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Chiusure domenicali, la GDO rischia molto. Mario Gasbarrino, Ad Unes: “Se avviene sarà per colpa nostra!”

Ci tocca parlare di politica e ci tocca farlo perché Giovedì 6 settembre la commissione Attività produttive della Camera ha iniziato l’esame di ben cinque diversi disegni di legge (sia la Lega che M5s ne presentarono uno per compagine, ma anche il PD ne presentò uno di revisione) che in modo diverso andrebbero tutti a limitare le liberalizzazioni inserite nella Legge denominata Salva Italia del vituperato Governo Monti nel 2011.

E’ possibile (ma non sicuro data la solida maggioranza) che sarà un procedimento lungo, e in cui le proposte potrebbero subire modifiche, però è certo che l’attuale maggioranza negli anni passati, alla opposizione, fu aspra avversaria della Legge. Le ragioni che portano a questa avversione sono diverse, alcune strumentali agli interessi dei propri elettori, altre populistiche in maniera generica. L’attuale maggioranza aveva accusato la liberalizzazione degli orari – che permette ai negozi di stare aperti di domenica e nei giorni di festa – di aver creato un regime di concorrenza fortemente sbilanciato a favore della grande distribuzione e molto penalizzante per i piccoli negozi. Soprattutto la Lega, nota sostenitrice del popolo delle Partite Iva e quindi dei piccoli dettaglianti, si appoggiava su questo assioma per criticare la Legge. Non mancavano però critiche più generiche e se vogliamo populiste: ovvero quelle che riguardano invece il senso sociale della chiusura dei negozi e delle altre attività produttive di domenica e nei giorni di festa: consentire ad alcuni lavoratori di riposarsi e stare con le loro famiglie.

Nella sostanza i disegni di Legge lamentano che le liberalizzazioni non hanno portato l’effetto sperato di far crescere i consumi arrecando invece gravi danni ai dipendenti ed ai piccoli esercenti. Nel documento presentato dalla Lega si legge che «il vantaggio di tale revisione [degli orari] ricadrebbe anche sui consumatori che, pian piano, riscoprirebbero il piacere di riappropriarsi di alcuni valori all’interno del contesto sociale in cui vivono come, ad esempio, quello di trascorrere le festività in famiglia o di impiegare il proprio tempo libero passeggiando all’aria aperta o nei piccoli centri».

Le proposte al vaglio sono molteplici (riduzione delle aperture, etc) e nei prossimi mesi si amalgameranno sempre di più in una nuova proposta unitaria, ma tutti sono determinati nell’affermare che saranno poi gli Enti Locali a gestire gli ambiti operativi nei limiti e nelle estensioni che verranno indicate.

Sicuro è che per cominciare la Commissione terrà una serie di audizioni di esperti, rappresentanti di lavoratori e commercianti e rappresentanti degli enti locali, per inquadrare meglio la situazione. Poi ci sarà la fase di discussione interna, di stesura dei testi di legge definitivi e del loro voto prima che si possa passare al voto dell’Aula. Da quel momento si svilupperà il percorso tortuoso del Bicameralismo perfetto previsto dalla nostra legislazione, che l’attuale maggioranza ha difeso con il sangue il 4 Dicembre 2016 e che, adesso, gli si potrebbe ritorcere contro se esisterà una opposizione organizzata.

Federdistribuzione, dal canto suo, ha iniziato  tuonare contro il provvedimento spiegando che con lo stop all’apertura domenicale si potrebbero perdere “decine di migliaia di posti di lavoro. La domenica – ha detto il Presidente della Federdistribuzione, Domenico Gradara – è il secondo giorno della settimana per fatturato, spesso con un valore doppio rispetto a un giorno feriale. La proposta sulla chiusura dei negozi la domenica all’esame del Parlamento sarebbe quindi un passo indietro dato che circa 12 milioni di persone in media fanno acquisti la domenica attraverso il commercio tradizionale.”

E’ paradossale pensare alle chiusure domenicali” ha sottolineato dal canto suo Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori (Unc). Soprattutto in un momento di crisi nera per il commercio. “I consumi scendono sia su base mensile che annua.”.

Nei social si è espresso in modo diretto Mario Gasbarrino che, senza mezzi termini ha scritto: “[..] Questa volta però tempo che i 5 stelle dopo i dietrofront su ILVA e prossimamente probabili TAP e TAV, hanno bisogno di un feticcio da sbandierare alla folla inferocita e la GDO, piccola, indifesa e divisa, è l’agnello sacrificale perfetto. Se Federdistribuzione, Conad e Coop non si affrettano a parlarsi ed a concordare una posizione comune su cui arroccarsi temo il ritorno al Medioevo sia dietro l’angolo. Ma questa volta, lo voglio dire chiaramente, se tutto questo avverrà sarà solo per colpa nostra che non riusciamo a superare i nostri piccoli campanilismi. Bisogna unirsi e farlo presto”.

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  1. francesco

    scusate la domanda, come mai non avete inserito nel testo le prese di posizione di confcommercio e confesercenti?

    saluti,

    francesco.

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