GDO in Puglia, non tutti i retailer sono solidi. Ecco i tempi di pagamento della GDO

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La regione Puglia, in termini di distribuzione alimentare, è un territorio interessante nel quale si divide più che altrove un mass market retail maturo ed evoluto con un mercato al dettaglio e di prossimità molto radicato in una sorta di scontro tra modernità e tradizione molto accentuato, più che in ogni altro territorio dell’area 4.

Si sta parlando di un’area di mercato che pesa il 4,3% del mercato nazionale e circa il 20% dell’area 4.

Consta di quasi 2 mila punti di vendita dei quasi 9 mila negozi di tutta l’area 4, con una metratura media di 520 mq. In Puglia sono presenti una grande parte delle insegne retail nazionali, ma poche sono radicate anche con una sede nella regione.

Molti piccoli e medi fornitori del nord sono ancora preoccupati quando affrontano il mercato del sud senza conoscerlo bene, talvolta con qualche falso mito da sfatare, tra cui quello che i volumi non sono quelli del nord. Non è così, il mercato del sud, e nel dettaglio quello della Puglia, è un mercato molto performante e con notevoli peculiarità, ma soprattutto è un territorio in cui, se si usa conoscenza finanziaria, si può investire con grande profitto su alcune catene della GDO.

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Grazie al software di Benchmark GDO siamo in grado di comprendere a fondo quali sono “le forze in campo”, riconoscere quali sono a rischio ed, infine, sapere quali sono i veri valori di fatturato che caratterizzano il territorio.

Attraverso l’uso del software (vedi DEMO) abbiamo messo a confronto le aziende più importanti della regione per verificare quali siano le più efficienti, quelle che soffrono maggiormente e quelle che sono cresciute di più.

Se si parla della regione Puglia non si può non menzionare Megamark, azienda del gruppo Selex, che si esprime sul mercato con le insegne Dok, Familia ed Iperfamila. La leader è stata messa a confronto in questa analisi con Maiora, altro grande player ad insegna Despar, Interspar ed Eurospar, Apulia società ad insegna Carrefour da poco tempo, Tatò Paride con insegna Coop e Supercentro con insegna Pam e Metà.

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Parliamo di 5 aziende la cui somma dei fatturati (2018) è pari a 2,5 miliardi di euro, dove la sola Megamark ne vale 1,05 miliardi. A seguire Maiora con 580 milioni di euro, poi Apulia con 511 milioni di euro, Tatò Paride con 336 milioni ed infine Supercentro con 130 milioni di euro.

Ovviamente il mercato esprime anche altre grandi insegne che hanno sede fuori dalla regione, presenti anch’esse nel database di BENCHMARK GDO. Anche per queste imprese gli abbonati PREMIUM a GDONews possono utilizzare la web app gratuitamente e mettere a confronto o semplicemente analizzare tutte le prestazioni dei bilanci degli ultimi 5 anni.

Noi abbiamo scelto queste.

Il fatturato, si sa, dice poco se ad esso non viene rapportato ad un trend. A parte Maiora, che è nata dall’unione di vecchi protagonisti del territorio e che, quindi, da zero o quasi arriva a crescite di oltre il 400% in 5 anni, le rimanenti quattro presentano le seguenti dinamiche: 1 di 4 è cresciuta (in modo organico) di oltre il 70% in 5 anni, un’altra di oltre il 50%, una terza del 13% ed infine 1 sola ha perso il -1,2% in 5 anni.

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Parlare di margine commerciale in GDO ha poco senso perché questo cambia a seconda del modello retail posto in essere (chi è proprietario di negozi lo avrà più alto di chi opera solo come cedi e di chi invece con un modello ibrido), così come ha poco senso parlare di costo del lavoro per lo stesso motivo e qualche volta anche di costi per servizi.

Il margine operativo EBIT delle cinque aziende, primo punto di confronto reale, è positivo per tutte quelle presenti nel benchmark, ma 1 azienda di 5 eccelle esprimendo un valore vicino al 4% ed un’altra superiore al 3%.

