sabato 11 Luglio 2026

Preoccupazione e incertezza cambiano le abitudini delle famiglie: si scelgono marche in promozione o meno costose

Il clima di incertezza economica e sociale negli ultimi dodici mesi ha influito sul modo di fare la spesa degli italiani, che oggi acquistano prevalentemente prodotti di marche in promozione o comunque meno costose (41%), con una tendenza più marcata al Sud e nelle isole, nei centri sotto i 30mila abitanti e nei nuclei famigliari con quattro o più componenti. Un’istantanea emblematica contenuta nell’indagine nazionale sulle condizioni economiche, attuali e prospettiche delle famiglie italiane, realizzata per Confindustria Intellect da un team di società di ricerca aderenti ad Assirm.

Condotto fra il 12 e il 14 settembre su un campione di 1.005 famiglie rappresentative del territorio nazionale, lo studio restituisce l’immagine di una nazione alle prese con sentimenti di preoccupazione e incertezza verso il futuro, con il 33% del campione che teme di dover attendere il 2024 per vedere segnali di ripresa e il 36% che non si sente in grado di fare previsioni. Famiglie alle prese col rischio di non riuscire a pagare le bollette, convinte che queste problematiche non daranno molte occasioni per occuparsi ad esempio dei temi ambientali anche dopo i periodi più duri.


Guardando alla situazione finanziaria dei nuclei familiari intervistati, si nota come il 33% ritenga il proprio reddito più basso rispetto a dodici mesi fa e il 41% si dice molto preoccupato per la propria situazione finanziaria. Sale addirittura al 66% la quota di coloro che nell’ultimo anno hanno affrontato spese correnti molto più alte del solito, con un 40% rassegnato a dover mettere mano ai propri risparmi nei prossimi mesi. Per quanto riguarda il reddito le situazioni relative all’ultimo anno sono più delicate si registrano al Sud, fra le famiglie con tre componenti e nei centri fra i 30mila e i centomila abitanti. Il 29% ritiene inoltre che lo stesso reddito si abbasserà ulteriormente da qui ai prossimi dodici mesi.


È quindi inevitabile che il 41% degli italiani non ritenga florida la propria situazione finanziaria, anche perché il 22% dichiara di aver visto aumentare i propri debiti in modo consistente. Questo anche perché il 66% ha dovuto fare i conti con spese correnti e per i consumi più alte del solito; un dato questo sostanzialmente simile in tutte le aree geografiche (fra il 60-69 %), i centri abitati e l’ampiezza delle famiglie.

Ma questo clima di estrema incertezza come ha influito sulle abitudini degli italiani nell’ultimo anno? Sono diminuite in particolare le risorse destinate a viaggi, abbigliamento, wellness, device digitali e svago. Sono invece rimaste invariate quelle per cura della casa e della persona e per i prodotti assicurativi, mentre solo nel 19% dei casi sono calate le spese alimentari. In merito alla situazione lavorativa invece c’è un discreto timore di veder ridotti stipendi e guadagni (21%) ma in questo caso prevale infine una sostanziale tranquillità (35%).

Uno scenario generale sicuramente poco rassicurante come sottolinea Saverio Addante, presidente di Confindustria Intellect: “La situazione è drammatica – commenta senza mezzi termini – gli italiani sono convinti di dover tagliare ogni spesa non essenziale e questo significa andare incontro alla stagnazione. Rischia di innescarsi uno effetto a catena con riduzione degli assortimenti a scaffali e industrie costrette a fermare le produzioni con una situazione lavorativa ancora più grave. Il ruolo di ricerca, promozione e comunicazione – aggiunge – sarà cruciale per le famiglie ma anche per le insegne visto che sta venendo meno la fedeltà dei consumatori alle marche. Inoltre, per la GDO, non sarà più possibile evitare di scaricare gli aumenti sul consumatore. Il nuovo Governo dovrà intervenire celermente perché se aumenteranno i prezzi degli alimentari il Paese sprofonderà”.


Per Matteo Lucchi, presidente Assirm, la ricerca delinea “un quadro di forte preoccupazione e incertezza sul futuro in modo trasversale e omogeneo. Tra le percezioni e i timori generati dalla situazione attuale – afferma – quasi una famiglia su cinque si dichiara molto preoccupata di non riuscire a pagare le bollette. Timori che sembrano riflettersi anche su alcuni cambiamenti nelle abitudini di acquisto. Si percepisce una situazione di incertezza persistente, in cui sbilanciarsi con previsioni sui tempi di ripresa risulta complesso. L’11 e il 12 ottobre – conclude – nel corso del Marketing Research Forum 2022 Assirm e Confindustria Intellect ragioneranno su quali strategie di mercato tenere in periodi di crisi economica ed incertezza e condivideranno le migliori strategie di ingaggio del consumatore, dalla comunicazione al retail/e-commerce”.

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