Discount: il 70% del fatturato viene dalla prossimità ma i 4 leader aprono solo grandi superfici. Fatturati e format

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All’interno di un determinato bacino di utenza normalmente coabitano nuclei famigliari che compongono i differenti estratti sociali e che, in conseguenza delle loro attitudini ai consumi ed in base anche alla disponibilità, scelgono un paio di punti di vendita per la loro spesa “quotidiana”, o per meglio dire frequente e fidelizzata.

Sino ad una decina di anni fa i discount erano considerati delle “seconde scelte” dalla maggior parte dei consumatori che, per i loro acquisti frequenti, si rivolgevano ai formati tradizionali.

Dal 2010 ad oggi il tempo non è trascorso invano, e l’evoluzione dell’offerta del discount è mutata in modo tale che oggi non esiste una classificazione “di genere” che la riduca a seconda scelta, semmai sono le scelte dei consumatori che determinano la fidelizzazione.

In un medesimo bacino di utenza un nucleo famigliare può preferire un punto vendita ad un altro senza nessuna distinzione secondo le sue necessità, se non quella che distingue le ampiezze e le profondità degli assortimenti, ovvero le metrature in base alla varietà dell’offerta.

Le scelte di acquisto dei consumatori partono da un semplice ragionamento: quale tipo di spesa vogliono sostenere, intesa come “quanta spesa voglio fare”, se realizzare un acquisto per le esigenze quotidiane oppure fare una spesa differente per un lasso di tempo più dilatato e con una offerta più ampia. Il cliente decide quindi di approcciare i superstore o gli ipermercati in questo secondo caso, al contrario la scelta ricade su supermercati, superette oppure indistintamente discount secondo le necessità (non economiche).

Oggi la spesa di vicinato (oltre 80 miliardi di euro su circa 110 totali) è nettamente suddivisa in tre proposte: quella che viene denominata “ultra prossimità” o Libero Servizio, cioè le superette di dimensioni non superiori ai 400 mq e che soddisfano determinate necessità ma non altre; quella poi che si può definire di  “immediata prossimità”, ovvero negozi di quartiere ma più grandi, con assortimenti più completi che vanno dai 400 sino ai 1.000 mq, ed infine i negozi di dimensioni superiori che soddisfano una moltitudine di bisogni e sono ubicati in posizioni tali da essere considerati come riferimento per la frequenza all’acquisto. Nei canali di vendita tradizionali queste tre tipologie di offerta si integrano in un articolato progetto di espansione all’interno dei singoli gruppi della GDO.

Nel comparto del discount, invece, i 4 principali player (66% del mercato + Aldi in espansione) hanno all’unisono deciso che i formati più adeguati sono quelli che soddisfano certe metrature, che oggi sono preferibilmente quelli oltre i 1.500 mq. Difficilmente locali con metrature di misure inferiori sono oggetto preferenziale per nuove aperture.

E’ innegabile, tuttavia, che ad oggi tutto il canale discount si poggi anch’esso su una triplice offerta a disposizione del consumatore, esattamente come accade nei formati tradizionali.

La scorsa settimana abbiamo spiegato che dei 21 miliardi di euro espressione del fatturato dei discount nel 2020, solo l’11%

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Dott. Andrea Meneghini
Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare. E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei diversi format in Italia ed in Europa. Collabora con alcuni Gruppi della GDO italiana nelle aree di crisis communication management e news management. Affianca la Direzione Generale di alcuni Gruppi della GDO nella gestione delle strategie aziendali. Collabora anche con aziende del Mass Market Retail all'estero come assistant manager sull'italian food. Si può contattare scrivendo a meneghini@gdonews.it

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