
Dai più esperti e assidui bevitori, ai neofiti che si avvicinano per la prima volta alla birra artigianale, tutti abbiamo sentito parlare di IPA. Probabilmente lo stile che ha avuto più fortuna negli ultimi anni, passando da nicchia a vero e proprio fenomeno di consumo.
Tradizionalmente prodotte e diffuse a partire dal Regno Unito, le IPA sono diventate negli ultimi decenni uno dei simboli della rivoluzione craft negli Stati Uniti dove hanno avuto enorme successo, diventando talvolta ricette paradigma a cui tutto il mondo fa riferimento. È stato questo il caso di Stone IPA, una vera e propria rivoluzione nel panorama USA, abituato alle pacate luppolature delle Pale Ale. Luppolata massicciamente con Centennial, Chinook e Columbus, ha un amaro deciso e resinoso, senza dubbio una novità per i palati della fine degli anni ’90. Stone IPA ha rivoluzionato il modo di intendere questo stile, è stata il punto di riferimento per tantissimi birrai nel mondo, non ultimi i ragazzi di BrewDog con la prima ricetta della loro Punk IPA. Stone IPA ha dato vita alla generazione luppolata negli USA e nel mondo, contribuendo alla definizione di uno stile che oggi chiameremmo West Coast IPA.
Le IPA di oggi
Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una sostanziale nuova evoluzione delle IPA. Le bevute si sono concentrate su luppolature particolarmente intense e profumate, in cui i luppoli – usati massicciamente – vengono sfruttati più per la loro componente aromatica che per quella amaricante. È questo l’universo delle New England IPA conosciute anche come Hazy IPA, a causa dell’aspetto velato che le accomuna.
Stone Brewing, celebre per la sua produzione di IPA, ha creato una sua ricetta in questo stile: Stone Hazy IPA. Morbida e di buona struttura, è luppolata con El Dorado, Azacca e Sabro che insieme creano un profilo intensamente fruttato con note di agrumi, mango e ananas. Solo in chiusura emerge una delicata vena erbacea ed un amaro appena accennato.
Ma cosa rende una IPA Hazy? Cosa cambia in fase di produzione?
Buona parte delle birre sul mercato vengono filtrate. In questo passaggio, le particelle più grossolane in sospensione vengono eliminate rendendo le birre limpide e dal corpo leggero.
Saltando la filtrazione, invece, le Hazy Ipa mantengono in sospensione alcune particelle (per lo più di natura proteica) derivanti da malto, cereali, luppoli e, se la ricetta la prevede, anche dalla frutta in aggiunta.
Ovviamente l’assenza di filtrazione non è una caratteristica unica di questo stile, moltissime birre in stili tradizionali europei come Hefeweizen e Belgian Wit non sono filtrate, secondo metodi produttivi ben più antichi e radicati nella storia. Ciò che è davvero complesso è trovare il giusto equilibrio tra tipologia e qualità degli ingredienti, ad esempio il ceppo di lievito usato, ed il processo produttivo.
Ma perché produrre birre Hazy?
Ciò che piace maggiormente delle birre a tendenza hazy è il loro corpo morbido e vellutato, le intense note fruttate ed un amaro tenue, spesso solo appena accennato.
I birrai di Stone, celebri in tutto il mondo per le loro IPA hanno deciso di abbracciare questo stile già diversi anni fa con birre come Neverending Haze, la già citata Hazy IPA e la fruttatissima Tangerine Express brassata con aggiunta di ananas e mandarino.
I consumatori statunitensi quanto gli europei hanno dimostrato di amare le Hazy IPA tanto che si può parlare di una vera e propria Haze Craze, possiamo aspettarci dai birrai californiani nuove birre dall’aspetto velato.
Le birre di Stone Brewing in bottiglia da 0,355 lt. e in lattina da 0,355 lt. sono disponibili in Italia grazie alla collaborazione con Ales&Co, importatore e distributore di birra di qualità che dal 2006 ha l’obiettivo di portare nel bel paese il meglio dei birrifici internazionali. Ales&Co oggi seleziona ed importa i prodotti di oltre di 30 birrifici provenienti da Regno Unito, USA, Danimarca, Germania e Repubblica Ceca ed è partner di riferimento per gli operatori HO.RE.CA e GDO per la categoria birre artigianali.








