“La vendemmia 2017 è la più precoce dell’ultimo decennio. A causa del bizzarro andamento climatico, le previsioni indicano una produzione complessivamente in calo tra il 15-20% rispetto allo scorso anno. Per tutte le varietà situazioni complesse ma anche eccellenze: si amplia la forbice tra vini ottimi e meno interessanti”.
La Coldiretti, leader dei catastrofismi che giustificano aumenti dei prezzi da parte de produttori, superiori a quello che dovrebbero essere, fotografa così la vendemmia di quest’anno: “Sarà tra le più scarse del dopoguerra”.
Intanto cresce la domanda del vino italiano all’estero che per effetto di un aumento del 6,3% in valore fa registrare il record storico rispetto allo scorso anno, quando erano stati raggiunti su base annuale i 5,6 miliardi di euro.
A dare sollievo alle perdite che si potrebbero subire a causa del clima c’è la produzione del vino biologico.
“In controtendenza al crollo generale della produzione di vino, in Italia tiene solo quello biologico grazie all’aumento esplosivo del 23,8% delle vigne ‘al naturale’ nel 2016”. Scrive sempre Coldiretti. L’associazione dei coltivatori sottolinea anche lo stato di salute positivo dell’export. “Se per effetto delle condizioni climatiche anomale quest’anno, complessivamente, la vendemmia potrebbe essere al minimo storico nazionale degli ultimi 50 anni, vola la domanda del vino italiano all’estero, che, per effetto di un aumento del 6% nei primi cinque mesi dell’anno, fa registrare il record storico rispetto allo scorso anno quanto erano stati raggiunti su base annuale i 5,6 miliardi di euro”.
A parte il piagnisteo di Coldiretti, le verità esistono: la siccità non ha aiutato la vendemmia ed in effetti si dovranno trovare altre soluzioni per compensare una materia prima che scarseggia e che deve supportare un export che davvero cresce.
Ma in Italia qual’ è la situazione?

L’analisi dei dati IRI scatta una fotografia molto chiara delle abitudini di acquisto degli italiani relativamente ad una categoria che nella Grande Distribuzione italiana vale circa 1,4 miliardi di euro, più della birra, ma molto meno di quello che viene venduto nel mondo.
E’ un trend in crescita (+3,2%) contro la crescita del 4,4% dell’export, ma la vera differenza tra la vendita nazionale ed internazionale è da un lato i margini (e quindi i prezzi di vendita) ed in secondo luogo sulla qualità delle vendite.
I 60 milioni di italiani prediligono bere il vino a tavola più o meno quotidianamente, questo implica criteri di scelta differenti rispetto ai consumatori del mondo che amano riporre nelle loro cantine di casa i vini italiani per degustarli in compagnia.
Se si analizza il TOP EAN del vino le prime cinque referenze più vendute sono
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