come e quando il sistema coop compì la sua “mutazione genetica”: era il “ [..] 1999 al Congresso della Legacoop a Roma alla presenza di Massimo D’Alema, l’allora Presidente del Consiglio dei Ministri. Fu in quella assemblea che verrà legittimata l’introduzione del socio sovventore nella compagine sociale delle cooperative: il socio diveniva così un vero e proprio investitore finanziario, alla stessa stregua di ciò che accade nelle società per azioni, con il conseguente diritto di partecipare alla distribuzione degli utili prodotti dalle cooperative. Attraverso quell’escamotage le Coop hanno inventato la figura del “socio prestatore”, che si distingue dal socio cooperatore, in quanto finanziatore della Cooperativa.
Il Dott. Di Napoli, analista finanziario della società Obiettivo Valore, nel libro sopracitato ha spiegato in maniera chiara il concetto secondo cui “La prima fonte di finanziamento (delle cooperative ndr) è, infatti, costituita dai Prestiti Sociali (50% del passivo), ossia dalle risorse raccolte dai soci a titolo di finanziamento, pari a 10,8 miliardi di €, a fronte di un passivo totale aggregato di 21,5 miliardi di €. Tali risorse raccolte dai soci, come anticipato, sono prevalentemente investite in strumenti finanziari a basso rischio (titoli di stato e obbligazioni bancarie) che generano una remunerazione in base ai tassi di mercato. La seconda fonte di capitale delle Coop è rappresentata dai Mezzi Propri (29%), costituiti dalle risorse investite dai soci nel tempo con il vincolo del pieno rischio, oltre alle eventuali riserve di utili prodotti negli anni e non distribuiti. I debiti di natura operativa (Fornitori, Erario, ecc…) rappresentano il 12% del totale mentre il peso dell’Indebitamento Finanziario non collegato ai soci (di origine bancaria o da imprese correlate) risulta infine pari al 9% delle fonti di finanziamento.”

Ebbene chissà se Coop risponderà un’altra volta agli attacchi di una parte della pubblica opinione. Noi di GDONews, nell’intervistare il Dott. Frau sei anni fa, dichiarammo che la Coop in un mercato come l’attuale (e si parla di sei anni fa) per rimanere sul mercato ha dovuto compiere la mutazione genetica. E’ giusto rimarcare che il business Coop è diverso dai concorrenti, ma ciò non significa che sia sbagliato. Abbiamo la certezza che il mercato Retail europeo è ad una svolta, dove il fatturato non è più il punto di arrivo, ma è la qualità del Bilancio a rendere l’impresa di successo. Diversificare l’attività è una esigenza, e questa si può intendere tale. Forse solo due critiche si possono portare a questo tipo di business: il primo è quello della chiarezza verso il consumatore che, forse (e si sottolinea forse), è portato in inganno da come l’interlocutore dello sportello coop lo attende (la stessa parola “bancomat” è impropria e sicuramente fuorviante). Il secondo è che questo straordinario business ha avuto luogo, oramai quasi 20 anni fa, con un fragoroso aiuto legislativo.