Il Governo ha fatto un passo concreto: con il decreto approvato ieri, 22 ottobre, ha messo sul tavolo nuove risorse per l’autotrasporto, rafforzando i crediti d’imposta sul gasolio e annunciando interventi sui leasing e sull’adeguamento dei corrispettivi del trasporto. Una risposta che riconosce la fondatezza del problema denunciato dalle imprese: quando il carburante aumenta rapidamente, i margini di chi muove le merci possono diventare insufficienti a sostenere il servizio.
È giusto riconoscere questo intervento. Non risolve ogni difficoltà e dovrà essere giudicato anche dalla rapidità con cui le risorse arriveranno alle aziende. Ma rappresenta una risposta all’emergenza. Ora, però, bisogna affrontare la questione che gli aiuti pubblici, da soli, non possono risolvere: come viene pagato il trasporto da chi lo acquista.
Il gasolio è un costo industriale, se aumenta, qualcuno deve sostenerne l’incremento. Pensare che quel qualcuno debba essere sempre e soltanto il trasportatore significa trasformarlo nell’ammortizzatore economico dell’intera filiera. Si pretende che continui a consegnare alle medesime condizioni, mentre una componente essenziale del suo lavoro diventa più cara. È un equilibrio che può reggere per qualche tempo, consumando margini e liquidità. Poi si spezza.
Ieri un autorevole interlocutore della grande distribuzione mi ha spiegato che il gruppo GDO che guida adegua i corrispettivi riconosciuti ai trasportatori all’andamento del carburante. Mi ha anche riferito che questa pratica sarebbe ancora poco diffusa. È una testimonianza che ovviamente non consente di stabilire quante imprese adottino davvero questo sistema, ma indica però una strada concreta sulla quale la filiera dovrebbe confrontarsi apertamente.
Del resto, le stesse associazioni dell’autotrasporto hanno chiesto di rafforzare l’effettiva applicazione delle clausole di adeguamento. E il Governo ha annunciato un intervento sui rapporti non regolati da contratto scritto. Il tema, dunque, è già sul tavolo: bisogna tradurlo in meccanismi comprensibili, verificabili e applicabili nei rapporti quotidiani tra vettori e committenti.
Servono riferimenti condivisi sul prezzo del carburante, una quota del corrispettivo chiaramente collegata a quel costo e aggiornamenti periodici. Il meccanismo deve funzionare in entrambe le direzioni: quando il gasolio sale e quando scende. Non si tratta di riconoscere aumenti indiscriminati, ma di evitare che ogni variazione diventi una trattativa estenuante, nella quale prevale chi dispone di maggiore forza contrattuale.
Questo confronto riguarda industria, distribuzione, operatori logistici e rappresentanze dell’autotrasporto. Le associazioni delle imprese che utilizzano i trasporti devono assumersi una responsabilità precisa. Non possono limitarsi a chiedere che i camion tornino a viaggiare: devono contribuire a costruire condizioni economiche che permettano loro di continuare a farlo.
L’adeguamento può trasferire una parte dei maggiori costi lungo la filiera e, in determinate condizioni, sui prezzi finali. Non ogni rincaro del trasporto si traduce automaticamente e integralmente in inflazione al consumo. Ma quel costo esiste: nasconderlo nel bilancio dell’anello più debole non lo elimina. E una filiera ferma, con produzioni interrotte e deperibili che non arrivano a destinazione, può produrre danni ancora maggiori.
In parallelo, i blocchi devono cessare. La protesta ha mostrato un fronte frammentato, composto da associazioni territoriali, comitati e gruppi autonomi, con posizioni diverse anche sulla sospensione dei fermi. Non esiste quindi un unico interlocutore capace di impegnare tutti i presidi. Le principali associazioni nazionali hanno però scelto il confronto e chiesto la rimozione dei blocchi: è con rappresentanze responsabili e riconoscibili che occorre costruire accordi duraturi.
Dopo l’offerta del Governo, ritengo legittimo e necessario l’intervento della forza pubblica per rimuovere i blocchi che impediscono la circolazione, tutelando la sicurezza di tutti e il diritto di chi vuole lavorare. Rixi ha già prospettato la precettazione qualora la situazione prosegua. Non possiamo lasciare che l’accesso a generi essenziali e carburanti dipenda dalle decisioni dei singoli presidi.
Nessuno può attribuire indistintamente ai manifestanti la ricerca di una ribalta politica. Ma nessuno deve poter utilizzare il blocco delle merci per costruirsela.
Il Governo convochi dunque, in tempi altrettanto rapidi, le rappresentanze dell’autotrasporto e della committenza. Si liberino gli accessi e si negozino tariffe sostenibili. I soldi pubblici possono aiutare a superare questi giorni; la continuità delle consegne richiede contratti capaci di reggere anche domani.