La media di EBIT è del 2,3% che sul mercato nazionale rappresenta un valore piuttosto buono. Possiamo tranquillamente sfatare il credo di chi pensa che nel sud non c’è qualità ed affidabilità finanziaria in GDO: i rilevatori possono promuovere almeno 4 delle 5 aziende, e considerare finanziariamente affidabili con risultati superiori alla media nazionale.

Delle 5 aziende 1 ha portato a bilancio un costo di gestione finanziaria molto alto, oltre il 2% dei ricavi, indice di investimenti che sono stati realizzati per poter crescere, mentre le altre 4 non presentano a bilancio rilevanti attività finanziarie.

Gli abbonati PREMIUM possono, accedendo al software, riconoscere l’azienda con il miglior profit margin e quella con il peggiore.

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I Tempi di Pagamento

Un’informazione molto utile per l’industria fornitrice (ma anche per il retailer che si vuole mettere a confronto) è quella dei tempi medi di pagamento di ciascuna azienda: ebbene 1 delle 5 aziende nel presente confronto ha tempi inferiori a 50 giorni per il pagamento delle fatture, altre 2 stanno tra i 60 ed i 70 giorni, 1 supera di poco gli 80 giorni ed 1 supera i 100 giorni di pagamento.

E’ chiaro che le aziende che sono rapide nei pagamenti hanno un vantaggio sulle altre, è sinonimo di affidabilità e si possono permettere di chiedere condizioni economiche migliorative rispetto ai concorrenti, è un forte argomento negoziale.

Per chi, invece, è interessato alla solidità generale delle aziende risultano molto interessanti i valori di ritorno dell’investimento: l’azienda più performante presenta un ROE (ritorno del capitale investito) del 38,4%, un’altra del 20,7%. Una sola presenta un valore intorno allo 0,05%, ma in generale 3 su 5 presentano un ROE a due cifre e la media prodotta da tutte è molto buono, pari al 14,2%.

Analizzando il ROI, il ritorno dell’investimento, 4 aziende di 5 presentano un valore superiore al 5%.

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Il rapporto tra i mezzi propri e l’attivo di una società (cioè l’insieme dei beni, materiali e immateriali, a disposizione di una società) permette di valutare in che misura l’attività aziendale sia finanziata da debiti, fornendo quindi un’idea della solidità finanziaria della società: più questo rapporto è alto e si avvicina al suo valore massimo, più la società è finanziariamente solida: delle 5 aziende 1 è decisamente solida (48%), mentre 2 di 5 presentano un valore inferiore al 20%, ed altre 2 intorno al 25%.

I debiti finanziari, in ogni caso, sono ridotti, 2 di 5 sono negativi, altri 2 intorno allo 0 e solo 1 presenta un valore di poco superiore al 5%: questa presenta debiti a breve del 42% (si sta menzionando quella che ha compiuto ingenti investimenti).

L’azienda che presenta un profit margin basso ed un ROE basso ha avuto i più alti tempi di pagamento e questo è, normalmente, un segnale delicato.

Però, in generale, il mercato della Puglia si può considerare un mercato sano, lo scorso decennio ha vissuto momenti delicatissimi, diverse aziende hanno chiuso, qualcuna è fallita, il discount in quel frangente ha saputo approfittare arrivando alla quota del 30% del mercato, ma dopo un periodo così complicato la Puglia oggi è un territorio sano, competitivo e molto equilibrato.

Gli abbonati a GDONews (tutti) possono visionare di seguito tutti i grafici che riportano le prestazioni delle aziende analizzate in questo articolo.

Gli abbonati PREMIUM hanno, invece, direttamente a disposizione l’utilizzo del software BENCHMARK GDO per fare tutte le analisi possibili nelle categorie merceologiche esistenti e su tutta la GDO italiana.

GRAFICI, IMMAGINI E ALTRI CONTENUTI SONO RISERVATI AGLI ABBONATI

 

Dott. Andrea Meneghini
Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare. E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei diversi format in Italia ed in Europa. Collabora con alcuni Gruppi della GDO italiana nelle aree di crisis communication management e news management. Affianca la Direzione Generale di alcuni Gruppi della GDO nella gestione delle strategie aziendali. Collabora anche con aziende del Mass Market Retail all'estero come assistant manager sull'italian food. Si può contattare scrivendo a meneghini@gdonews.it

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