In un recente comunicato stampa “Carrefour ha confermato che il piano di esodi incentivati presentato ai sindacati sarà gestito su base esclusivamente volontaria tramite l’attivazione di una procedura formale come previsto dalla legge, e coinvolgerà circa 600 collaboratori dei punti vendita diretti su tutto il territorio nazionale e 170 collaboratori della sede centrale.” La bomba che tutti si aspettavano sta iniziando a deflagrare. I sindacati, dal canto loro, sono sul piede di guerra. Secondo le dichiarazioni della parte sindacale i 670 lavoratori coinvolti sarebbero esuberi di 27 ipermercati, di 67 market, e di 10 cash&carry oltre, appunto, a quelli appartenenti alle sedi amministrative di Milano, Nichelino, Roma, Airola, Grugliasco, Napoli, Rivalta e Moncalieri.
E mentre l’azienda di Milano è impegnata nel suo piano di rilancio, il mercato è in fermento: le imprese della DO pare stiano bussando (o si accingono a farlo) alla porta di Carrefour chiedendo se è possibile rilevare i loro negozi. L’esperienza di Auchan-Conad ha fatto da apripista ad una pratica un tempo impensabile, quella di rilevare negozi, anche di grandi dimensioni, a prezzi non di mercato sapendo che chi vende guadagna “anche regalando”.
La tensione è palpabile, si ascoltano diverse voci affermare che diversi manager del gruppo transalpino sono sul mercato cercando di accasarsi prima che sia troppo tardi.
Insomma la situazione è caotica dopo l’annuncio di Carrefour del mese scorso, non poteva essere altrimenti.







