mercoledì 21 Gennaio 2026

Cash&Carry e supermercati, i gruppi di Vègè che stanno evolvendo il loro business verso il vero retail. Ecco i risultati

L'articolo mette a confronto 9 retailer del gruppo VèGè che svolgono l'attività di Cash&Carry e anche quella della vendita al dettaglio (e ingrosso) con supermercati. Da Isa Spa in Sardegna, che possiede una profonda numerica di punti vendita con molti affiliati, alla siciliana Grossy che opera come grossista con due punti vendita, la varietà delle casistiche che Vègè presenta è notevole però, come si legge nell'articolo, tutte possiedono una buona solidità finanziaria. L'articolo fa letteralmente i raggi X a tutte, e nel metterle a confronto si comprendono meglio le qualità di ciascuno di loro, ma anche i limiti.

Questa analisi è dedicata ad un secondo cluster di aziende che fanno capo al gruppo Végé, ovvero quelle numerose che, pur essendo solide e molto attive nei loro mercati, assieme non arrivano ad esprimere il 50% dei ricavi di tutto il gruppo VèGè. La scorsa settimana, i nostri lettori ricorderanno che ci eravamo dedicati alle quattro più importanti del Gruppo per dimensione (Bennet, Tosano, Multicedi e Arena) e si era scritto che da sole realizzano il 50% del totale del fatturato.

Giova ricordare che il gruppo Végé complessivamente si compone di 33 imprese e, al netto delle 4 big analizzate la scorsa settimana, il resto dei soci è un universo estremamente variegato al proprio interno che GDONews ha suddiviso in due macrogruppi: il primo composto da aziende attive sia nel segmento delle vendite ai supermercati che cash and carry, settore nel quale producono la maggior parte dei loro ricavi, e che analizzeremo in questo articolo; il secondo è composto da retailer che svolgono esclusivamente attività di vendita al dettaglio (supermercati), indipendentemente dal fatto che lo facciano con negozi diretti o in affiliazione/soci.

Questo articolo è dedicato al primo gruppo e comprende Piccolo SRL, Moderna 2020 Srl, Isa Spa, Grossy, GRD soc. cons., Gambardella Spa, F.lli Morgese, Emmegi e Caramico Spa. Come si è già scritto in altro articolo, non concedendo VéGè esclusive territoriali, in alcune zone le imprese analizzate si sovrappongono.

In questo metteremo a confronto le imprese sia nelle prestazioni di bilancio 2021, sia allargando lo sguardo ai principali indicatori degli ultimi cinque anni (2017-2021) per avere un'idea completa del loro stato di salute.

L’analisi è stata svolta utilizzando la web app di GDONews “Benchmark On Line”, utilizzabile da tutti gli abbonati PREMIUM che permette di mettere a confronto i bilanci di 5 anni di tutti i player della GDO italiana e di circa 4650 affiliati. Alla fine del testo gli abbonati premium possono scaricare un PDF, estratto della piattaforma dentro GDONews, con ulteriori dettagli su tutti gli indicatori economici.

Una prima dimostrazione di quanto sia variegato questo cluster di imprese viene dalla prossima tabella che riporta il fatturato generato nel corso dell'esercizio 2021: si va dai quasi 29 milioni di Grossy ai 350 milioni di Moderna 2020.

La tabella seguente offre indicazioni sulla qualità della crescita, mostrando l'andamento del fatturato e dell'Ebitda negli ultimi 5 anni, dal 2017 al 2021.

I segni negativi sono pochissimi e ridotti nel valore. Nel dettaglio Isa Spa nel quinquennio 2017-2021 non è cresciuta di fatturato però ha molto aumentato i margini; F.lli Morgese ha decrementato di appena -1,87% nel quinquennio, anch’egli incrementando i margini del 11%. Caramico ha perso il 14,53% del suo fatturato ma ha incrementato i margini a tre cifre.

Nel quinquennio, delle aziende sotto analisi, è di particolare interesse la crescita realizzata da Piccolo (+60%) e da GRD (+79%). Altro indicatore interessante è che quasi tutte hanno decisamente migliorato i loro margini Ebitda.

Il prossimo grafico incrocia la crescita a 5 anni del fatturato con quella della redditività e offre uno spaccato della qualità della crescita: nel complesso tutti i gruppi analizzati hanno svolto un ottimo lavoro sul mercato in questo periodo così travagliato. Tutte le imprese hanno solidificato la loro marginalità e se qualcuna ha diminuito il fatturato è stato per una modesta entità.

