Unicoop Firenze e Coop Alleanza 3.0 esprimono insieme circa il 50% del fatturato totale di Coop Italia. Questa però l'unica sostanziale affinità fra le due realtà che hanno invece storie e attività molto differenti per quanto riguarda la presenza nella Penisola e soprattutto andamento e performance che abbiamo analizzato comparando cifre e percentuali del 2021 e del 2022.
In un recente articolo (vedi sotto articolo correlato) abbiamo già messo a confronto le prestazioni economiche delle due grandi cooperative, mettendo in evidenza le evoluzioni dei loro indicatori di bilancio durante questi difficili anni, dal pre-Covid 19 ai giorni nostri.
In questo invece, vogliamo mettere in evidenza le prestazioni delle vendite, suddividendo i singoli punti vendita delle due imprese in diversi cluster di vendita (dalle superette ai grandi ipermercati) per valutare le loro prestazioni medie di fatturato e di redditività per metro quadrato. Inoltre, sarà cura dello studio pubblicato di mettere a confronto le risultanze dei dati per stabilire una sorta di benchmark prestazionali sui singoli cluster di vendita. L'analisi si estende anche alle diverse prestazioni nei differenti territori in cui operano le imprese, soprattutto Coop Alleanza 3.0.
Prima di addentrarci nei numeri è quindi necessario partire dalla loro differente distribuzione sul territorio dato che Unicoop Firenze, nata nel 1973 dalla fusione di tre grandi cooperative toscane, opera principalmente nella sua regione nella quale è profondamente radicata con oltre un milione di soci e 110 punti vendita con quasi ottomila dipendenti.
Ciò significa alta concentrazione e grande ottimizzazione dei costi con negozi vicini al magazzino e assortimenti abbastanza simili per un target di consumatori decisamente circoscritto. Conformazione opposta per Coop Alleanza 3.0, la più grande in Italia, che riunisce 94 cooperative con quasi 350 negozi e circa 18mila dipendenti.
Dalla sua sede di Modena raggiunge altre otto regioni oltre all'Emilia, da Veneto e Friuli fino a un lembo di Lombardia e alla dorsale adriatica che la porta a Bari, in Puglia, toccando Marche, Abruzzo e Basilicata, con alcune società controllate anche nel Lazio. Una diffusione vastissima – caratterizzata da grandi ipermercati - che comporta però la necessità di adattarsi alle diverse esigenze dei consumatori che da Nord a Sud richiedono attenzioni differenti.
Entriamo adesso nel merito dei numeri:
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