sabato 18 Maggio 2024

Paghi quello che puoi: il supermercato di Toronto dove i prodotti non hanno un prezzo fisso

Sono circa 108 milioni le persone che nel mondo fanno i conti con una situazione di grave insicurezza alimentare, per questo negli ultimi anni, stanno crescendo le iniziative che mirano da un lato, a garantire all’accesso al cibo per tutti, dall’altro a combattere gli sprechi.

Un’iniziativa che fa bene alle persone e all’ambiente arriva da Toronto dove da qualche tempo è stato aperto un supermercato molto speciale. Tra gli scaffali si trova di tutto, dai prodotti biologici fino al cibo per animali, l’unica cosa che non si trova sono i cartellini dei prezzi perché ognuno può pagare ciò che acquista, in base alle proprie possibilità economiche.

I prodotti sono donati da una rete di partner e sono cibi vicini alla scadenza o che hanno confezioni rovinate (che ovviamente non intaccano la commestibilità), molti destinati alle discariche da lì a breve.

“Il nuovo negozio vuole affrontare il problema dell’insicurezza alimentare e della lotta gli sprechi mettendo a confronto i due problemi. La procedura è semplice: prendere quei prodotti destinati alle discariche, dirottarli e consegnarli alle persone bisognose”, ha detto Jagger Gordon, lo chef di Toronto che ha lanciato l’iniziativa.

Il supermercato, che ha anche panetteria e caffè ed è nato dall’organizzazione no profit Feed It Forward, nata dopo la pubblicazione di un dato allarmante: ogni anno 31miliardi di sterline di cibo finiscono nelle discariche canadesi, mentre una famiglia su otto lotta per mettere del cibo a tavola.

I primi tentativi di Gordon di affrontare il problema sono stati straordinari, ma adesso il negozio di Toronto sembra una vera e propria rivoluzione. Lo spazio di 102 metri quadrati è aperto sette giorni su sette e offre un’ampia varietà di prodotti, dalla farina allo zucchero dalla frutta e verdura fino ai legumi. I prezzi sono a discrezione dei clienti.

“Se puoi permetterti di pagare di più, lo fai, altrimenti dai quello che puoi. Non chiederei nemmeno un soldo in più a chi non può permetterselo”, ha spiegato lo chef.

Tutti i profitti vengono riversati nel negozio, coprono l’affitto e il trasporto delle provviste. Ci sono circa 600 volontari, anche una fitta rete di raccolta fondi, donazioni. A fine giornata ciò che rimane in negozio viene consegnato in strada o lasciato in un vicino rifugio per senzatetto. La speranza di Gordon è che il suo modello venga esportato anche in altre parti del mondo:

“Si tratta di spiegare alle persone che il cibo non va sprecato perché c’è chi ne ha bisogno davvero”.

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