Il Bilancio 2021

Il 2021 è stato un anno complicato per la GDO perché ha dovuto scontare un periodo di grande crescita che dal 2020, per molti ma non per tutti, si è protratto sino ai primi 4/6 mesi del 2021 per poi calare vistosamente nell’ultima parte dell’anno. La marginalità, nel dettaglio, della GDO è stata più bassa rispetto all’anno precedente principalmente a causa del forte incremento della pressione promozionale ed un incremento generale dei costi di gestione. Tuttavia, le aziende analizzate che, ricordiamo, svolgono l’attività di cash&carry in modo preminente, sono state esenti dagli eventi negativi descritti. Infatti tutte hanno raggiunto un buon risultato di Ebit, particolarmente significativo quello di Erregi, Gambardella, grossy e Isa Spa.

Il grafico relativo all'andamento del margine di profitto ricalca grosso modo quanto abbiamo visto per l'Ebit.

Guardiamo adesso al rendimento del capitale investito attraverso l'indice ROI che esprime quanto rende l'investimento fatto in una determinata impresa.
Delle nove aziende analizzate, tre presentano un indicatore superiore a 5 (Grossy, Gambardella e Erregi), quello delle altre non è particolarmente apprezzabile.

Nel prossimo paragrafo pubblichiamo il conto economico riclassificato e ne spieghiamo le voci principali, ovvero quelle utili a motivare i risultati che abbiamo visto fino a questo punto dell'analisi: la tabella mostra l'incidenza percentuale dei costi di gestione, cioè dei fattori che stanno alla base dei risultati in termini di Ebit e Profit margin.

 

Il primo dato cui guardiamo è il margine commerciale allargato, i cui valori sono compresi tra il 23% di Piccolo e il 7,5% di GRD. Nel valutare il dato bisogna tenere conto dei diversi modelli di business adottati dalle imprese del benchmark, perché alcune hanno negozi diretti e altre no, fatto che ovviamente incide moltissimo su costi e - conseguentemente - margini

Esaminiamo adesso la gestione delle imprese attraverso alcuni indicatori relativi al grado di efficienza economico finanziaria. Il primo grafico riguarda la gestione del magazzino e mostra il tempo medio di giacenza delle scorte: si va da Gambardella con 19 giorni di giacenza media fino ai 49 giorni massimi di qualche retailer analizzato. In generale, però, tutti hanno una buona rotazione di magazzino.

Di seguito il grafico relativo ai tempi medi di incasso dalla clientela: la più lenta a incassare è Moderna 2020 con 87 giorni. Segue, Grossy (62 giorni). Le altre imprese del benchmark sono tutte al di sotto dei 60 giorni. Alcune presentano con valori bassissimi come ad esempio F.lli Morgese (17 giorni) e Isa (29).

I tempi medi di pagamento dei fornitori sono indicati nel prossimo grafico: la più veloce a pagare è F.lli Morgese (49 giorni) mentre la più lenta è GRD con 187 giorni. Segue Erregi (85 giorni). Le rimanenti hanno una buona media.

Gli ultimi tre grafici sono dedicati alla solidità finanziarie di queste aziende del gruppo Végé: vedremo che si tratta di imprese che sono decisamente solide a livello finanziario, che non hanno problemi di debito, e che utilizzano in modo appropriato i debiti a breve.

Partiamo proprio dalla dotazione di capitale con il grafico seguente che è dedicato al rapporto fra mezzi propri e attivo patrimoniale, cioè alla capitalizzazione. In linea di massima, si ritiene che un'azienda sia ben capitalizzata quando questo indicatore raggiunge almeno il 30%. Vediamo che tre imprese del cluster sono ben lontane dal raggiungere questa soglia: GRD (non arriva all'1%), Grossy (16%) e Erregi (16,1%). Avrebbero senz'altro bisogno di irrobustire la base patrimoniale. Le altre aziende hanno una buona capitalizzazione.

 

Il prossimo grafico descrive la situazione del rapporto tra debiti finanziari netti e ricavi, mostrando uno scenario virtuoso: la tensione finanziaria può esserci quando un'azienda ha un debito finanziario che supera il 30%, mentre diverse aziende di questo benchmark hanno valori addirittura negativi, salvo qualcuna che mostra indicatori comunque decisamente rassicuranti. Significa che non hanno assolutamente problemi a rimborsare i prestiti con la cassa.

L'ultimo grafico riguarda il rapporto fra i debiti a breve e i ricavi che per tutto questo gruppo di aziende Végé è molto sostenibile: anche in questo caso, si ritiene che le imprese possano sperimentare difficoltà nel sostenere i debiti con i ricavati delle vendite se l'indicatore supera il 50%. Nessuna delle imprese esaminate si avvicina a questa soglia: il valore più alto è di GRD con il 32,3%, ben lontano dall'area di rischio. Il valore migliore lo esprime Gambardella (15,2%).

 

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