Colussi, Galbusera, Grissin Bon e Fiorentini Alimentari ai Raggi X: bene in pandemia , adesso pesa lo scenario internazionale

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Cresciuti a doppia cifra con risultati eccezionali durante la pandemia, i prodotti sostitutivi del pane affrontano oggi uno scenario estremamente critico che rischia di mettere a dura prova i numeri degli ultimi due anni. L’aumento forsennato dei costi per le materie prime alimentari e per l’energia si abbatte su un settore vivace e si fa sentire anche per i gruppi leader del comparto, ad esempio Colussi che nei giorni scorsi ha annunciato il ricorso alla cassa integrazione a rotazione per gestire il fermo produttivo di alcune linee.

A spingere il settore, dal 2020 sono stati principalmente lo smart working e la DAD che hanno cambiato le abitudini, anche alimentari, delle famiglie italiane: non si è rinunciato alla pausa ma la si è fatta a casa, preferendo spuntini salati, bio, integrali. Nel 2020 (Nielsen) le vendite dei sostitutivi del pane nella GDO erano già cresciute di quasi l’8% rispetto all’anno precedente. Nel 2021 il trend è proseguito con gli italiani che hanno spinto del 15% (controvalore totale 1,5 miliardi) gli acquisti di grissini, taralli, gallette e altri prodotti di bakery salato. Prodotti che hanno trovato progressivo apprezzamento anche fuori dai confini nazionali con le esportazioni che nel 2021 sono cresciute dell’11,6% in valore, dirette in oltre cento paesi, capitanati da Gran Bretagna e Stati Uniti.

In questo articolo analizziamo le performance di bilancio relative al 2020 – con uno sguardo più ampio sull’ultimo quinquennio – di quattro importanti attori del mercato dei sostitutivi del pane: Grissin Bon, Galbusera, Colussi e Fiorentini Alimentari. Ad unirle il fatto che sono tutte imprese familiari. Due (Galbusera e Colussi) con fatturati complessivi superiori ai 200 milioni di euro, e due (Grissin Bon e Fiorentini) su una scala di valore pari a circa un terzo, con un fatturato medio annuale di circa 75 milioni. Diciamo subito che a mostrare qualche segno di sofferenza è uno dei due player principali, Colussi: deve prestare attenzione alla gestione del debito, essendo anche la meno capitalizzata delle imprese esaminate. Questo potenziale elemento di debolezza la espone più delle altre alle attuali tensioni globali: Colussi, unica fra le imprese esaminate, ha annunciato nei giorni scorsi il ricorso alla cassa integrazione straordinaria per i suoi dipendenti. Galbusera ha i margini più risicati delle aziende osservate, mentre l’impresa che presenta i migliori indicatori di capitalizzazione e solidità finanziaria è Fiorentini Alimentari. La più patrimonializzata è Grissin Bon, benché negli ultimi 5 anni a fronte di ricavi crescenti abbia perso redditività.

Grissin Bon è in mano alla famiglia Bernardelli da tre generazioni, sede a Sant’Ilario d’Enza (Reggio Emilia), ha deciso di puntare su nuove linee produttive in grado di soddisfare il crescente trend salutista: nel 2021 arriverà anche un grissino con frutta e avena, a consolidare un indirizzo al quale la famiglia affida speranze anche di crescita sui mercati esteri (Canada, Usa e Francia soprattutto) dove oggi genera meno del 10% del fatturato totale.

Galbusera Dolciaria, nata in Valtellina nel 1938 per opera di Enea e Mario (scomparso al 93 anni nel 2018) è tra le più importanti realtà imprenditoriali italiane nel settore del bakery dolce e salato. Con la linea Buoni Così è da anni attiva nel mercato dei prodotti senza zuccheri aggiunti. Pur avendo perso un quarto dei margini nell’ultimo quinquennio, è tra le aziende esaminate quella che ha chiuso anche il 2020 con i ricavi più alti.

