Gruppo Sogegross: distintività e tutela del territorio le nostre armi. Intervista a Roberto Erriu, Resp acquisti deperibili

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Localismo e ottimizzazione dell’offerta sono tratti distintivi di Sogegross anche per quanto riguarda i salumi, per un gruppo con oltre sessanta punti vendita di proprietà e un core business che dalla Liguria si è allargato anche a Piemonte ed Emilia Romagna. Una realtà illustrata dal direttore acquisti operativo dei deperibili Roberto Erriu nel workshop di Cibus Lab “Salumi: prospettive post Covid dei diversi segmenti. Banco taglio, libero servizio e take away”.

“Per difendere i nostri posizionamenti e competere in determinati palcoscenici – ha spiegato – abbiamo bisogno di trovare i nostri punti di forza all’interno di una proposta commerciale che possa renderci difendibili. Per questo le due leve che ci spostano nel mondo del fresco sono differenziazione della proposta e tutela del territorio. Noi infatti nasciamo come affettatori una quindicina di anni fa con la costruzione di un laboratorio che ha permesso all’azienda di acquisire credibilità nel mondo del take away. Dopo essere stati precursori in questo ambito nel 2018 ci siamo resi conto che la nostra proposta non era più allineata al mercato, visto che comunque facevamo, e facciamo, un lavoro diverso dagli affettatori. Così abbiamo deciso di cercare all’esterno una proposta migliore mantenendo però il marchio dell’insegna come guida all’assortimento. Oggi infatti la grande differenza è fra il take away fatto dall’industria classica e la ricerca nel territorio della proposta migliore. Abbiamo almeno un paio di industrie collegate a noi che sviluppano progetti locali legati proprio al take away. Ma non solo, perché non aspetto che il fornitore mi proponga una soluzione dato che oggi il ruolo del compratore è anche quello di andare a intercettare le preferenze del consumatore con il prodotto e il fornitore. Se, ad esempio, il Salame Sant’Olcese si vende a Genova, io devo trovare chi ha il migliore e chi riesce ad affettarmelo. Il localismo diventa così elemento importante e fidelizzante”.

Un lavoro che viene riconosciuto anche dal cliente: “Nei dieci negozi in Piemonte – ha osservato ancora Erriu – cerchiamo di offrire principalmente prodotti di quella regione, è difficile ma se siamo bravi riusciamo a fare la differenza. Allo stesso modo nei quattro negozi in Emilia dobbiamo avere un marchio insegna con i prodotti del territorio, il nostro take away diventa quindi un’estensione del banco per qualità e per localismo, garantendo al consumatore un’offerta diversa dalle altre. Un ambito – ha proseguito – che non vive di pressione promozionale e nel quale riusciamo ad assicurare quello che il consumatore non riesce più a trovare nel libero servizio dove forse ci sono una pressione alta e un punto prezzo molto spinto. Qui si trovano invece le specialità e le cose particolari che nel banco sono più difficili da vendere, perché le rotazioni dei prodotti per certe varianti fanno più fatica, mentre nel take away il consumatore è più maturo e consapevole di portare a casa un prodotto di alta qualità e con un livello di servizio superiore a quello del banco”.

Un mercato al quale la fascia più giovane si approccia spesso influenzata da marchi e promozioni e che il Gruppo Sogegross cerca di soddisfare così: “Noi abbiamo dato un ruolo ad ogni reparto. Quattro anni fa in Basko avevamo un assortimento molto profondo, abbiamo poi scelto di fare una selezione importane dei prodotti portandola verso l’alto. Oggi quello che si trova al banco nel 99% dei casi ha un livello qualitativo molto alto che non si trova negli altri reparti. Riusciamo così a compensare bene la proposta del libero servizio del prodotto confezionato, a quella del banco dove si riesce a servire un salume tagliato nel modo giusto accompagnato da informazioni verbali che guidano all’acquisto. Cose che incuriosiscono i giovani che in tempo reale, grazie agli smartphone, possono informarsi su ciò che gli viene raccontato e su quello che stanno comprando. Nel banco quindi diventa fondamentale aggiungere alla qualità del prodotto anche la professionalità di chi lo sta servendo”.

Un aspetto quest’ultimo che secondo Erriu può trarre un vantaggio importante dalle conseguenze della pandemia: “Abbiamo capito che non dobbiamo essere per forza in trenta in un’aula o spostarci da una città all’altra per fare un certo tipo di percorso formativo, e chi ha capacità è in grado di sfruttare questo momento. Possiamo fare la differenza se siamo bravi a prendere i nostri addetti e responsabili di reparto facendogli formazione non solo sul mestiere, ma anche sulla qualità dei prodotti, spiegandogli ad esempio come nascono, con quali tecniche, come vengono stagionati o conservati e soprattutto come trasmettere tutto questo al consumatore. La distribuzione deve accelerare – ha concluso – perché la professionalità, che scarseggia un po’, può farci fare la differenza. Questo, sempre se vogliamo tenere ancora aperti i banchi perché o si riesce a metterli a fattore comune dando valore a ciò che si fa, oppure si rischia di dover prendere un’altra strada cedendo il passo al prodotto confezionato”.

 

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