Crescita vicina allo zero, calo dei volumi e margini ridotti. La prima istantanea di Circana sull’andamento del Largo Consumo Confezionato nel mese di gennaio desta non poca preoccupazione e delinea un quadro molto preoccupante a fronte anche di un rientro dell’inflazione verso lidi più tranquilli.
Una situazione quella immortalata dall’Outlook sui primi 28 giorni dell’anno, che se dovesse proseguire su questa linea rischierebbe di riaccendere forti tensioni soprattutto fra le aziende più fragili della GDO.
Le vendite a valore infatti sono cresciute del +0,2% a fronte del +8,5% di un anno fa e del +7,6% del 2022, ma è dai volumi che arriva il dato più allarmante visto che la fine di gennaio ha segnato un -2% dopo lo -0,9% del 2023.
Questo con una pressione promozionale che si è attestata a +23,5% – dopo il 23,2% del 2023 e il 22,1% dell’anno precedente – e un’inflazione che, come detto, è ormai rientrata su valori più che accettabili. Il +2,3% odierno è infatti ben altra cosa rispetto al +9,4% dell’anno scorso.

I dati pubblicati da Circana delimitano inoltre la situazione più delicata nei canali tradizionali i cui segni negativi devono far scattare più di un allarme.
Iper, Super e liberi servizi infatti hanno perso a gennaio il -3,3% dei volumi, dato nettamente inferiore sia a quello del 2022 (-1,4%) che a quello del 2023 (-0,9%).
Questo a fronte di un’inflazione più sostenuta rispetto al dato generale visto che i canali tradizionali hanno segnato +3,2% mentre i Discount a fronte di un incremento dei volumi del +1,3% (dopo il -1 di un anno fa) hanno registrato un’inflazione vicina allo zero (+0,7%) dopo i valori altissimi degli ultimi due anni.
Volumi poco sotto allo zero invece per gli Specialisti Casa e Persona (-0,1%) il cui trend dei prezzi è arrivato +4% mentre i Generalisti online hanno chiuso il primo mese dell’anno recuperando qualcosa sui volumi del 2023 ma restando ben al di sotto dello zero (-3,4%).








