Non rincorrere a tutti i costi l’ecommerce ma puntare anche sulla capacità di creare un’esperienza per il cliente all’interno del punto vendita. Questo il parere di Giangiacomo Ibba, Presidente di Leader Price Italia e Presidente di Abbi Group, intervenuto alla ventesima edizione di Cibus alla fiera di Parma. “L’impressione è positiva – afferma – anche se negli ultimi anni avevo partecipato meno a fiere ed eventi, questa volta mi sono sentito di venire anche per dare un segnale positivo di ripartenza.
Durante la pandemia abbiamo scoperto che si può fare molto in videoconferenza ma in un mondo come il nostro non può essere fatto tutto così”. Mesi quelli dell’emergenza sanitaria che hanno fatto volare il canale online: “L’innovazione tecnologica nel nostro mondo non è solo E-commerce – osserva in proposito – dovremo usare sempre di più le banche dati e sistemi informativi perché a mio parere lì troveremo il vero sviluppo. Il canale online sarà molto importante ed interconnesso con le nostre realtà, noi siamo partiti tanto tempo fa con un progetto simile, ma non credo che noi distributori fisici dobbiamo rincorrerlo a tutti i costi. La vera salvezza sarà la capacità di creare un’esperienza all’interno del punto vendita, per quanto l’E-commerce consentirà di cogliere anche altre possibilità come la spesa programmata, che per noi non è il primo driver”.
Quanto agli scenari per i prossimi mesi e al previsto aumento dei prezzi Ibba osserva: “Sarà dura perché se è vero che ci saranno crescite, non mancherà anche una contrazione del potere di acquisto, dovremo approcciare il cliente cercando di calmierare l’aumento dei prezzi o lavorare sul contenuto e il prodotto per renderli sempre più accessibile. Magari riducendo gli sprechi e riportando i consumi alle reali esigenze delle famiglie dato che oggi forse le dimensioni dei prodotti vanno riviste sui reali bisogni del cliente, riducendo quindi anche il prezzo”. Un quadro che potrebbe comportare potenziali rischi per i discount: “Non dovranno fare compromessi per ottenere il prezzo distruggendo la qualità del prodotto. Il cliente ha necessità di convenienza ma questo non deve svilirlo né deve essere un danno per la qualità o le filiere produttive”.
Sulle prospettive future per la pressione promozionale Ibba invece sottolinea: “Sta cambiando molto e credo che spesso negli ultimi vent’anni siamo stati drogati dalla leva del prezzo che oggi sul cibo non è più determinante. La consapevolezza sul mangiare sano e su uno stile di vista salutare è cresciuta indubbiamente e non si concilia più con la promozione come abbattimento dei prezzi. Come Crai, ad esempio, abbiamo fatto un importante progetto e ci siamo resi conto che quello che pensavamo fosse price sensitive in realtà non lo era per i clienti. In azienda ho spinto molto per ridurre la pressione promozionale sulla private label e questo negli ultimi anni ci ha premiato facendoci prendere quota. Il Covid – ha concluso – ci ha aiutato a far individuare al cliente il negozio in cui andare a fare la spesa, l’indice di fedeltà è aumentato su tutte le reti distributive e questo ci permette di uscire dalla prigione del prezzo a tutti i costi”.





