Storica impresa familiare che opera nel settore della Grande Distribuzione campana da oltre 50 anni, la Fratelli Morgese attraverso le insegne Euroesse ed il cash & carry Eurocas, ha una consolidata la sua presenza in Campania con dodici punti vendita di proprietà.
Dal 2019 è entrata a far parte del Gruppo VéGé. Come si può osservare dalla Mappa della GDO, fruibile dagli abbonati Professional e Premium di GDONews, i punti vendita di F.lli Morgese si distribuiscono e sono concentrati all’interno delle province di Napoli, Caserta e Avellino. Per avere un quadro più chiaro del momento, caratterizzato dall’aumento dei prezzi e dalla complicata reperibilità delle materie prime, che sta coinvolgendo tutta la GDO e causando momenti di tensione all’interno dei rapporti tra industria e retail, abbiamo chiesto un parere a Bartolomeo Perna, buyer di surgelati e prodotti freschi e freschissimi di F.lli Morgese.
Nella categoria riguardante lo yogurt, la tensione dei prezzi sta intralciando i rinnovi dei contratti?
“Si, la tensione e la congiuntura storica ed economica, non aiutano i rinnovi dei contratti. Posso confermare che con la quasi la totalità dei fornitori stiamo avendo problemi”.
Quali sono le ragioni poste dai fornitori per incrementare i listini e con che frequenza vengono espresse?
“Le ragioni e le motivazioni sono le più disparate ma riguardano principalmente il difficile reperimento delle materie prime e l’aumento dei prezzi di imballaggi, energia, dei trasporti e della logistica. Oramai queste richieste hanno assunto cadenza mensile, basti pensare che su alcuni siamo già alla seconda applicazione dei listini. Altro capitolo sono i cambi di formato che rappresentano un modo velato di passare ad ulteriori aumenti, riscontrabili solo sul rapporto euro-chilo”.
Qual è la richiesta media di incremento rispetto allo scorso anno?
“Varia in base al fornitore e alla tipologia di prodotti. Direi che attualmente possiamo attestare il dato fra il 15% e il 25%. All’interno di queste percentuali si devono poi considerare anche i listini presentati e non ancora applicati”.
Che ripercussione hanno in media questi incrementi sullo scaffale?
“Ritengo che oggi, nel riposizionare la base-line prevalga soprattutto il buon senso. Tenendo conto che si parla di prodotti a vita breve, applicare dei prezzi fuori della portata del consumatore andrebbe a generare dell’invenduto e di conseguenza delle perdite che oggi non sono sostenibili. Inoltre, il rallentamento di uscita, vedrebbe come ultima azione quella di chiudere l’approvvigionamento di quella determinata referenza o categoria prodotti. Altro capitolo invece è l’area geografica in cui si opera. Solo in parte si sta infatti riversando il tutto in quanto le imprese della grande distribuzione non hanno ancora stabilito i rispettivi nuovi costi di gestione. Attualmente, in modo ragionato, si scaricano solo gli aumenti che sono stati trasferiti a noi dall’industria”.








