
La tabella seguente offre indicazioni sulla qualità della crescita, mostrando l'andamento del fatturato e dell'Ebitda negli ultimi 5 anni, dal 2017 al 2021.

I segni negativi sono pochissimi e ridotti nel valore. Nel dettaglio Isa Spa nel quinquennio 2017-2021 non è cresciuta di fatturato però ha molto aumentato i margini; F.lli Morgese ha decrementato di appena -1,87% nel quinquennio, anch’egli incrementando i margini del 11%. Caramico ha perso il 14,53% del suo fatturato ma ha incrementato i margini a tre cifre.
Nel quinquennio, delle aziende sotto analisi, è di particolare interesse la crescita realizzata da Piccolo (+60%) e da GRD (+79%). Altro indicatore interessante è che quasi tutte hanno decisamente migliorato i loro margini Ebitda.
Il prossimo grafico incrocia la crescita a 5 anni del fatturato con quella della redditività e offre uno spaccato della qualità della crescita: nel complesso tutti i gruppi analizzati hanno svolto un ottimo lavoro sul mercato in questo periodo così travagliato. Tutte le imprese hanno solidificato la loro marginalità e se qualcuna ha diminuito il fatturato è stato per una modesta entità.

Il Bilancio 2021
Il 2021 è stato un anno complicato per la GDO perché ha dovuto scontare un periodo di grande crescita che dal 2020, per molti ma non per tutti, si è protratto sino ai primi 4/6 mesi del 2021 per poi calare vistosamente nell’ultima parte dell’anno. La marginalità, nel dettaglio, della GDO è stata più bassa rispetto all’anno precedente principalmente a causa del forte incremento della pressione promozionale ed un incremento generale dei costi di gestione. Tuttavia, le aziende analizzate che, ricordiamo, svolgono l’attività di cash&carry in modo preminente, sono state esenti dagli eventi negativi descritti. Infatti tutte hanno raggiunto un buon risultato di Ebit, particolarmente significativo quello di Erregi, Gambardella, grossy e Isa Spa.

Il grafico relativo all'andamento del margine di profitto ricalca grosso modo quanto abbiamo visto per l'Ebit.

Guardiamo adesso al rendimento del capitale investito attraverso l'indice ROI che esprime quanto rende l'investimento fatto in una determinata impresa.
Delle nove aziende analizzate, tre presentano un indicatore superiore a 5 (Grossy, Gambardella e Erregi), quello delle altre non è particolarmente apprezzabile.

Nel prossimo paragrafo pubblichiamo il conto economico riclassificato e ne spieghiamo le voci principali, ovvero quelle utili a motivare i risultati che abbiamo visto fino a questo punto dell'analisi: la tabella mostra l'incidenza percentuale dei costi di gestione, cioè dei fattori che stanno alla base dei risultati in termini di Ebit e Profit margin.

Il primo dato cui guardiamo è il margine commerciale allargato, i cui valori sono compresi tra il 23% di Piccolo e il 7,5% di GRD. Nel valutare il dato bisogna tenere conto dei diversi modelli di business adottati dalle imprese del benchmark, perché alcune hanno negozi diretti e altre no, fatto che ovviamente incide moltissimo su costi e - conseguentemente - margini
Esaminiamo adesso la gestione delle imprese attraverso alcuni indicatori relativi al grado di efficienza economico finanziaria. Il primo grafico riguarda la gestione del magazzino e mostra il tempo medio di giacenza delle scorte: si va da Gambardella con 19 giorni di giacenza media fino ai 49 giorni massimi di qualche retailer analizzato. In generale, però, tutti hanno una buona rotazione di magazzino.

Di seguito il grafico relativo ai tempi medi di incasso dalla clientela: la più lenta a incassare è Moderna 2020 con 87 giorni. Segue, Grossy (62 giorni). Le altre imprese del benchmark sono tutte al di sotto dei 60 giorni. Alcune presentano con valori bassissimi come ad esempio F.lli Morgese (17 giorni) e Isa (29).

I tempi medi di pagamento dei fornitori sono indicati nel prossimo grafico: la più veloce a pagare è F.lli Morgese (49 giorni) mentre la più lenta è GRD con 187 giorni. Segue Erregi (85 giorni). Le rimanenti hanno una buona media.

Gli ultimi tre grafici sono dedicati alla solidità finanziarie di queste aziende del gruppo Végé: vedremo che si tratta di imprese che sono decisamente solide a livello finanziario, che non hanno problemi di debito, e che utilizzano in modo appropriato i debiti a breve.
Partiamo proprio dalla dotazione di capitale con il grafico seguente che è dedicato al rapporto fra mezzi propri e attivo patrimoniale, cioè alla capitalizzazione. In linea di massima, si ritiene che un'azienda sia ben capitalizzata quando questo indicatore raggiunge almeno il 30%. Vediamo che tre imprese del cluster sono ben lontane dal raggiungere questa soglia: GRD (non arriva all'1%), Grossy (16%) e Erregi (16,1%). Avrebbero senz'altro bisogno di irrobustire la base patrimoniale. Le altre aziende hanno una buona capitalizzazione.

Il prossimo grafico descrive la situazione del rapporto tra debiti finanziari netti e ricavi, mostrando uno scenario virtuoso: la tensione finanziaria può esserci quando un'azienda ha un debito finanziario che supera il 30%, mentre diverse aziende di questo benchmark hanno valori addirittura negativi, salvo qualcuna che mostra indicatori comunque decisamente rassicuranti. Significa che non hanno assolutamente problemi a rimborsare i prestiti con la cassa.

L'ultimo grafico riguarda il rapporto fra i debiti a breve e i ricavi che per tutto questo gruppo di aziende Végé è molto sostenibile: anche in questo caso, si ritiene che le imprese possano sperimentare difficoltà nel sostenere i debiti con i ricavati delle vendite se l'indicatore supera il 50%. Nessuna delle imprese esaminate si avvicina a questa soglia: il valore più alto è di GRD con il 32,3%, ben lontano dall'area di rischio. Il valore migliore lo esprime Gambardella (15,2%).

