Qualità, storia e metodo. Sono solo alcuni degli ingredienti che hanno permesso all’Industria Dolciaria Borsari di affrontare la crisi data dalla pandemia, continuando a pianificare il futuro di un gruppo che oggi ha in portafoglio sette brand, tre siti produttivi ed esporta in 62 paesi con una quota del 20% sul totale del fatturato. Una storia quella di Idb che parte dal lontano 1795 a Foligno con la famiglia Muzzi e una tradizione di antica pasticceria che giunta alla terza generazione si è sviluppata fino ad affermarsi con una quota retailing che fa registrare il 30% di presenza nella Gdo italiana facendone un presidio del mercato “premium” delle ricorrenze.

“Dopo tre campagne veramente difficili è già una fortuna essere qui a parlarne” ha ammesso il direttore vendite Paolo Barbero intervenendo al workshop di Cibus Lab e Gdo News “La tradizione italiana dei dolci e delle ricorrenze: prospettive e criticità”, aggiungendo: “Il Covid ha messo a dura prova tutti quanti, sia come settore che come industria e nei prossimi anni dovremo lavorare per recuperare tutto quanto abbiamo lasciato sul terreno. Idb ha capacità, forze e opportunità per tornare ai numeri di prima perché probabilmente nei prossimi anni sarà la qualità a sostenere questo mercato caratterizzato da intense attività mirate per attirare il consumatore”.

“La nostra presenza nel comparto premium, dove lavoriamo in fascia prezzo dai nove euro al chilo a salire fino ai venti, ultimamente più promozionati rispetto alla media della nostra fascia che è undici, il triplo del mercato globale, non si basa solo sulla ricercatezza del packaging, che resta però uno degli elementi cardine. I nostri temi principali – ha spiegato Barbero – sono legati all’attivissimo reparto di ricerca e sviluppo che analizza costantemente stili e abitudini del consumatore, portandoci verso direzioni di gusto e ricette che mirano al target medio-alto. Un’offerta che viene comunque rinnovata ogni anno con dieci o dodici nuove soluzioni, senza mai prescindere dal metodo artigianale. Un metodo contraddistinto da lenta lievitazione madre con impastatrici a braccia tuffanti tipiche della pasticceria e non dell’industria. Attrezzature che negli anni abbiamo moltiplicato per aumentare la capacità produttiva ma senza mai snaturare la nostra origine. Oggi ne abbiamo 36 che abbiniamo ad elaborazioni manuali e a un confezionamento che insieme a ingredienti ricercati e materie prime selezionate, completano tutte le declinazioni in ambito qualità del mercato del lievitato da ricorrenza. Qualità che ci viene riconosciuta anche a livello internazionale e che rafforza la nostra attività quotidiana”.

Quanto al rapporto con la Gdo Barbero ha osservato: “La nostra quota del 20% è ancora sviluppabile ed è supportata dalla produzione di qualità che vede ancora il maggior ambito distribuito nel canale indipendente. Abbiamo quindi marchi e proposte dedicate ai supermercati come “Giovanni Cova” che è il nostro brand di riferimento e che attinge da tutti gli ambiti produttivi del gruppo. Presidia tutto il trimestre delle ricorrenze anche se con i mignon iniziamo prima di ottobre per poi sviluppare le proposte natalizie. “Borsari” è invece il secondo brand che inseriamo in ambito Gdo ed è specializzato nella tradizione veneta, quindi sulla lavorazione del pandoro in tutte le sue declinazioni, anche con specialità esclusive che quest’anno abbiamo proposto da una a più referenze con diversi gusti e soluzioni di acquisto e packaging. “Borsari” completa poi la sua gamma con i mignon e i panettoni da regalo perché vuol essere un’azienda completa e un riferimento del mercato. Non ultimo è l’ambito da forno perché siamo molto presenti con il marchio “Bedetti”  e referenze di altri brand con linee dedicate e ricette particolari e un packaging più vicino a quello della pasticceria”.

Infine sui prezzi: “Con il mondo premium – ha concluso Barbero – si fa più margine e si lavora in un ambiente effervescente e sempre in crescita. Oggi non è più di nicchia ma ricopre una posizione che crea in valore assoluto un margine consistente”.

 

 

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