Un piccolo supermercato chiude. A qualche strada di distanza apre un alimentare indipendente; poco più in là arriva un discount. Tre decisioni imprenditoriali, tre modelli economici, uno stesso territorio. Per chi vi abita, la questione è concreta: dove fare la spesa, quanto tempo impiegare, che cosa trovare. Per chi governa una rete distributiva o vende prodotti alimentari, capire come quelle presenze cambino il mercato richiede di guardarle insieme. È da questa esigenza che prende forma lo studio di GDOData sull’ultra-prossimità.
La ricerca parte da un problema di prospettiva: osservare la distribuzione organizzata permette di confrontare imprese, formati e quote all’interno di un perimetro definito. Per comprendere chi intercetti davvero la domanda alimentare di un territorio, occorre però considerare anche ciò che rimane all’esterno. Un acquisto che non entra nelle casse della GDO continua ad appartenere al mercato. Capire dove si realizzi, e attraverso quale offerta, interessa tanto il distributore quanto il produttore.
Il 18 novembre, al Cinema Orfeo di Milano, il GDONews Retail Intelligence Forum 2026 porterà questo lavoro davanti a una platea molto folta, nella quale sarà rappresentato il 90% della GDO italiana insieme ai protagonisti dell’industria di produzione. Lo studio offrirà una base per discutere come si sia costruita l’attuale geografia della spesa e quali interrogativi apra per chi deve decidere dove investire. Le conclusioni dipenderanno dalle elaborazioni: l’obiettivo è rendere leggibili trasformazioni che una fotografia dell’ultimo anno non basta a spiegare.
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Il primo passaggio sarà ricostruire il rapporto tra l’intero mercato alimentare al dettaglio e la componente riconducibile alla GDO. È una distinzione decisiva anche per interpretare le quote. Guadagnare peso all’interno della distribuzione organizzata e intercettare una parte maggiore della domanda complessiva sono fenomeni da tenere distinti. La dimensione del mercato esterno alla GDO, e le sue differenze territoriali, aiuteranno a collocare il confronto tra insegne dentro un quadro più ampio.
La profondità storica sarà essenziale, infatti dove le fonti consentiranno confronti omogenei il lavoro cercherà di risalire per almeno un decennio, affiancando alla lettura nazionale quella regionale. Il numero dei negozi, le superfici, i fatturati e la produttività commerciale serviranno a distinguere traiettorie che possono apparire simili soltanto in superficie. Una rete che perde esercizi e una rete che perde capacità di vendita raccontano problemi differenti; anche la tenuta del fatturato richiede di essere letta insieme all’evoluzione della struttura.
Al centro ci saranno i punti vendita più piccoli, con particolare attenzione agli esercizi GDO sotto i 400 metri quadrati. Qui la prossimità diventa una questione economica precisa: quale spazio rimane per un negozio di dimensioni ridotte, con quali livelli di fatturato e con quali differenze tra territori? Il confronto con le superfici superiori aiuterà a capire se il piccolo formato abbia seguito una traiettoria propria. L’interesse sta nel riconoscere dove il modello riesca a sostenersi e dove mostri elementi di fragilità, sulla base dei dati disponibili.
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In questa lettura entrerà anche il discount: la sua appartenenza a una categoria commerciale non esaurisce il ruolo che può svolgere per il cliente. Densità della rete, localizzazione e dimensione dei punti vendita possono avvicinarlo alle esigenze della spesa quotidiana. Lo studio cercherà di verificare quanto questa funzione sia riconoscibile nell’evoluzione del formato.
L’altra componente del lavoro riguarderà gli alimentari gestiti da imprenditori di origine straniera, spesso definiti «etnici». GDOData, con il supporto di tutte le Camere di Commercio italiane, ha realizzato un immenso lavoro di raccolta di informazioni, dati, vendite, bilanci su realtà alimentari che, al contrario della GDO, crescono nei centri urbani delle città italiane con incrementi annuali a doppia cifra. Ricostruirne consistenza, distribuzione e dinamica delle imprese permetterà di dare una dimensione al fenomeno. Ma il passaggio più impegnativo sarà stimarne il valore economico. Contare gli esercizi offre un’informazione; comprendere quale volume di vendite possano esprimere richiede un modello, ipotesi esplicite e un confronto con riferimenti territoriali coerenti.
GDOData lavorerà quindi su scenari di stima, utilizzando come riferimento la produttività regionale dell’ultra-prossimità organizzata e introducendo ipotesi sulle superfici e sulle differenze operative. La distinzione tra dati osservati e valori stimati sarà parte della lettura. L’obiettivo è rendere valutabile l’ordine di grandezza di un mercato e il suo possibile peso sul commercio alimentare, senza attribuire alle elaborazioni una precisione superiore a quella consentita dalle informazioni disponibili.
Il confronto storico tra questi esercizi e i piccoli negozi della GDO sarà uno dei punti di maggiore interesse. Se emergessero andamenti divergenti, andrebbero interpretati senza trasformare la contemporaneità in una spiegazione causale. La domanda è quali cambiamenti dell’offerta si siano verificati negli stessi territori e nello stesso periodo. Per l’industria, riconoscerli significa interrogarsi anche sulla copertura commerciale: attraverso quali operatori i propri prodotti raggiungono le occasioni di acquisto più vicine alla vita quotidiana?
Il lavoro allargherà infine lo sguardo ai convenience store internazionali, da 7-Eleven a OXXO, e alle condizioni normative che incidono sui modelli.
Il confronto servirà a mettere a fuoco le possibilità economiche e organizzative della prossimità italiana.
I libri digitali con le ricerche di GDOData e Istituto Piepoli saranno contenuti nella cartella consegnata ai partecipanti all’ingresso del Forum; dal 20 novembre saranno disponibili al pubblico al prezzo di 699 euro più IVA. A Milano discuteremo, dati alla mano, chi stia presidiando la spesa sotto casa e quanto quel presidio possa contare nel futuro della distribuzione.