Il Gruppo Colussi venne fondato come semplice forno a Venezia nel 1911 e già dal 1930 è passata alla dimensione industriale grazie ai figli del fondatore, Nel 1949 ha spostato la produzione, prima a Perugia e poi a Petrignano di Assisi dove opera ancora oggi. Oltre che nel bakery, è attiva nella produzione di pasta secca e distribuisce per l’Italia alcuni noti prodotti esteri (come i dadi e gli estratti di carne Liebig, la frutta e la verdura Del Monte). I suoi brand più noti sono Gran Turchese, Pan Colussi, Misura, Sapori. Produce anche per big della GDO (fette biscottate per Coop Italia, pasta di semola per Esselunga, fette biscottate e sostituti del pane per Eurospin). Come accennato sopra, ha adottato la cassa integrazione straordinaria a rotazione per i dipendenti dello stabilimento di Petrigano, chiarendo che non sono previsti licenziamenti o chiusure aziendali: l’azienda ha confermato gli investimenti annunciati per rinnovare e potenziare 3 delle 6 linee di produzione entro la fine del 2022.

Fiorentini Alimentare venne fondata nel 1918 a Torino da Leonildo Fiorentini, amplio la propria scala produttiva negli anni Quartana con il figlio Vittorio ed è oggi guidata dal nipote: impresa familiare per definizione, già nel 2002 scelse di centrare la produzione sui sostitutivi del pane, con un’attenzione particolare alle esigenze gluten free, vegane e biologiche. Oggi è leader nel mercato degli snack salutistici, dopo aver rinnovato l’immagine e la veste grafica nel 2020.

 

Entriamo nel dettaglio dei numeri, relativi all’esercizio 2020, e mettiamoli a confronto attraverso la WEB APP di GDONews “Benchmark Online”.

Nel 2020 il fatturato di Grissin Bon è stato pari a oltre 76 milioni di euro (+3,38% rispetto all’anno precedente),  Fiorentini Alimentari ha fatturato per oltre 80 milioni (ma ha perso l’8,22% rispetto al 2019) Colussi per 218 milioni circa (+3,80%) e Galbusera per oltre 231 milioni (+1,36%).

Più interessante esaminare l’andamento degli ultimi 5 anni, per avere un’idea della quantità della crescita, indicata nel grafico seguente.

Galbusera è l’azienda che ha performato meglio nel quinquennio (+38,36%), seguono Fiorentini Alimentari (+19,77%),  Grissin Bon (13,14%). In area negativa Colussi che negli ultimi cinque anni ha perso il 23,68% di ricavi.

L’andamento del fatturato delle tre imprese a confronto si vede in modo chiaro nel grafico seguente.

Tornando al secondo grafico, prendiamo in esame l’andamento quinquennale dell’Ebitda, ovvero l’indice che misura la redditività generata dal core business. Grissin Bon e Galbusera – pur avendo registrato crescite dei ricavi a doppia cifra, rispettivamente del 13,14% e del 38,36% – nello stesso periodo hanno lasciato sul tappeto quasi un quarto dell’Ebitda margin: -23,99% per Grissin Bon e -25,23% per Galbusera. Anche Colussi ha perso il 4,85% di Ebitda: un segno meno che in questo caso si aggiunge a quello del fatturato, negativo di oltre 23 punti percentuali nel quinquennio. Crescono invece entrambi gli indicatori per Fiorentini Alimentari: dal 2016 al 2020 l’Ebitda è cresciuto del 4,29% e il fatturato del 19,77% (nonostante un segno negativo di circa 8 punti percentuali registrato proprio nel 2020). Esaminare congiuntamente l’andamento di fatturato ed Ebitda consente di avere una sintesi dello stato di salute dell’impresa, rappresentato dal grafico che segue: in modo intuitivo si comprende quali aziende sono in maggior salute grazie ad un andamento positivo di entrambi gli indicatori (quadrante in alto a destra) e quelle che se la passano peggio a causa di ricavi e redditività entrambi in calo (quadrante in basso a sinistra). Chi va meglio, come indicato anche dai dati di bilancio già esaminati sopra, è Fiorentini Alimentari. Soffre Colussi per cui si riducono ricavi e margini. Galbusera e Grissin Bon aumentano i ricavi ma perdono in redditività.

