Penny e In’s: chi è più solido per reggere il mercato? Confronto tra due player in ascesa

Proseguiamo la serie di articoli che mettono a confronto i dati di bilancio di alcuni fra i principali soggetti attivi nel mondo della GDO italiana, e che hanno già pubblicato quello del 2021, guardando in particolare all’evoluzione dello stato patrimoniale e a quanta parte degli utili generati negli scorsi anni sia stata accantonata a riserva. Cercheremo di capire "chi è stato cicala e chi formica". In che modo le aziende sono arrivate ad avere un determinato stato patrimoniale, in quanto tempo, in particolare in quali anni? Il livello di solidità patrimoniale sarà dirimente nei prossimi mesi e probabilmente determinerà la vita o la morte di supermercati e ipermercati. In questo articolo mettiamo a confronto i numeri di IN’S e Penny Market.

La formica disse: “Io ho lavorato duramente per ottenere questo e tu che cosa hai fatto durante l’estate?” “Ho cantato.” rispose la cicala. La formica esclamò: “Allora adesso balla!”

Così scrisse Esopo. E saranno in tanti, nei prossimi mesi, a dover ballare, badando bene alla “morale della favola”: chi tra i player della Gdo non ha fatto abbastanza scorte di patrimonio negli anni passati rischia seriamente di non sopravvivere alla minaccia della compressione dei ricavi, oppure alla perdita della competitività a causa della gravissima crisi energetica in corso ed alle tensioni per l’innalzamento delle materie prime in molte categorie merceologiche.

Penny e IN’S Mercato sono due insegne attive nel mercato dei discount che negli ultimi 10 anni ha subito profonde trasformazioni. Nell’ultimo decennio i discount hanno smesso di essere considerati dai consumatori il “luogo dove si risparmia a scapito della qualità” per diventare, invece, il “posto dove si può risparmiare intelligentemente”. Tant’è che i discount oggi hanno una quota di mercato superiore al 23%.

E Penny ed IN’S per certi versi sono simili, per altri assolutamente diversi. Intanto, entrambi fanno parte di gruppi (il primo del Gruppo Rewe ed il secondo del Gruppo Pam) che gestiscono anche supermercati e ipermercati. Questo potrebbe apparire come un fatto da poco ma, nell’arena del mercato alimentare, quando si gestiscono più business unit, è difficile pensare sempre con un solo “cappello”. In altre parole, è complesso pensare di fare le scarpe ai supermercati se la casa madre ne possiede a bizzeffe. Sicuramente, questo stato di cose in passato ha reso Penny ed IN’S meno reattivi agli smottamenti di mercato.

Penny ha implementato un ottimo reparto pane fresco ed ha man mano allineato il proprio format a quello che sta diventando lo standard per discount di medio-grandi dimensioni, ovvero locali stand alone dotati di ampio parcheggio e facilmente raggiungibili dalle aree ad alta densità abitativa. È dentro che i negozi Penny sono rimasti, a volte, commercialmente statici senza presentare spesso particolari innovazioni che conferissero un’anima al negozio.

Se guardiamo ai suoi concorrenti, vediamo (ad esempio) che in molti casi EuroSpin ha inserito i reparti serviti laddove ritenesse di dover dare maggiore offerta (spesso in meridione) mentre Lidl ha creato degli assortimenti rotativi, magari portando ciclicamente ai clienti specialità da ogni parte del mondo.

Recentemente Penny ha cambiato logo, forse dando il segnale che ha intenzione di diventare una locomotiva del mercato discount italiano piuttosto che accontentarsi di seguire le tendenze in atto e in divenire.

IN’S opera con negozi di circa 500mq medi (Penny è a 730) e, rispetto al concorrente tedesco, ha scelto di occupare un segmento di mercato differente e di evitare di espandersi nelle regioni meridionali dell’Area 4 (eccezion fatta per l’Abruzzo).

Di fatto, “creare la scatola” come fanno Lidl, EuroSpin, Penny ed MD è molto comodo, ti consente di avere dappertutto gli stessi metri lineari ed armonizzare l’offerta quasi in tutta la rete di vendita. In’s, però, non segue questa tendenza, una scelta che potrebbe rivelarsi intelligente. Anche perché, negli anni, i concorrenti del format stand alone (da ultimo Aldi) hanno messo in campo investimenti sostanziosi che per gruppi cross canale come il Gruppo Pam non sono spesso percorribili.

In’s si è dunque infilato nello stesso segmento di Todis di Pac 2000 A, ovvero un discount che dia servizio sotto casa, con un assortimento limitato ma conveniente. L’assortimento di IN’S ha subito meno evoluzioni rispetto a quelle dei suoi concorrenti, si è mantenuto più “basico” ed è andato di pari passo con le esigenze del format, più piccolo rispetto a Penny ed adattabile a metrature anche ridotte (sotto i 300mq).

Se da un lato lo sviluppo di tale format è meno oneroso e più flessibile, dall’altro la minore attenzione sulla creazione di un assortimento altamente fidelizzante si traduce in vulnerabilità. Stante il fatto che il format stand alone di leader come EuroSpin, Lidl ed Aldi sta entrando sempre più nelle maglie cittadine, IN’S potrebbe ritrovarsi a dover difendere le proprie locations più esposte a questo tipo di concorrenza.

Iniziamo dando uno sguardo ai numeri del 2021: in questo esercizio IN’S Mercato Spa ha generato poco più di un miliardo di ricavi, in lieve crescita rispetto ai 987 milioni del 2020; l’Ebitda è stato pari a poco meno di 74 milioni (in leggerissimo calo sul 2020); il patrimonio netto è salito ad oltre 164 milioni dai 158,5 del 2020.

Nel 2021 Penny Market ha fatturato più di 1,2 miliardi (registrando un lieve calo sul 2020); l’Ebitda è cresciuto passando da 17,8 a 19,5 milioni; il patrimonio netto è salito passando da 76,4 a 94,6 milioni di euro.

Dopo aver fotografato i due operatori attraverso i principali indicatori del bilancio 2021, passiamo ad un’analisi dinamica che cercherà di dare conto di come essi siano arrivati alla situazione attuale e in che tempi: lo faremo guardando l’evoluzione dei numeri negli ultimi cinque anni, dal 2017 ad oggi. Amplieremo ulteriormente lo sguardo andando indietro di dieci anni soltanto relativamente alle voci per le quali sarà possibile: Penny Market, infatti, fino al 2016 ha operato con una ragione sociale diversa, perciò il raffronto diretto fra i due operatori può essere fatto soltanto dal 2017 in poi.

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Silvia Ognibene: giornalista professionista, collabora stabilmente con agenzie di stampa e quotidiani nazionali e internazionali dedicando particolare attenzione ai temi di finanza, economia e lavoro. Massimo Schiraldi: fondatore e Amministratore della Netbound, società specializzata nel management consulting indirizzato al Retail ed all’industria alimentare, è appassionato del commercio in tutte le sue forme. È stato membro del CdA ed Amministratore Delegato di società operanti nella produzione e distribuzione di beni di largo consumo. Ha viaggiato in Europa e negli Stati Uniti (dove ha risieduto) per analizzare le formule di retail con le migliori performance.

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