIT e ROI (ovvero fra capitale investito e profitto realizzato) che, viceversa, fotografa quella non proprio entusiasmanti delle altre tre società che sono rimaste sotto alla soglia media.

Fra queste Superemme è risultata essere quella maggiormente in difficoltà per quanto riguarda il rapporto fra EBITDA e trend di fatturato nel quale Magazzini Gabrielli si distingue proprio grazie quest'ultima voce mentre Unicomm e Fioroni godono di un buon EBITDA.

Infine il Profit Cumulato che sancisce un quinquennio importante per Magazzini Gabrielli e Unicomm che hanno chiuso il periodo fra 2018 e 2022 con 107 milioni di euro e 109 milioni di euro mentre Superemme ha ottenuto meno di un quarto fermandosi a 25 e Fioroni ha terminato i cinque anni con 19 milioni di euro.

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