Maurizio Arbi guida la Arbi, storica realtà del pesce surgelato di Monsummano Terme (Pistoia) della quale è proprietario. Fondata negli anni Cinquanta, quando era una piccola bottega in paese, oggi la Arbi è in mano alla terza generazione della famiglia fondatrice, partner della Gdo italiana, presente sui mercati internazionali. In questo colloquio con Gdo News, Maurizio Arbi spiega di non aver mai vissuto uno scenario come quello attuale e di essere impegnato a proteggere i consumatori, nonostante tutto.
Che realtà state vedendo in questa fine d’anno?
“Non saprei nemmeno come definirla. Sono 40 anni che faccio questo mestiere, non ho mai vissuto una cosa del genere e mai avrei pensato di viverla. Ma le aziende sono qui per adattarsi al mercato e per fare tutti gli sforzi possibili per rimanere sul mercato”
Qual è la prospettiva per il 2023?
“Non si riesce a capire dove andremo e cosa faremo, se avremo aiuti o se non li avremo. Quale sarà la nostra prospettiva per 2023? Chissà. Sto iniziando a lavorare alla definizione del budget 2023 e si naviga a vista”.
Dove nasce lo scenario attuale?
“La storia è iniziata a fine 2020 ed è progredita nel 2021 con un innalzamento di costi energetici mai visto. Energia, imballi, trasporto: tutto è aumentato a dismisura. Prima il Covid, che non è finito, è presente ma abbiamo spostato l’attenzione su altro, sulla guerra che poi è arrivata”.
Qual è stato l’effetto sui vostri bilanci? Siete partner storici della Gdo: il Covid non ha portato ossigeno?
“Nel 2021 con la pandemia abbiamo lavorato tanto. Il Covid ha agevolato le vendite, ma ha massacrato il margine”.
Ci dà i numeri di questo massacro?
“Il 2021 si è chiuso con 56,8 milioni di fatturato il 3,6% in più del 2020 che aveva chiuso a 54,8 milioni. Però il margine Ebitda è passato da 6,305 milioni del 2020, che in termini percentuali significa l’11,5%, a 4,810 milioni ovvero l’8,5%. Abbiamo perso 2 milioni di margini. L’Ebit è passato dal 7,4% al 4,7%. E questo è accaduto nonostante che fin dal 2019 iniziato a lavorare ad una serrata spending review con ottimizzazioni e riorganizzazioni della produzione e dei trasporti”.
Come si chiuderà per voi il 2022?
“Penso che il fatturato sarà fra 56 e 57,5 milioni, cioè in crescita. Per l’Ebitda, invece, se va bene perdiamo 1 milione di euro. Se il Governo farà qualcosa negli ultimi due mesi dell’anno forse chiuderemo il 2022 attorno al pareggio ma se l’energia ricalcherà le dinamiche di luglio e agosto stimiamo una perdita netta di un milione. Pagare il Pun tra 400 4 600 euro a megawattora significa che la bolletta passa da 100 mila a 500 mila euro bollette. A gennaio 2021 il Pun medio mensile era 60 euro per megawattora, a luglio 2022 era 441 per megawattora”.
Pesa anche il caro-dollaro?
“Sì. Il differenziale è stimato circa al 16%. Non c’è alcun vantaggio dall’euro debole perché le merci sono prodotte con materie prime i cui scambi avvengono in dollari e non c’è la compensazione cui si assisteva negli anni passati, quando al rafforzamento del dollaro altre valute su mercati locali reagivano calando e con ciò comportando un calo di alcune materie prime: oggi a situazione è la stessa ovunque e i vantaggi svaniscono”.
Come incide questa situazione sui vostri prezzi di vendita?
“I surgelati si producono con elettricità, si conservano con l’elettricità e si trasportano con il gasolio. Se un’azienda è solida e capitalizzata, se i soci non l’hanno impoverita, per un anno un’azienda può reggere le perdite. Il problema è il futuro. Soprattutto nei rapporti con la Gdo e con i clienti: il Paese è impoverito a causa dell’inflazione”.
Come farà a determinare i prezzi in uno scenario così?
“Io non ce la faccio a mettere giù i prezzi tenendo conto di questa situazione, è una questione anche morale. Cercherò di essere ragionevolmente positivo per il 2023, cercherò di creare meno inflazione possibile per il 2023, altrimenti i prodotti non saranno vendibili perché nessuno ha fatto il taglio del cuneo fiscale per far arrivare più soldi nelle tasche consumatori. Farò il pricing 2023 in maniera ottimistica: non posso considerare un megawattora a 500 euro, lo stimerò attorno a 250 euro, poi andremo avanti per 6 mesi guardando via via cosa succede e adeguando le strategie”
E i rapporti con la Gdo?
“Anche la Gdo ha il problema enorme dei costi energetici che attanaglia tutti: produttori, distributori, consumatori. Oggi i rapporti fra industria e retail devono essere di partnership: abbiamo tutti lo stesso problema e tutti insieme dobbiamo trovare le soluzioni per cercare di sopravvivere”.
Alcuni produttori stanno riducendo il peso delle confezioni: lo farete anche voi?
“No. Non cambia molto perché la materia prima alimentare è solo una componente del prezzo, tutto il resto rimane invariato. E’ una politica che lascia il tempo che trova e, anzi, fa molto innervosire il consumatore”.
I mercati stranieri vi consentono di ammortizzare la batosta?
“Non ancora. Abbiamo iniziato il progetto di internazionalizzazione solo tre anni fa, a oggi è il 10% del fatturato. Lo stesso vale per i pannelli fotovoltaici: li abbiamo installati ma coprono il 10% del nostro fabbisogno. Ci servono 8 milioni di megawattora l’anno, ne produrremo 700 mila con i pannelli. Stiamo cercando di razionalizzare tutto il possibile, stiamo attenti veramente a tutto perché dobbiamo trovare la competitività”.








