Cibus Lab: confronto accesso tra industria e distribuzione e l’incessante attacco dei discount

Il confronto tra industria e retail andato in scena la scorsa settimana ha prodotto i suoi effetti, c’era ansia nel comprendere come stessero maturando le relazioni tra industria e retail nel momento più buio, e l’occasione del Cibus Lab dedicato alle categorie frollini e merendine è stato il luogo scelto per questo incontro. L’evento si è svolto dedicando attenzione, come solitamente accade, alle vendite della categoria analizzata.
Ma la volontà dei partecipanti era parlare d’altro, le vendite sono importanti ma ciò che vi sta dietro lo è ancor di più. E così, dopo l’intervento di Cristina Lazzaroni, business insight account director di IRI che, con la sua fotografia del mercato ha spiegato che le performance complessive di biscotti e merendine nell’anno terminante a febbraio 2022 hanno superato un fatturato di due miliardi e 770milioni di euro.
In tale contesto i biscotti hanno registrato una flessione del 4,35% a valore e del 4,4% ed allo stesso tempo le merendine hanno, al contrario, registrato performance molto più dinamiche (+6,1% a valore e +4,9 a volume), la medesima ha ammesso: “In definitiva il canale discount ha rafforzato la sua importanza rispetto alla GDO classica con una crescita a doppia cifra nelle merendine e un unico canale in crescita nei biscotti. Le due categorie hanno avuto comportamenti opposti: il mondo dei biscotti, in difficoltà dopo un biennio positivo, presenta tendenze interessanti fra integrali e salutistici mentre quello delle merendine, che sta incontrando le richieste dei consumatori, vede una crescita consistente guidata dai prodotti classici e dalla novità dei pancake”.

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Uno scenario sul quale Cristian Modolo, direttore marketing e comunicazione del Gruppo Vicenzi, ha commentato: “Su questo inizio d’anno pesano sicuramente la diatriba sugli incrementi delle materie prime, i listini e le negoziazioni con la grande distribuzione che hanno influito anche sul calo promozionale. Un contesto diverso e nuovo perché gli aumenti pazzeschi stanno impattando sulla marginalità di tutta la filiera. Anche sugli approvvigionamenti abbiamo messo in atto grandi manovre per coprirci e anche se oggi la situazione non è critica stiamo soffrendo il problema dell’olio di girasole che ci sta costringendo a mettere mano a tutti i packaging. Fortunatamente è arrivata una deroga alla norma sulle etichettature che ci permetterà di non buttar via milioni di imballi per cambiare il lettering e sostituire uno degli ingredienti base dei prodotti da forno.

Sulle difficoltà del momento Gianluca Basilari, category manager del Gruppo Il Gigante ha ammesso: “Quando dopo anni di situazioni abbastanza gestibili arriva uno tsunami che si abbatte sui costi come questo senza risparmiare nessuno, è ovvio che tutte le carte saltano per aria e arrivano molti listini, in più momenti, e con valori estremamente difficili da leggere. Sicuramente le tensioni fra le parti portano a tirare i remi in barca e cercare di capire cosa sta succedendo. La complessità dello scenario è ovviamente su più piani dato che l’aumento dei costi in acquisto è qualcosa che dobbiamo capire e gestire insieme all’industria. La competizione orizzontale fra le insegne è all’apice soprattutto nel momento in cui temiamo di vedere dei volumi calanti e cerchiamo di grattare fino all’ultimo cliente da portare a casa.
Infine il parere di Giovanni Filippini, direttore acquisti di Italy Discount: “Ricordo in passato tensioni importanti ma non di questa intensità, non ho memoria di un momento così grave. Guardando al peso dei discount nell’ultimo biennio abbiamo visto un incremento dei punti vendita di quasi 200 unità all’anno. Quattrocento in più sui 4.800-4.900 precedenti sono molti e probabilmente influiscono anche su dati e volumi del totale della rete italiana. A mio parere ci sono ancora margini di crescita per lo sviluppo dei discount perché stanno attaccando una serie di attività meno moderne e in sofferenza, in particolare di piccola e media dimensione. Le aperture odierne dei maggiori player del discount nel Paese sfiorano i 1.500 metri con banchi assistiti, prodotti premium e assortimento completissimo. Sono molto vicini al supermercato e probabilmente erodono quote ai punti vendita un po’ retrò della distribuzione organizzata. La crisi dell’ipermercato – ha concluso – dura da anni, c’è chi si è riposizionato e chi lo sta facendo. Probabilmente c’è bisogno di un riadeguamento delle dimensioni più che dell’offerta”.

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