Per rispondere a questa domanda iniziamo ad analizzare il primo indicatore selezionato, l'Ebit, il cui andamento comparativo è indicato nel prossimo grafico.
L'Ebit che ha realizzato la maggiore crescita nel triennio 2017 - 2019 è quello del cluster drugstore (+ 3,7%), subito seguito dal cluster dei rivenditori diretti di generi alimentari (3,5%): entrambi valori molto alti nel mondo del mass market retail. L'andamento peggiore è stato per i cash&carry il cui Ebit margin nel triennio 2017-2019 è cresciuto solo dello 0,4%. Chi unisce al cash&carry la rivendita diretta di generi alimentari è cresciuto in termini di Ebit dell'1,1%. L'Ebit di chi vende alimentari agli affiliati è cresciuto nel triennio dell'1,3%. La crescita è stata dell'1,5% per chi adotta il modello di business misto nei generi alimentari (affiliati e vendita diretta).
Abbiamo estratto l'andamento dell'Ebit margin nell'anno 2020, perché si è trattato di un anno interessato da misure straordinarie adottate per il contenimento dell'emergenza sanitaria da Covid, con chiusure e prolungate restrizioni. Hanno performato bene i drugstore, il cui Ebit è cresciuto dell' 1,2% rispetto al 2019, grazie al fatto che i punti vendita sono spesso collocati all'interno dei centri urbani.
È cresciuto molto, passando dall'1,5% al 3,3% medio l'Ebit del gruppo che svolge gestione mista di supermercati diretti e affiliati (per le sesse ragioni espose sopra). In forte crescita nel 2020 l'Ebit dei cash&carry di Végé, balzato dallo 0,4% al 2%.
Il 2021 mostra margini che si riassestano. Chi vende alimentari diretti presenta un Ebit del 3,1% inferiore alla media del triennio pre pandemico quando era pari al 3,5%, mentre chi vende ad affiliati recupera qualcosa passando dall'1,3% all'1,4%. Chi opera con modello di business misto (diretti e affiliati) cresce tanto nel 2021, un punto percentuale, portando l'Ebit al 2,5% dall'1,5% del triennio 2017-2019. I cash&carry, dopo l'ubriacatura del Covid, tornano leggermente sotto la media prepandemica, con un Ebit che passa allo 0,3% dallo 0,4%. Il cluster di chi fa sia cash&carry che vendita diretta continua la sua crescita in modo omogeneo: l'Ebit era dell'1,1% nel triennio 2017-2019, è salito all'1,6% nel 2020 e lì è rimasto nel 2021. La detergenza non arretra e si mantiene sui livelli di alta crescita visti durante il Covid: l'Ebit medio di questo cluster era del 3,7% nel pre-Covid, è salito al 4,9% nel 2020 ed è stato del 4,8% nel 2021.
Il prossimo grafico è dedicato al ROI, l'indice che misura il ritorno dell'investimento: i numeri esprimono il valore medio per ciascun cluster.
Nel triennio 2017-2019 il ROI migliore era del cluster drugstore: il 6,4%. Anche qui, seguivano le aziende attive nella vendita diretta con un ROI del 5,9%. Il ROI del modello di business misto (ovvero di chi vende sia direttamente che ad affiliati) era del 3,3%. Seguivano le imprese del cluster che vendono ad affiliati con un ROI del 3,1% e quelle impegnate nel cash&carry e vendita diretta con un indice del 2,7%. Ultimi i cash&carry con un ROI dello 0,8%.
Nel 2020, per la ragione esposta sopra a proposito dell'andamento dell'Ebit, è calato il ROI del cluster vendita diretta, dal 5,9% al 3,6%, Tutti gli altri cluster sono cresciuti: dal 3,1% al 5% i venditori di alimentari ad affiliati; dal 3,3% al 7,9% il modello misto (diretti e affiliati); dallo 0,8% al 6,5% i cash&carry; dal 2,7% al 4% il cluster che opera attraverso cash&carry e vendita diretta; dal 6,4% all'8,5% i drugstore.
I valori del 2021 mostrano la sofferenza provata durante il Covid da chi vende direttamente al cliente finale: il ROI sale al 4,2% dal 2,3% dell'anno della pandemia. Chi opera attraverso la vendita ad affiliati nel 2021 ha perso quasi due punti di ROI, passando al 3,1% dal 5% e cioè tornando dove era prima della pandemia. Il cluster che si affida al modello misto ha avuto mediamente un ROI in calo al 5,1% dal 7,9% del 2020, ma sempre superiore rispetto al 3,3% precedente il Covid. Forte il calo del ROI dei cash&carry che sono andati addirittura in negativo a - 1,8% dopo aver avuto un ROI molto alto nel 2020 (6,5%). Chi fa cash&carry unitamente alla gestione diretta nel 2021 ha avuto un ROI in crescita dello 0,3% rispetto al 2020, con il valore che è passato dal 4% al 4,3%, superiore al 2,7% pre - pandemico. Infine i drugstore che hanno sostanzialmente tenuto le posizioni conquistate durante la pandemia: il ROI di questo cluster nel 2021 è stato mediamente dell'8,1%, lo 0,4% in più del 2020, in crescita rispetto al 6,4% del triennio 2017-2019.
Il grafico seguente è dedicato al costo del lavoro. Qui emergono in modo chiaro le differenze di peso specifico in relazione al modello di business dei singoli cluster: chi ha la gestione diretta dei punti vendita ovviamente mostra un'incidenza percentuale molto più elevata rispetto a chi vende all'ingrosso. Più interessante è quindi vedere il trend del costo del lavoro per ciascun cluster negli ultimi cinque anni.
Il primo elemento che emerge dal grafico è che il cluster composto da aziende che vendono direttamente generi alimentari mostra un incremento del costo del lavoro pari allo 0,5% (dal 12,4% al 12,9%) nel periodo 2017-2021: un aumento non trascurabile.
Chi vende generi alimentari attraverso l’affiliazione – il secondo cluster nel grafico – resta sostanzialmente stabile dal punto di vista dell’incidenza del costo del lavoro, che è strutturalmente bassa: si passa dall’1,7% pre-Covid all’1,6% post-Covid. Il terzo cluster – composto da imprese che operano sia attraverso la vendita diretta che attraverso l’affiliazione – passa dal 9,3% del triennio 2017-2019 al 9,2% del 2021, dopo essere calato all’8,5% nel 2020 a causa dell’incremento dell’Ebit di quasi due punti percentuali che aveva fatto conseguentemente calare l’incidenza percentuale del costo del lavoro che poi è tornata sul valore precedente: un valore comunque alto, indicativo del fatto che questo cluster mediamente agisce più attraverso la gestione diretta dei punti vendita che attraverso l’affiliazione. Il gruppo del cash&carry puro ha un’incidenza percentuale del costo del lavoro mediamente attorno al 7% (6,9% nel triennio 2017-19 poi 7,1% nel 2020 e 6,6% nel 2021, piuttosto alta per il loro modello di business. Diverso invece il caso del cluster che fa sia cash&carry che gestione di supermercati dove il costo del lavoro era pari al 4% prima del Covid e poi nel 2020 è calato al 3,2%, valore dove è rimasto anche nel 2021. In calo anche l’incidenza del costo del lavoro per i drugstore: dall’8,7% del triennio 2017-19 è calata al 7,9% nel 2020 e poi ancora al 7,2% nel 2021. La ragione è semplice: l’aumento del fatturato e dell’Ebit diminuisce il peso specifico del costo del lavoro.
La prossima serie di grafici rappresenta tutto il mondo Végé (va quindi oltre i cluster esaminati fino a questo punto). Il primo grafico è relativo al rapporto fra Ebit e ROI ed è basato sui valori del 2021. Nel quadrante in alto a destra troviamo le aziende migliori che hanno aumentato entrambi gli indicatori. Viceversa, il quadrante in basso a sinistra accoglie le imprese che hanno avuto la performance peggiore, perdendo terreno sia in termini di Ebit che di ROI.

