sabato 14 Febbraio 2026

Pam, Bennet,e Il Gigante: ecco chi genera i migliori profitti dalle negoziazioni con i fornitori

La GDO costruisce i suoi ricavi sostanzialmente da due voci di Bilancio: il margine commerciale, ovvero dalla differenza tra gli acquisti e le vendite al dettaglio e dagli altri ricavi che sono per la maggior parte contributi promozionali dei fornitori. In pratica il Retailer costruisce un suo business fatto di negozi dentro i quali confluiscono i consumatori che acquistano i prodotti e poi nascono relazioni con l’industria, che ha delegato il mass market nella relazione con il consumatore finale, che si sostanziano in negoziazioni per mantenere la quota di mercato, sotto la voce di contributi promozionali. Così, nel tempo, il mondo Retail ha saputo costruire prima una attività B2c tra se stesso ed il consumatore finale, poi ha saputo valorizzare questa relazione negoziando la medesima con l’industria, svolgendo quindi un business B2b.

Chi contesta questo modello, e spesso succede soprattutto per voce dell’industria che di certo modo si sente vessata, deve però comprendere che un modello di business deve essere rispettato in quanto tale, ed in quanto capace di fare profitto.

Se, però, la distonia tra vendite B2c e vendite B2b è tale da non giustificare le richieste che il Retailer pone nella trattativa, l’industria è sempre libera di rifiutare. Accettare significa concorrere a costruire un modello di business che poi non vale la pena che venga contestato.

Tutta questa premessa per comprendere che anche nel caso di Bennet, Pam e Il Gigante la leva sui contributi promozionali è essenziale per sorreggere il proprio business alla stessa stregua di quanto invece contribuiscono le vendite a costruire i propri ricavi.

Prima di procedere all’analisi dei costi, nel canale retail è molto meglio prima sommare il business 1 (vendite al dettaglio) ed il business 2 (contributi promozionali) e poi procedere all’analisi dei costi e relative incidenze.

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Nel precedente articolo ci eravamo premurati di spiegare che il gruppo Pam Panorama ha optato per inserire i contributi promozionali dentro i ricavi, quindi dentro il fatturato, onorando ufficialmente le attività di negoziazione con i fornitori a main business alla stessa stregua delle vendite al dettaglio, sebbene con differenti valori. Pertanto il Gruppo di Treviso nella voce altri ricavi inserisce altri proventi derivanti da altre attività, come gli affitti degli spazi nelle gallerie commerciali e poco altro.

Qui sotto mostriamo una tabella che raffigura l’evoluzione dei contributi promozionali delle tre aziende dal 2013 al 2017.

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Qui sotto invece il grafico raffigura le entrate derivanti dalle vendite al dettaglio e quelle derivanti dagli altri ricavi operativi.

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L’azienda che massimizza il profitto dagli altri ricavi operativi è

Contenuti dell'articolo

Lo studio prosegue con una serie tabelle e grafici che mettono in comparazione le prestazioni delle aziende tra loro. Lo studio approfondisce quali sono i margini commerciali nelle negoziazioni con i fornitori. Il linguaggio utilizzato è volutamente semplice per dare massima conoscenza a tutte le funzioni manageriali, non solo a chi si occupa di finanza.

A chi può interessare questo articolo?

A tutti i fornitori che hanno o vogliono avere rapporti con queste aziende. A tutti i manager del mondo Retail per avere un riferimento preciso sugli andamenti delle tre aziende trattate. A tutti quelli che sono interessati ad accendere relazioni contrattuali con le medesime.

il Gruppo Pam che con 175 milioni di euro (i contributi promozionali li abbiamo estrapolati dai ricavi ed inseriti nella voce altri ricavi per poter procedere al benchmark) riesce a portare il proprio utile lordo a 511 milioni di euro, dentro cui gli altri ricavi pesano il 34,3% del totale.

Pam Panorama massimizza il suo business grazie alla capillare presenza nazionale, alla distribuzione che si ramifica in supermercati ed ipermercati ed infine anche grazie alla attività del franchising.

Bennet nel tempo ha invece diminuito le entrate derivanti dai contributi promozionali (24,1% del totale), infatti dai 139 milioni di euro incassati nel 2013, saliti a 148 milioni di euro nel 2016, si è poi passati ai 99 milioni dichiarati a Bilancio 2017.

Le cause possono essere molteplici però, da questo osservatorio, si è portati a pensare che tale esito sia una conseguenza dovuta a precise scelte commerciali. Per incassare contributi promozionali devi avere molti fornitori che investono: omogeneizzare gli assortimenti spesso significa anche perdere quei benefici derivanti dalle entrare dei contributi promozionali, soprattutto nell’ambito del no food. Il retailer per vendere deve saper fare delle scelte, nel campo degli Ipermercati è sempre più difficile trovare il miglior equilibrio, Bennet avrà evidentemente valutato che i benefici di rinunciare alle entrate dei contributi promozionali (sia per pulizia degli assortimenti, sia per diverse negoziazioni con i fornitori che magari migliorano i prezzi di listino per effetto di riduzioni di contributi di secondo livello) sono superiori ai costi che si incontrano gestendo a magazzino merci le cui rotazioni non sono ritenute soddisfacenti.

Il Gigante (nel suo consolidato) alterna anni con incassi rievanti derivanti dai contributi promozionali ad altri anni in cui vi è una flessione, come mel caso del 2017. In ogni caso l’incidenza degli altri ricavi operativi nel Bilancio 2017 è stata del 31% degli utili lordi, un valore percentuale non distante da quello di Pam Panorama.

