Nata nel 1963 Conad Centro Nord è una delle cinque cooperative territoriali affiliate di Conad – Consorzio nazionale. I suoi punti vendita, circa 250, si distribuiscono tra le colline emiliane di Reggio Emilia, Parma e Piacenza e con una presenza anche in Lombardia, come si può notare dalla Mappa della GDO di GDONews sottostante, usufruibile dagli abbonati sia professional che premium.
Il fatturato a bilancio (anno 2020 ultimo disponibile) è arrivato ad oltre 1,1 milioni di euro, e negli ultimi cinque anni (2016-2020) è sempre stato in crescita (+45% nel periodo 2016-2020). La Web App di GDONews Benchmark On Line , usufruibile dai soli abbonati premium, indica anche una buona performance dell’EBITDA aziendale (+18%).

Secondo la piattaforma GeoRetail la metratura media dei suoi negozi è di circa 1.000 metri quadri, ed ogni punto vendita realizza mediamente circa 7 milioni di euro.
In una condizione complicata come quella odierna, in cui le industrie italiane si ritrovano a far fronte ad aumenti considerevoli, abbiamo raccolto la testimonianza di Eleonora Moroni, Buyer della pasta di semola, per comprendere la realtà della situazione: “L’obiettivo era quello di evitare che il mercato diventasse una commodity, ma dallo scorso anno la filiera è stata interessata da una forte spinta inflazionistica causa la scarsità della materia prima“.
Nella sua categoria la tensione dei prezzi sta bloccando i rinnovi dei contratti?
Veniamo da anni dove con riferimento al mercato della pasta, Conad Centro Nord stava tracciando la direttiva avente come obiettivo la valorizzazione dei segmenti premium, con attività che potessero portare valore e ad un vantaggio economico per il distributore, il produttore e il consumatore finale.
Come si sta ripercuotendo questa situazione sugli scaffali?
Le difficoltà del quadro economico attuale stanno mettendo a dura prova le famiglie, così come l’intero sistema economico. L’industria deve inevitabilmente affrontare lo scenario con nuovi listini che mettono la distribuzione davanti ad un trade off: mantenere la competitività dei prezzi, mettendo in seria difficoltà il conto economico.
Tali richieste di incremento sono frequenti?
Stiamo assistendo alla seconda/terza ondata di aumento dei listini e purtroppo non abbiamo un orizzonte roseo.
Quali sono le risposte che intendete attuare per arginare questo problema?
Una prima risposta a questo scenario può essere la diminuzione della pressione promozionale, il che però comporta inevitabili ripercussioni sulle vendite e sulla percezione di convenienza del consumatore. Non dimenticandoci come la categoria della pasta di semola si caratterizzi per un’elevata pressione promozionale (per CCN nel 2021 pari ad un 30%. Valore elevato ma inferiore rispetto alla concorrenza e con un indice di efficacia superiore).







