giovedì 22 Gennaio 2026

Conserve: scaricati bene incrementi di listino alla GDO. Aziende medio grandi qualche difficoltà

Dopo aver analizzato i bilanci delle aziende della pasta fresca e secca, la nostra indagine prosegue con un altro segmento del mercato molto vasto come quello delle conserve che abbraccia tre categorie merceologiche all'interno degli assortimenti della Grande Distribuzione. Parliamo infatti di conserve animali, conserve vegetali e trasformati dei pomodori come pelati, polpa e passate. In tutto 1.170 realtà economiche che fanno riferimento principalmente ai codici Ateco 10.39, 46.31.2 e 46.38.2, con il primo che resta quello principale per le conserve.

Il nostro studio, basato sulle società di capitali che hanno già depositato il bilancio 2022, osserva il comportamento di 482 imprese (circa il 40% del totale) divise per quattro classi di fatturato. Fra queste la più numerosa riguarda le più piccole (da 0 a 10 milioni di euro) che pesano per il 12,6% sul totale del comparto, e sono passate da 320 a 307 perché, come abbiamo già visto, a causa dell'inflazione crescono nei ricavi. Infatti, quelle medio piccole (10-50 milioni di fatturato) che rappresentano un parte molto consistente della categoria con il 34,2% sono salite da 130 a 134. Sono invece aumentate da 18 a 24 le imprese medio grandi (da 50 a 100 milioni) mentre le più grandi – che incidono per il 34,9% sulla categoria – sono aumentate da 11 a 14.

A differenza di quanto visto nel mondo della pasta, dove gli incrementi avevano riguardato solo le grandi aziende, nelle conserve il trend generale dell'industria è cresciuto. Anche quelle di medie dimensioni sono interessate da un grande passo avanti in termini di fatturato arrivando al 24,9%, mentre le grandi industrie oltre i 100 milioni di fatturato hanno incrementato addirittura del 27,8%, un dato simile a quello visto fra le più importanti protagoniste della pasta.

La crescita è invece molto più contenuta (+4,5%) per le aziende medio piccole mentre è minimo (+0,5%) per quelle sotto i dieci milioni, confermando anche qui un fenomeno già riscontrato analizzando l'altro segmento nel quale il primo margine era in rilevante diminuzione, attestato intorno al 5%.

E se da un lato non sorprende registrare incrementi di fatturato grazie all'inflazione, diverso è il ragionamento che coinvolge le marginalità, ovvero l'utile di profitto.

Il comparto ha sofferto? Ad ascoltare l'industria durante tutto il corso dello scorso anno, ed anche questo, sembrerebbe che la situazione dei loro conti economici sia decisamente complicata, che stiano registrando un deciso calo della marginalità rispetto al passato. Ma è davvero così?

Entriamo nel merito:

Le grandi aziende hanno incrementato il primo margine (da 33,3% a 34,3%) al pari delle medio piccole (da 30,1% a 30,3%) mentre quelle con il fatturato più basso hanno visto calare il loro dato (da 33,8% a 33,1%), con l'unico aspetto di rilievo legato alle imprese medio grandi che hanno perso più del 5% (da 30,8% a 25,6%).

I costi per i servizi, comprendenti anche le spese energetiche che hanno segnato pesantemente l'annata, nel mondo di rossi e conserve registrano un totale ponderato superiore al 2022 (da 17,8% a 18,9%) che nelle diverse classi dimensionali registra un incremento abbastanza rilevante nelle grandi aziende (da 18,9% a 20,1%) mentre in quelle medio grandi il costo è diminuito di quasi un punto (da 16,5% a 15,6%); andamento opposto a quello delle aziende medio piccole (da 14% a 15,4%) mentre nelle piccole ha avuto un ribasso minimo.

Le prime sorprese di questo settore arrivano quindi dall'EBITDA il cui totale ponderato registra una leggerissima diminuzione dal 7,1% al 6,7% mentre per le grandi aziende cresce dello 0,3% e cala nelle medio grandi che scendono dal 7% al 5,2%. Vanno meglio le medio piccole che dal 6,9% si attestano al 7,4% e in questo caso è necessario ricordare che questa classe vale in 34,2% del fatturato complessivo. Infine le aziende fino a 10 milioni scendono da 7,6% a 6,2%.

Per quanto riguarda ammortamenti e svalutazioni, se nel mondo della pasta avevamo visto una generale decrescita qui è quasi impercettibile (da 3% a 2,8%). Di fatto la categoria non ha avuto bisogno di rinunciare agli ammortamenti non avendo avvertito uno stress eccessivo in termini di marginalità.

E gli EBIT?

A parte le aziende medio grandi che hanno sofferto e non poco (da 5% a 3,2%), le grandi sono cresciute arrivando al 4% mentre le medio piccole hanno guadagnato lo 0,6% e le piccole sono scese da 4,9% a 3,4%. Il totale ponderato registra invece un importante -0,1% (da 4% a 3,9%).

Un andamento simile a quello che riscontriamo nei Proft Margin dove il totale ponderato pareggia quello del 2021 (2,5%) mentre assistiamo a un decremento della classe di fatturato da 0 a 10 milioni (da 3,2% a 2%) analogo a quello delle imprese medio grandi che hanno sofferto scendendo da 3,4% a 2%. Hanno infine incrementato il loro utile di esercizio le due classi di fatturato che insieme arrivano al 70% del totale, ovvero quelle da 10 a 50 milioni (da 2,6% a 3%) e quelle oltre i cento milioni (da 1,6% a 2,7%).

Dallo studio dei bilanci di rossi e conserve emerge dunque che nonostante gli incrementi per le materie prime, il packaging ma soprattutto il vetro, le aziende hanno scaricato bene gli incrementi di listino alla Grande Distribuzione che, dal canto suo, li ha accettati.

L'unica classe di fatturato ad aver risentito di qualche difficoltà sembra essere quella delle imprese medio grandi che sembrano seguire un po' le sorti già viste nella pasta con il decremento della marginalità, degli EBITDA e una leggera crescita dell'indicatore dei costi per servizi. Con l'unica differenza che in quel segmento la crescita delle aziende da 50 a 100 milioni di fatturato non era a doppia cifra come per le grandi realtà, mentre fra le conserve tutti – dai 50 milioni in poi – hanno aumentato il loro fatturato, oltre il 25%.

Noi abbiamo già chiarito come i forti incrementi dei ricavi abbiano portato ad automatici abbassamenti dei costi fissi - soprattutto del costo del lavoro - anche se nel mondo delle conserve si riflettono molto sugli ammortamenti e meno sul personale, mentre i costi variabili sono tanti. Lo vedremo meglio nell'analisi di benchmark entrando nel merito delle singole aziende.

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