Il Direttore Generale di Conad Consorzio Nazionale interviene nel dossier di GDO News dedicato agli equilibri della distribuzione italiana e chiarisce il punto di vista del gruppo sul tema della leadership di mercato. Per Francesco Avanzini, la competizione non si esaurisce nel mero conteggio di fatturati e quota detenuta dagli operatori, ma si misura sulla capacità di soddisfare i clienti, mantenere la presenza sui territori e sviluppare nuovi canali in risposta all’evoluzione della domanda.
Il percorso di Conad nel secondo decennio è stato caratterizzato da una crescita costante, sia organica sia per acquisizioni. Al termine di quella fase il Sistema aveva raggiunto una quota di mercato del 15%, risultando, secondo Avanzini, l’unica insegna ad avere raggiunto quel livello nel mercato italiano.
Negli ultimi anni lo scenario è cambiato. In un mercato che non cresce, Conad ha mantenuto stabile la propria quota e ha continuato ad aumentare il fatturato attraverso le proprie strategie e i programmi di investimento delle cooperative, migliorando i propri indici di produttività e aumentando la numerica clienti e la fedeltà all’insegna.
Parallelamente sono cresciuti altri operatori, anche attraverso aggregazioni e strutture multi-insegna. Per Avanzini, tuttavia, il confronto non può essere letto soltanto attraverso la dimensione complessiva dei gruppi e lo esplicita chiaramente in queste risposte.
Negli ultimi anni il tema della leadership nella GDO italiana è tornato al centro del confronto tra i principali operatori. Quanto conta per Conad mantenere il primo posto?
«Poco o niente! la quota dipende dai perimetri delle attività considerate».
Negli ultimi anni il mercato è rimasto sostanzialmente stabile. Come si è mosso Conad in questo contesto?
«Negli ultimi anni, in un mercato che non cresce, Conad ha mantenuto stabile la propria quota, crescendo nel fatturato grazie alle proprie strategie e ai piani di investimento delle sue Cooperative.
Siamo cresciuti nel core business di super e iper, con un tasso di crescita del 5% medio annuo, mentre sui canali di consumo specializzati abbiamo generato oltre un miliardo di giro d’affari».
Un altro terreno di confronto è rappresentato dalla marca del distributore. Qual è oggi il peso della MDD per Conad?
«La quota delle MDD nelle vendite è cresciuta per tutti. Oggi Conad è al 34% del fatturato complessivo, con punte di oltre il 40% nei supermercati delle regioni del centro-nord».
Se la leadership non si misura soltanto attraverso la quota di mercato, dove si sposta oggi la competizione?
«La sfida con i competitor si è spostata sui clienti: la loro soddisfazione stabilisce il vero leader».
Quali sono quindi le priorità sulle quali state lavorando?
«Guardiamo sempre alla convenienza, elemento fondamentale in questo momento storico; allo sviluppo di canali specializzati, per meglio soddisfare le nuove esigenze dei clienti; e alla presenza sui territori.
Stiamo diversificando sui territori già presidiati e sviluppando il core business su nuove aree».
Lo sviluppo dei canali specializzati sta modificando anche il modo in cui viene rappresentato il mercato della distribuzione?
«Dovrebbero essere aggiornati i criteri di valutazione per la determinazione delle quote di mercato, includendo anche i nuovi canali specializzati che distribuiscono le medesime merceologie. Questi canali interpretano bene l’evoluzione e l’andamento dei consumi; non considerarli significa rimanere solo sui punti vendita che si analizzano da molto tempo, senza considerare la grande evoluzione della domanda: oggi il cliente frequenta sempre più insegne e acquista sul canale fisico e digitale come meglio crede.
Ci aspettiamo che questo cambiamento accada nel breve, per avere un quadro più rispondente alla realtà del mercato».







