
Carlo Aquilano è direttore commerciale di De Cecco, il terzo produttore di pasta al mondo, impresa fondata nel 1886 in Abruzzo, a Fara San Martino, e oggi presente in oltre 100 Paesi. De Cecco ha archiviato il 2021 con oltre mezzo miliardo di fatturato, generato per il 45% su mercati esteri. In questo colloquio con GDONews, Aquilano fa il punto sulla situazione estremamente critica che le aziende produttrici di pasta di semola si trovano ad affrontare, strette tra la fiammata inflazionistica che di settimana in settimana spinge i costi verso l’alto e le reticenze della GDO ad accogliere aumenti di prezzo che impattano sul potere d’acquisto già risicato dei clienti finali.
Direttore, quali sono le difficoltà che state sperimentando in questa fase?
Sicuramente la spirale inflazionistica rappresenta la maggiore leva di incertezza. L’incremento generalizzato dei prezzi dei fattori di produzione, diretti e che interessano l’indotto dell’industria pastaia, stanno condizionando pesantemente scelte e relazioni di filiera. Si tratta di un allineamento inflazionistico molto importante che ha visto il grano duro raggiungere le massime quotazioni storiche da luglio 2021 a causa di una riduzione diffusa delle rese produttive in alcuni dei principali areali di produzione. A questa situazione si aggiungono le risultanti legate alla congiuntura nei termini dei costi dell’energia, del packaging, dei trasporti e del loro ritorno sull’indotto agricolo in ottica del prossimo raccolto. Raccolto 2022 che, in ambito nazionale, ad oggi, viene stimato in calo (-2%); contemporaneamente alcuni ambiti produttivi internazionali fanno registrare andamenti climatici sfavorevoli. Queste ulteriori rilevanze alimentano ulteriori incertezze che fanno sì che i listini camerali nazionali si mantengano su livelli molto alti.
Dopo aver totalmente assorbito, per mesi, l’incremento dei costi, facendo fronte alla resistenza del trade al trasferimento dell’inflazione al consumo nella salvaguardia della convenienza, le imprese del comparto pastaio, pena la sostenibilità economica d’impresa, hanno dovuto procedere alla redazione di listini con conseguente aumento dei prezzi al consumo
Di quanto sono aumentati i costi per la produzione e perché?
Oltre all’incremento del grano duro italiano, ad aggi ancora oltre i 540 € alla tonnellata ovvero il 75% in più rispetto a 10 mesi fa, si sono progressivamente aggiunti i rincari di energia, +130% l’energia elettrica e +95% per il gas, carburanti, logistica salita del 30% e noli marittimi il cui prezzo è cresciuto fino al 300%, packaging con il costo dei pallet raddoppiato, carta e plastica stimabili rispettivamente nel +60% e +20%. Questo sta ulteriormente incrementando i costi di produzione con relativa necessità di ritocchi dei listini e nelle condizioni di cessione alla distribuzione organizzata. Dal momento in cui si sono manifestati gli aumenti reali, l’approccio dell’azienda è stato chiaro e trasparente, assorbendo nel 2021 sui propri conti economici la totalità dell’inflazione generata da materia prima, fattori di produzione e oneri logistici.
Purtroppo, dagli ultimi segnali recenti che stiamo ricevendo dalla filiera, è evidente che la spirale inflazionistica sia lontana dall’esaurirsi. De Cecco nel 2022 continuerà a selezionare materie prime superiori e ad utilizzare Metodi di produzione di alta qualità e senza compromessi.
Di quanto si scollano i risultati attesi dai vostri budget? Quanto impatta l’incremento dei costi sulla vostra marginalità?
Parliamo di una situazione straordinaria che ai suoi albori, circa un anno fa, non poteva essere correttamente dimensionata; un mix di effetti a catena sono venuti, man mano, a sommarsi producendo un moltiplicatore non circoscritto ad una singola fase della filiera produttiva, ma che interessa tutti i livelli. Questo ha realizzato uno scollamento sostanziale tra i risultati di budget e quelli necessari per la sostenibilità dell’impresa la cui unica via d’uscita è un almeno un parziale trasferimento di inflazione al consumo che auspicabilmente sia mitigata grazie a tutti i meccanismi di tutela del potere d’acquisto del consumatore che saranno oggetto di valutazione degli organi governativi deputati.