Per entrare maggiormente nel dettaglio di parametri più significativi di soggetti industriali come quelli esaminati in questo articolo, esaminiamo l’andamento dell’Ebit Margin (l’indicatore della capacità di un’azienda di generare profitto prima del pagamento degli oneri finanziari). Tutte le aziende esaminate sono in area positiva, alcune con margini ampi, altre appena sopra la sufficienza come Galbusera che registra appena lo 0,03%. La migliore è Fiorentini Alimentari (9,4%), seguono Grissin Bon (5,52%) e Colussi (3,89%).

L’andamento del margine di profitto – indicato nel grafico che segue – ribadisce la situazione di Galbusera che registra anche per questa voce un pallido +0,03%.  La classifica del profit margin ricalca quella del’Ebit: Fiorentini Alimentari + 7,61%; Grissin Bon +7,06%; Colussi +3,69%. generale (26,84%).

Con i prossimi due grafici entriamo nel merito della gestione operativa delle imprese analizzate, guardando indicatori rilevanti per determinare il grado di efficienza.

Galbusera – che come abbiamo visto offre margini risicati di profitto – è l’azienda che presenta il tempo più lungo di giacenza delle scorte di magazzino (39 giorni). Specularmente Fiorentini Alimentari – che ha le performance migliori dei competitor esaminati in termini di Ebitda – è il player che  riesce a far ruotare più rapidamente il magazzino (15 giorni). La giacenza media è di 19 giorni per Grissin Bon e di 31 giorni per Colussi.

I tempi medi di incasso sono sostanzialmente allineati attorno agli 80 giorni per Galbusera (79), Grissin Bon (80) e Fiorentini Alimentari (83). Più rapida dei competitor nell’incassare è Colussi con tempi quasi dimezzati, pari a 43 giorni.

La stessa Colussi è invece la più lenta nel pagamento dei fornitori (131 giorni) con una gestione dei flussi di cassa potenzialmente favorevole per l’azienda. Galbusera ha tempi simili (124 giorni), segue Colussi (131). Staccata, in fondo alla classifica, Grissin Bon che paga i fornitori in media dopo 79 giorni dal ricevimento delle merci.

Nell’ultima parte di questo articolo comparativo andiamo a guardare i principali indicatori della capitalizzazione aziendale e del peso dei debiti.

Un indicatore particolarmente rilevante è quello che misura il rapporto tra mezzi propri e attivo: è l’indice che misura quanto gli azionisti hanno investito nell’azienda, offrendo una sintesi del livello di capitalizzazione dell’azienda e quindi della sua solidità. Viene ritenuto positivo quando è superiore al 30%. Tutte le aziende esaminate sono in area positiva: i due estremi della forchetta sono Colussi con un valore del 32,34% e Fiorentini Alimentari (75,51%). Ben solida anche la posizione di Grissin Bon (70,04%) e ampiamente sopra la soglia di sicurezza anche Galbusera (41,5%).

Il peso del debito rischia di creare qualche tensione per Colussi che ha un rapporto tra passività finanziarie e ricavi pari al 31,62%: l’indice di sostenibilità del debito è giudicato in un’area di sicurezza quando il valore è inferiore al 30%, mentre si potrebbero sperimentare tensioni quando il debito ha un valore compreso fra il 30% e il 50% dei ricavi. Colussi è appena sopra la soglia: deve prestare attenzione. Al contrario è sostenibilissimo il peso del debito per Grissin Bon e Fiorentini Alimentari che presentano addirittura indici in negativo, rispettivamente -21,45% e -19,83%. In area rassicurante  e positiva anche Galbusera con un rapporto debito netto/ricavi del 14,6%.

La maggiore o minore solidità delle imprese confrontate trova conferma nell’esame del peso dei debiti a breve sui ricavi: questo valore è ritenuto sostenibile quando è compreso fra il 21% e il 50%, diventa meno sostenibile quando è tra il 51% e il 75%. Ancora una volta è Colussi a presentare il valore meno confortante: 52,67%, unica delle imprese esaminate a superare la soglia del 50%. Segue l’altro grande player – dimensionalmente parlando -, Galbusera, con un indice del 45,53%. Più solide Grissin Bon (25,95%) e Fiorentini Alimentari (24,12%).