In tutti i casi le conclusioni che si possono addurre dopo aver descritto e spiegato i grafici della scorsa pubblicazione e della presente sono le seguenti: tutte e tre le aziende, attive principalmente nel canale ipermercati e di dimensioni che vanno dal miliardo al miliardo e mezzo, hanno realizzato un margine commerciale che oscilla tra il 22,4% (Pam e Il Gigante) ed il 23,1% (Bennet), a cui va aggiunto un ulteriore ricavo tra che oscilla tra l’8,2% (Bennet) ed il 10,4% (Pam). Nel caso de Il Gigante l'utile lordo è pari a 322.671 milioni di euro (su 1.094.733.916 di fatturato, pari al 29,5% di margine commerciale totale), quello di Bennet è pari a 413.215 milioni di euro (su 1.456.717 di fatturato, pari al 28,4% di margine commerciale totale) e quello di Pam è di 511.374 milioni di euro (su 1.678.582 di fatturato, pari al 30,5% di margine commerciale totale).

A queste entrate vanno poi detratti i costi.

I Costi per servizi

Il Gruppo Pam presenta una inceidenza dei costi per servizi pari al 11,7% (dei ricavi dalle vendite a dettaglio), contro l’8,7% di bennet ed il 10% de Il Gigante.

Si evidenziano costi rilevanti per il Gruppo trevigiano alle voci utenze, pulizie e vigilanza; anche magazzinaggio e trasporti hanno avuto incidenze rilevanti. I costi di Bennet alla voce costi per servizi sono tutte decisamente sotto controllo e l’incidenza finale ne è una dimostrazione. Le due aziende sostengono, in valore assoluto, costi similari per le spese di pubblicità che si sostanziano nei volantini promozionali ed affisioni varie.

Lo stesso dicasi per Il Gigante che, in ogni caso, appare mantenere sotto controllo tutte le voci. E’ probabile che qualche eccedenza riscontrata nel Gruppo Pam sia determinata per la copertura capillare a livello nazionale dei suoi punti di vendita.

Il Costo del Lavoro

Infine il costo del lavoro: come abbiamo già avuto modo di spiegare per le aziende Carrefour, Auchan e Alleanza 3.0, il costo del personale nel business del canale ipermercati è molto rilevante e quindi molto penalizzante. Purtroppo le alte incidenze sono determinate soprattutto dalla depressione dei ricavi perché meno di un certo numero di addetti per questo tipo di offerta è impossibile scendere.

Nel caso delle tre aziende in esame chi appare maggiormente gravato dal peso del costo del personale è il gruppo Il Gigante che, nel suo consolidato, presenta una incidenza sui ricavi determinati dalle sole vendite al dettaglio pari al 15,9%. Il gruppo Pam è quello che, dei tre, ha incidenze minori (sempre rapportate alle sole vendite al dettaglio) pari al 14,2% e Bennet invece presenta un costo del personale che incide il 14,8%.

EBITDAR: le aziende capaci di generare profitti

Scalando tutti questi costi si arriva alla determinzione dell’EBITDAR. Di solito si usa verificare la qualità delle performance delle aziende, prima ancora dell’EBITDA, con il valore aggiunto (margine commerciale – costi per servizi), ma nel caso del mass market retail assumono un ruolo determinante gli affitti ed i leasing dei negozi.

Questo rilevatore è propedeutico alla valutazione di aziende che devono pagare grandi somme di affitto ogni anno, e serve per per calcolare i flussi di cassa operativi puri, in quanto calcola il risultato operativo prima di dedurre interessi, imposte, ammortamenti e spese di affitto che sono voci di spesa sostanziali di queste aziende e serve solamente per valutare la capacità dell'azienda di generare profitti.

Il miglior EBITDAR è quello di Bennet che con il 7,8% presenta un valore che si avvicina molto a quello espresso dai Discount e migliora molto quello espresso da Carrefour, Auchan e Alleanza 3.0. Anche Pam presenta un EBITDAR rilevante (7%) mentre Il Gigante, nel suo Consolidato, pur avendo un indice ancora apprezzabile (5,6%) è meno rilevante rispetto ai precedenti.

Nella prossima pubblicazione andremo a verificare l’utile finale (profit margin) delle aziende in questione ma delle somme si possono già tirare: tutte e tre dimostrano si saper generare profitti nonostante la depressione dei volumi ed i costi che, sebbene ottimizzati, continuano ad incidere molto. I contributi promozionali sono essenziali per queste aziende e permettono indici di profitto dignitosi che permettono di sostenere i costi per gli asset aziendali in condizioni di sopravvivenza. Si è visto che nei casi di Carrefour ed Auchan hanno avuto un ruolo importante gli interessi e gli ammortamenti per gli investimenti compiuti per dare crescita al business, vedremo come le aziende in analisi supereranno quei test.

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Dott. Giuseppe Di Napoli
Dott. Giuseppe Di Napolihttps://www.numeridivalore.it/
Consulente di direzione con 20 anni di esperienza nell’area Finance di industrie e aziende della GDO italiana. E’ stato uno dei più giovani membri del board nazionale dell’Associazione Italiana degli Analisti Finanziari (aiaf, 45 anni di attività, 1.000 associati), per la quale ha ricoperto il ruolo di responsabile dell’area Valutazione d’Azienda e di Business. E’ Autore di numerosi saggi in tema di Valutazione d’Azienda e Rischio Finanziario. E’ docente in materia di analisi finanziaria. Supporta la direzione finanziaria e la direzione crediti delle aziende clienti, curando fra l’altro lo sviluppo di modelli di calcolo del rischio finanziario di clienti e fornitori strategici.

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