, il 2021 è andato bene in termini di vendite per il settore, con una crescita media di quasi l'11% anno su anno. Nel 2020, le vendite si erano invece contratte, tranne che per le imprese medio-grandi, quelle che realizzano fatturati tra 50 e 100 milioni di euro. Il dato di crescita del 2021 è ovviamente un valore medio riferito al comparto: nel dettaglio 515 aziende hanno accresciuto i ricavi, 3 li hanno mantenuti stabili e 117 li hanno ridotti. Spostando l'attenzione sul livello dimensionale dei diversi player attivi, si nota che le imprese medio-grandi nel 2021 hanno sperimentato un trend molto positivo, mentre sia le piccole imprese che quelle grandi sono state meno dinamiche.

Per entrare nel dettaglio dell'analisi, i conti economici sintetici delle aziende verranno raffrontati tra di loro, prestando particolare attenzione alle seguenti voci: fatturato, consumo di materie prime, primo margine (ovvero la differenza fra le vendite e il consumo di materie prime), costi operativi, Ebit (cioè la differenza tra il primo margine e i costi operativi), area extra caratteristica, profitto o perdita di esercizio.
“L'analisi evidenzia una netta correlazione fra le dimensioni aziendali e l’entità dei profitti: il profitto delle grandi è tre volte quello delle piccole”, dice Giuseppe Di Napoli che aggiunge: “Nel 2021 i profitti delle aziende del settore formaggi, in media, sono leggermente cresciuti rispetto al 2020. L'incremento dei ricavi è stato pari allo 0,5%, ma ha mostrato trend anche molto differenti fra le varie classi dimensionali. Si è registrata una crescita del profitto per le aziende minori e le grandi, mentre si è avuta una riduzione del profitto per le medie e medio-grandi”.
Il prossimo grafico mostra i dati relativi alla marginalità e alla profittabilità, mettendo a confronto il 2020 e il 2021.

“Nel 2021 le società analizzate hanno mediamente prodotto un profitto pari allo 0,53% del fatturato, in lieve crescita rispetto allo 0,48% del 2020 – dice Di Napoli -. I profitti operativi, indicati dall'Ebit, si sono ridotti in media di 0,1 punti, ma questo calo è stato riassorbito dalla diminuzione degli oneri finanziari e delle imposte, portando ad un leggero aumento del risultato finale. L’incidenza del costo delle materie prime si è incrementata di 0,1 punti sui ricavi, e questo, a parità di incidenza dei costi operativi, ha ridotto il margine operativo come sopra illustrato”.
Nel 2021 soltanto 115 aziende su 635 (il 18%) hanno chiuso in perdita, a fronte delle 151 su 635 (24%) del 2020: “Questo deriva dal fatto che l'esercizio 2020 è stato penalizzato dalla pandemia e caratterizzato dalla riduzione dei ricavi generati dai prodotti a peso variabile”, aggiunge l'analista.
Il prossimo grafico suddivide gli stessi dati in base alla classe dimensionale delle imprese e mostra come le realtà grandi e medio grandi (da 50 milioni di ricavi in su) sono quelle più redditizie, con profitti anche più che doppi rispetto alle aziende di dimensioni minori.

“Le aziende piccole e medie, ovvero con fatturati compresi, rispettivamente, fra zero e 10 milioni e fra 10 e 50 milioni di fatturato, hanno livelli di redditività operativa e di profitto molto vicini fra loro pur avendo modelli di business diversi fra loro – dice Di Napoli -. Rispetto alle aziende più redditizie queste si differenziano per il miglior primo margine, perché spesso producono prodotti più artigianali, che tuttavia viene eroso da una minore snellezza operativa e dal maggior costo del credito”.
Il prossimo grafico riunisce i dati di tutte le 635 imprese esaminate e li tratta come se esse costituissero un'unica grande azienda: questo permette di avere una visione complessiva, e supportata da numeri, di qual è stato l'andamento del comparto caseario in Italia nel 2021, sebbene i dati medi di cui ai precedenti capoversi sono più precisi perchè rispecchiano meglio l'andamento del comparto.

“L'esame condotto sul conto economico cumulato di tutte le imprese evidenzia che nel 2021 il costo delle materie prime è cresciuto più delle vendite, rispettivamente il 12,8% contro l'11,3%” spiega Di Napoli. “Anche i costi per ammortamenti e svalutazioni sono aumentati in misura superiore ai ricavi, salendo del +12,8%, mentre tutti gli altri costi sono cresciuti di meno.
Quindi il valore della produzione è aumentato di meno rispetto ai costi di gestione, e vi è stata una crescita di margini e profitti meno che proporzionale rispetto ai ricavi. L’Ebit è cresciuto del 10,5%, mentre i profitti sono aumentati del 9,4%, un valore interessante, ma inferiore ai ricavi. Per queste motivazioni il grado di profitto delle aziende casearie è diminuito rispetto al 2020”.