De Nard (Ad NIQ Italia): nati con le multinazionali, ma guardiamo con interesse alle PMI italiane

Luca De Nard, Amministratore Delegato di NIQ Italia spiega a GDONews i nuovi obiettivi dell'azienda nell'area del Largo Consumo. Nielsen IQ è nata con le multinazionali, ora però è arrivato il momento di aiutare le PMI nella loro evoluzione e nella loro internazionalizzazione

Luca de Nard è Amministratore Delegato di NIQ Italia da due anni, dopo una lunga esperienza all’estero. La sua direzione italiana ha coinciso con un forte cambio sia delle abitudini di consumo che dell’offerta del mass market, determinati dal post Covid-19. NIQ stessa sta vivendo una forte evoluzione, cercando di adattare sempre di più  i suoi schemi al tessuto economico nazionale. In questa intervista, realizzata in occasione della 38esima edizione de Linkontro, kermesse che mette in contatto distribuzione moderna e industria di marca ed organizzata da NIQ Italia, l’Ad spiega il nuovo rapporto che l’azienda leader nel settore della consumer intelligence vuole instaurare con le Pmi italiane.

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D: De Nard, Nielsen IQ, è stata stata una partner strategica delle grandi multinazionali nel settore del Largo Consumo. E’ possibile, per una realtà così importante, calarsi in un nuovo ruolo in grado di supportare attivamente le Pmi italiane, che costituiscono l’ossatura del sistema produttivo italiano, soprattutto nell’agroalimentare? 

R: “C’è un fondo di verità in quest’affermazione legata al nostro rapporto con le multinazionali: è nella nostra storia, quest’anno compiamo cent’anni, perché nasciamo come un’azienda al servizio di Coca-Cola e Procter and Gamble, etc, perciò fa parte del nostro DNA. Ma c’è in noi anche la volontà di adattarsi e di cogliere al meglio le opportunità che il mercato offre in Italia. In particolare, è necessario lavorare a più stretto contatto con le PMI, è necessario aiutare il loro sviluppo nel mercato, è necessario aiutare il loro sviluppo nell’internazionalizzazione perché tante PMI lavorano molto bene sull’estero e hanno bisogno di capire come va il loro prodotto. Le PMI in Italia sono molto localizzate e spesso esprimono nicchie fantastiche di prodotto di cui sarebbe bellissimo potessero beneficiare i consumatori di tutto il Paese”.

D: Le PMI sono tradizionalmente molto concentrate su loro stesse e non sono dotate, a livello strutturale, di particolari competenze nelle loro attività di marketing: cosa potete offrire loro nel momento in cui decidono di relazionarsi con il mondo della distribuzione?

R: “Questo è il nostro punto di forza. E’ chiaro che non tutte le aziende hanno la struttura organizzativa della grande multinazionale che può disporre di team di ricerca e analisi, ma non serve una grande quantità di dati. A volte è sufficiente avere 4-5 indicatori chiave che aiutano ad avere un confronto con un retailer per capire se c’è l’opportunità di valutare il tuo prodotto”.

D: Chi lavora nel mondo dell’industria però penserà che i servizi di “Nielsen” costino una fortuna…

R: “No, non è quella la questione. E’ ovvio che i servizi hanno un loro valore, ma non è una questione di prezzo. È una questione di ritorno dell’investimento. Non si può certo pretendere che una piccola impresa abbia i budget di una multinazionale: sta anche a noi aiutare queste imprese a capire cosa serve loro. Quali dati veramente aggiungono valore al loro business? Quali dati aiutano il loro business a crescere? A quel punto il prezzo non è più un problema”.

D: Quali sono le vostre sfide e i vostri obiettivi per i prossimi 2-3 anni?

R: “La sfida è una sola. E’ la stessa sfida dall’inizio dal 1923: capire i consumatori. La vera difficoltà è che i consumatori del 2023, rispetto a quelli del 1923, quando siamo stati fondati, sono molto diversi, hanno una capacità di interazione con i brand e con i prodotti molto più ampie. Si sono moltiplicati i cosiddetti touch point, i punti di contatto. Non più solo la radio, la TV, il punto vendita: basta pensare al digitale”. I consumatori fanno scelte a volte anche inaspettate. I consumatori vanno seguiti e chiedersi semplicemente quanto ho venduto in un supermercato potrebbe non essere più sufficiente”.

D: Il consumatore post Covid è molto più consapevole, soprattutto sul tema della sostenibilità, e l’offerta si è orientata in modo conforme: l’Italia è in linea con questa tendenza generale o presenta alcune caratteristiche specifiche?

R: “Il mercato italiano ha le sue peculiarità, però direi che l’Italia è ben allineata ai grandi trend globali, per esempio il bisogno di sostenibilità nella sua accezione più ampia che non è più procrastinabile: il prodotto deve essere sostenibile nel contenuto, nel packaging, nella comunicazione, altrimenti non verrà acquistato e andrà a morire”.