Si è appena conclusa anche la fiera Tuttofood a Milano con un successo di pubblico degno dell’epoca pre-covid, superando i 150 mila visitatori. Nel 2019 erano stati 82 mila quelli registrati, pertanto si è duplicato il numero delle persone che hanno visitato la fiera la quale, vale la pena ricordarlo, riuniva assieme a Tuttofood, anche la Fiera Host e MeatTech.
Eppure, molti espositori, i fornitori della GDO, non erano così soddisfatti durante la manifestazione fieristica milanese. Molte persone hanno davvero visitato gli stand stand, ma di buyer se ne sono visti pochissimi. Questo era il “mood” dominante lunedì e martedì nei corridoi della fiera.
Le lamentele degli espositori erano, a dire il vero, molto più estese: Anuga, la fiera di Colonia (Germania) tra le più importanti al mondo per il settore alimentare, che si è svolta al principio del mese di ottobre, e che ha preceduto Tuttofood, è stata un vero fiasco a detta di tutti quelli che avevano impostato tutta la loro strategia su questi due eventi. Anuga si è rivelata un fiasco totale secondo tutti gli operatori della GDO presenti a Tuttofood, e questa fiera, a Milano, dove si mischiavano più eventi in uno, svolgendosi tra l’altro a cavallo di un fine settimana, ha lasciato l’amaro in bocca a tutti.
Di business se n’è fatto poco e di soldi se ne sono spesi tanti.
D’altro canto l’OMS proprio due giorni fa, in un comunicato stampa, ha dichiarato che la pandemia è molto distante dalla sua soluzione; ne è prova i contagi che tornano a crescere nell’est Europa e soprattutto nei paesi attorno alla Russia, compresa, e sino a quando il mondo funzionerà a singhiozzo, tra un lockdown in Cina (che si accingono a realizzare nella città di Lanzhou a causa di un focolaio) e diversi in Russia, una escalation di casi COVID in UK, non si può certo pensare che la normalità sia alle porte.
Le conseguenze sono queste: una Fiera Cibus con la metà dei visitatori, ma almeno è stata la prima e coraggiosissima, e, nonostante ciò, con una buona presenza della GDO italiana ed europea, con Anuga un totale fiasco, ed un Tuttofood che ha visto molte presenze ma con poca qualità.
Insomma, tutti delusi o quasi.
Con questo non bisogna condannare le Fiere, che stanno facendo del loro meglio, e dove le italiane hanno portato a casa risultati notevolmente migliori rispetto a quelli realizzati dai tedeschi di Anuga.
Adesso a dicembre ci aspetta ad Amsterdam la PLMA (14-15) ed a Gennaio Marca (19-20), le due fiere della private label.
Su Marca ciò che si doveva scrivere si è scritto: è una fiera italiana tra italiani, di estero non ha mai espresso quasi nulla nonostante gli sforzi, e la stessa presenza della GDO tra gli espositori italiani è un buon motivo per non vedere presenti quelli stranieri, ed è probabile che funzionerà nei limiti delle presenze e delle aspettative. Là, dentro i nostri confini, se il contenimento della pandemia non muterà, a quelle semplici aspettative non sarà difficile arrivare. Diverso il discorso per PLMA: è la fiera della private label internazionale per eccellenza, sotto il Natale, con molte geografie ancora troppo timorose a viaggiare, insomma il rischio che sia una Anuga 2, se non peggio, è altissimo.
In questo quadro i fornitori della GDO italiana ed internazionale cosa si devono aspettare? Come si devono comportare? Dove devono investire?
Devono negoziare con gli enti fieristici, devono cercare di comprendere cosa davvero può portare loro manifestazioni come queste, in un periodo che continua ad essere pandemico, e dove devono assolutamente saper misurare i loro investimenti.
Fiere di Parma Cibus, ad esempio, ha creato il Lab on line, un workshop che tutti i mesi vede GDO ed industria a confronto, da cui nasce un e-book che viene inviato a tutti i buyer italiani delle categorie merceologiche coinvolte, realizzati assieme ai contributi di Istituto Piepoli e delle sue ricerche sui consumatori italiani, e da IRI con le analisi sulle vendite.
Grazie alla forza di diffusione di GDONews, oltre 70 mila follower nei suoi profili sulla piattaforma LinkedIn dove si svolgono le LIVE, Cibus Lab riesce ad arrivare ad un vasto pubblico professionale che si iscrive copioso e che viene coinvolto grazie ai contenuti, e dove con costi molto limitati ci si può mettere in evidenza e dialogare con i buyer.
Insomma, qualità degli investimenti, che oggi devono essere contenuti ma efficaci, e grande dinamismo commerciale anche on line con il supporto del materiale che esperienze come Cibus Lab possono portare (libri regalati a tutti i buyer della GDO con gli studi sulle categorie merceologiche), sono le soluzioni che l’industria deve saper intraprendere assieme a più importanti investimenti verso fiere nostrane, e non quelle straniere soprattutto con respiro dichiaratamente internazionale, sino a quando la pandemia non sarà terminata.
Queste sono le strade che devono essere perseguite dalla nostra industria di produzione.
Nei prossimi giorni verrà pubblicato, a tal proposito, il programma annuale di Cibus Lab 2022, con 10 eventi dove i protagonisti sono i buyer e la GDO che si confrontano apertamente e senza distinzioni di sorta.
Per ulteriori informazioni sugli eventi e sulle opportunità per il 2022 che offre GDONews, anche assieme a Fiere Parma Cibus scrivi a commerciale@gdonews.it o compila il modulo per essere contattato










Non solo non vengono alle fiere…ma la maggior parte dei buyer non riceve …e va bene perche’ sono disposizioni dall’alto ma la vergogna e’ che non rispondono alle mail e ai cellulari aziendali. Sono a disposizione solo delle multinazionali /o delle aziende importanti . Il resto delle aziende ha un estrema difficolta’ a contattare i buyer/impiegati . Buyer o category e’ una parola grossa …di prodotti ne sanno poco , ritengono che il loro mestiere e’ di richiedere denaro alla media piccola industria. Leoni con i piccoli pecore con i grandi.