L’impresa che più si è distinta è Lombardo, seguita da Fratelli Arena (attiva con supermercati che fanno anche affiliazione e hanno visto un miglioramento sia dell’Ebit che del ROI, classificata da come miglior retailer d’Italia per il ritorno sull’investimento). Fra le “grandi” la terza azienda sul podio è Supermercati Tosano che pure ha un ROI inferiore alle altre due. La parte migliore del quadrante migliore ospita molte piccole aziende (come Bava, Scelgo, Asta) molte delle quali appartenenti al cluster drugstore. Il grafico permette di fare un’altra valutazione interessante, cioè vedere quante grandi aziende in realtà mostrano valori di Ebit e di ROI inferiori rispetto al Gruppo cui appartengono. Le due linee azzurre tratteggiate mostrano i valori medi, le linee rosse continue mostrano il valore zero. Ebbene, vediamo ad esempio che Multicedi ha un ROI inferiore alla media; Bennet ha un Ebit margin inferiore alla media e prossimo allo zero così come Vega e Coal. Addirittura Market Ingross e Metro, che fanno cash&carry puro, sono in terreno negativo sia per l’Ebit che per il ROI e infatti si trovano nel quadrante peggiore, quello in basso a sinistra.
Il prossimo grafico è concepito come il precedente – il quadrante migliore in alto a destra, quello peggiore in basso a sinistra – ma incrocia l’andamento dell’Ebitda e del fatturato nel 2021.

Anche in questo caso Lombardo conquista la vetta del quadrante migliore dove troviamo anche Fratelli Arena, Tosano, Scelgo, Piccolo. Bennet, Migorss, Vega hanno valori positivi ma sono sotto la media del Gruppo Végé.
L’ultimo grafico mostra infine a quanto ammontano i guadagni accumulati dal 2017 al 2021. Quanti soldi hanno guadagnato negli ultimi 5 anni le aziende del Gruppo Végé? Chi ha guadagnato di più?

Il campione di profitti è Tosano che fra il 2017 e il 2021 ha cumulato oltre 143 milioni di guadagni. Seguono Migross (122,5 milioni), Bennet (119,1 milioni) e Fratelli Arena (114,6 milioni). Solo le prime quattro aziende del Gruppo Végé negli ultimi 5 anni hanno espresso un profit cumulato di circa mezzo miliardo di euro.