Olio extra vergine: i prezzi dell’italiano vicinissimi allo spagnolo, la GDO aggiornerà le strategie?

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Ascoltare i grandi produttori per comprendere qual’è lo stato dell’essere del mercato internazionale e verificare quali sono le prospettive strategiche che la GDO potrebbe intraprendere nelle attività di fidelizzazione del loro cliente.

L’olio extra vergine è una categoria molto delicata ed oggetto di forti tensioni tra industria e distribuzione, soprattutto per la destinazione (finalità strategica) che le si vuole attribuire. In verità tutto si riassume in due tipi di provenienze di olio differenti, quella spagnola e quella italiana. Il primo extra vergine è sempre stato, per motivi di prezzo, oggetto di grandi strategie promozionali che il retailer ha sempre attuato per attrarre verso di se il consumatore: un prodotto di qualità percepita alta ad un prezzo conveniente, con una sensibile battuta di scontrino. Il secondo ha sempre nobilitato la parte alta dello scaffale ma non ha mai prodotto grandi volumi.

Negli ultimi anni gli equilibri sono cambiati, nel 2019/2020 un’annata molto felice in termini di produzione, aveva portato l’olio extra vergine italiano ad occupare molto più spazio negli scaffali e nei volantini, diventando molto più centrale nelle strategie dei retailers. Lo scorso anno non è avvenuta la medesima dinamica, la produzione era calata e, seppur non si sia tornati al passato, l’olio comunitario ha ripreso più vigore nelle vendite, soprattutto promozionali. Tutti questi temi sono stati ampiamente dibattuti nel Cibus Lab dello scorso novembre (clicca qui per rivedere l’evento su LinkedIn)

L’ultima campagna invece, la 2021/22 è stata soddisfacente, non buona come quella di due anni or sono ma decisamente  migliore della precedente, però la vera novità sta, per la prima volta, nelle dinamiche che hanno coinvolto l’olio spagnolo, quello che in Italia ha sempre coperto l’area della convenienza.

“In effetti – spiega a GDONews Nicola Pantaleo, titolare dell’omonima azienda pugliese – quest’anno l’olio comunitario è stato particolarmente influenzato dalla campagna olearia spagnola ma anche, più in generale, dalla produzione mondiale che ha visto una scarsità di offerta da parte di tutti i Paesi del Mediterraneo – a parte in alcuni casi come in Portogallo – e che ha comportato un aumento dei prezzi.”

“La campagna in Italia – ha poi aggiunto Pantaleo – è andata invece bene. Nonostante la notevole siccità, fortunatamente intervallata da piogge che hanno alleviato la situazione, la quantità prodotte sono, in media, intorno alle 270 mila tons. Contestualmente si è registrata una scarsità di attacchi parassitari che ha ridotto la necessità di interventi, a favore della qualità finale.”

“Oggi quindi – conclude Pantaleo – la situazione è ben diversa rispetto all’anno precedente perché si è creato un differenziale minimo tra il prodotto italiano e quello comunitario: si è passati da un delta che si aggirava, e a volte superava, l’euro, ai 30/40 centesimi attuali. Di conseguenza, considerato l’andamento generale dei prezzi,  oggi l’italiano è sicuramente più conveniente rispetto al comunitario.”

La Nicola Pantaleo Spa è una di quelle aziende che sta aumentando la produzione con la propria azienda agricola, un progetto che nel tempo l’ha portata al lancio del IGP Olio di Puglia, già presente in GDO con partners internazionali.

Quanto è diventata importante per voi la produzione del superintensivo?

“Rappresenta circa il 60% della nostra produzione in azienda agricola – chiarisce Nicola Pantaleo – e l’anno prossimo probabilmente raggiungerà l’apice punto di vista quantitativo. Tra l’altro si tratta di una produzione esclusivamente biologica che ci dà un prodotto davvero interessante poiché è un olio che oltre ad essere di grande qualità, vanta acidità molto basse ed è molto flessibile dal punto di vista organolettico. Non avendo un fruttato molto intenso, né caratteristiche di amaro e piccante forti, è ideale da combinare con altri oli della nostra tradizione – mi riferisco a varietà come coratina, ogliarola, frantoio – che presentano picchi di amaro e piccante non adatte per tutti i palati, soprattutto se consideriamo un consumatore globale.”

Amalia Menna Pantaleo è la direttrice commerciale dell’azienda, e relativamente al IGP Puglia spiega dettagli interessanti: ” Si tratta di un prodotto di alta gamma e di grandissima qualità. Merito di un disciplinare, più stringente rispetto alle altre DOP Puglia, che impone una selezione di cultivar, qualità e parametri molto rigida, dalla quale non si può prescindere. Anche in questo caso, ovviamente, gestiamo ogni fase della produzione, fin dalla messa a dimora degli ulivi, in un principio di sostenibilità ambientale che governa il nostro operato quotidiano”.

Dal 1890 la famiglia Pantaleo si impegna a produrre olio di qualità e dal sapore inconfondibile, “La nostra forza – racconta Amalia – è la capacità di garantire direttamente il nostro olio durante tutta la filiera di produzione, dalla piantumazione dell’albero fino all’imbottigliamento del prodotto, a prescindere dalle certificazioni, ma grazie alla nostra presenza costante in ogni fase del processo.”

E, in riferimento all’attualità, la manager sottolinea come la Gdo in questo momento debba considerare l’aumento generalizzato dei costi che l’industria sta affrontando, non solo in termini di imballaggi, ma anche di materie prime, in particolar modo per quello che è il prodotto di mass market, ovvero comunitario. “Quest’anno infatti – spiega – la forbice di prezzo tra olio italiano e comunitario si è molto ristretta: stiamo infatti assistendo ad una stabilità di quello italiano a fronte di un generalizzato aumento del costo della materia prima comunitaria, in particolar modo spagnola.”

 

 

 

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