Quali azioni intendete intraprendere per fronteggiare la situazione?
Grande attenzione ai mercati, alla selezione continua dei fornitori, all’esplorazione degli strumenti di tutela degli acquisti, alla credibilità come primo produttore di pasta premium al mondo e con tutti quei caratteri che costituiscono i migliori requisiti di competitività in termini di valore, con i partner del trade e soprattutto verso i milioni di consumatori che ogni giorno portano la nostra pasta sulle loro tavole.
Qual è lo stato delle negoziazioni con i vostri clienti (GDO)?
Lo stato delle negoziazioni tra industria e trade è di grande e reciproca responsabilità che sulla scorta di una altrettanto reciproca consapevolezza nel trasferire inflazione al consumo, deve necessariamente concentrarsi su formule innovative piuttosto che sulla ricerca indiscriminata di convenienza. Come tutte le fasi critiche l’auspicio è che ne venga fuori un modello di trasferimento di valore più evoluto, che sfrutti la contingenza per affinare i meccanismi con cui presentare una offerta al consumatore misurata, studiata come risposta ai bisogni e modulata con formule di assortimento ed espositive serie e sartoriali.
Esistono forti spazi di miglioramento, soprattutto a livello di copertura dei bisogni del consumatore, con opportunità di lavorare sulle ponderate dei formati più richiesti dal mercato nonché sulle nicchie emergenti. Con alcune catene collaborative vi sono diversi progetti su progetti Win-Win-Win per l’insegna, il consumatore e le aziende di marca.
L’assortimento, i planogrammi, le attività promozionali sono aree di sviluppo strategico congiunto e sarà un nodo cruciale dell’efficientamento, dello sviluppo delle potenzialità ancora da cogliere presso tante realtà distributive.
A quanto ammonta il maggiore riconoscimento di prezzo che chiedete?
Credo che il “quanto” debba necessariamente essere preceduto dal “come”. L’analisi discussa con il trade, infatti, è partita dalla presentazione degli incrementi dei costi dei fattori di produzione, degli incrementi che si sono verificati a livello di grano duro mediante condivisione delle informazioni reperibili tramite piattaforme ufficiali. L’inflazione trasferita è stata dettagliata in tutte le componenti in modo da rendere agevole la valutazione reale dell’inflazione condividendone pesi e ragioni. Abbiamo anche condiviso il “quando” ossia una schedulazione degli aumenti che comunque rispettasse le promozioni precedentemente concordate in un orizzonte temporale ragionevole. Infine, abbiamo offerto la massima disponibilità ad aggiornamenti periodici.
Il trade è giustamente preoccupato della convenienza e di comprendere le ragioni alla base delle richieste. Si aggiunge uno scenario unico, probabilmente, nella storia recente di una concomitanza di fenomeni trasversali a tante categorie merceologiche. Un giusto confronto sulle ragioni è legittimo, così come l’approccio negoziale. A valle di questi passaggi però è necessario prendere tempestivamente delle decisioni e attuare con l’industria le necessarie contromisure per affrontare le tematiche dell’implementazione e delle performance successive.
Siamo fermamente convinti che la convenienza fine a se stessa non traduca sempre i desiderata del consumatore.
Per quando – ed eventualmente in che misura – intendete ritoccare il listino prezzi?
Abbiamo applicato un unico incremento di listino sulla base dell’incremento del grano e successivamente un secondo legato all’innalzamento del peso della componente energetica. Questo per cercare di stabilizzare il più possibile trade e mercati, in una situazione in cui tanti produttori, con una diversa visione sono stati costretti a inseguire gli aumenti.
In questa fase non sono previsti ulteriori ritocchi ai listini. Monitoriamo i principali mercati del grano duro cercando di stimare anche gli effetti dei mercati paralleli come quello del grano tenero. Seguiamo con grande attenzione gli andamenti dell’energia e le fluttuazioni nei cambi per poter assumere posizioni che ci consentano di mantenere efficiente l’offerta.








